Per colpire il programma nucleare iraniano, il Congresso americano ha raggiunto un accordo per l’approvazione di un progetto di legge per imporre sanzioni contro la Banca centrale iraniana. Il testo, che dovrà essere approvato in settimana dalle due camere, punta a tagliare fuori la banca centrale iraniana dal mercato finanziario mondiale, impedendole così di vendere e comperare petrolio, la materia prima da cui i vertici della Repubblica Islamica traggono la maggior parte dei proventi necessari.
Proprio per colpire la principale fonte di introiti di ayatollah e pasdaran, in un’intervista al quotidiano israeliano Yediot Ahronot il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi non ha escluso “la prospettiva di un allargamento delle sanzioni internazionali imposte all’Iran al commercio del petrolio“. A conti fatti, per il nostro Paese sarebbe però complicato rinunciare al greggio iraniano, la cui qualità è particolarmente alta (e gradita alle raffinerie italiane ed europee) in confronto ad altre fonti di approvvigionamento, Libia inclusa. In termini tecnici, il greggio iraniano è infatti high sour, mentre quello libico (e del resto del Nord Africa) è light sweet.
L’embargo sul petrolio iraniano potrebbe comunque essere deciso a livello europeo, sulla scia dell’assalto all’ambasciata britannica a Teheran che ha obbligato gli inglesi ad abbracciare quella che inizialmente era una posizione forte dei francesi. E proprio sull’unanimità del consenso europeo si sarebbe espresso a Doha il commissario europeo per l’Energia Guenther Oettinger. A essere in difficoltà saranno soprattutto Italia, Spagna e Grecia, ovvero i maggiori importatori (nella UE) di greggio iraniano. E tra questi ad avere maggiori perplessità sarebbe, in primis, la Grecia, facilitata da Teheran nel pagamento ritardato, un fattore da non sottovalutare tenuto conto della crisi in corso.
I tempi? Forse a fine gennaio, per dare tempo ai diversi Paesi di trovare altre soluzioni, attutendo le conseguenze sul mercato mondiale. Usufruendo anche del calo negli acquisti tipico della primavera, quando le raffinerie sono soggette alla manutenzione annuale.
I rischi di un embargo petrolifero all’Iran non sono però indifferenti: anche se l’Arabia Saudita aprirà i rubinetti al massimo per compensare l’assenza di oro nero iraniano, i prezzi del greggio (e dei suoi derivati) saliranno alle stelle. E non è detto che, di fronte alla minaccia dell’embargo, i vertici di Teheran non decidano di fare la prima mossa: sospendendo la vendita di greggio. Comunque vada, sarà un gioco al massacro. In cui Cina e India avranno un ruolo non irrilevante. E la paura dei mercati si farà sentire.
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Martedì 13 Dicembre 2011


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Il 28 Dicembre 2011 alle 12:07 Teheran minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz – L’ANALISI | Vivi Fiano Romano ha scritto:
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Il 28 Dicembre 2011 alle 12:15 Teheran minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz – L’ANALISI | Vivi Capena ha scritto:
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