Sono brutti momenti per lo zar Vladimir Putin. Con il vento in poppa solo fino a qualche mese fa, oggi il premier russo teme di poter perdere la poltrona del Cremlino a marzo del 2012. Complici le manifestazioni contro di lui degli ultimi giorni, ma anche la discesa in campo di due pezzi da novanta dell’agone politico-finanziario russo.
Alexej Kudrin, potente ex ministro delle Finanze, e Mikhail Prokhorov, brillante e giovane tycoon che ricorda molto Khodorkovskj. Sono queste due le spine nel fianco che turbano i sogni di Vladimir Putin. Più che la piazza fanno gli oppositori politici, soprattutto quando possono contare su un forte consenso nei salotti buoni di Mosca e, cosa non meno importante, di cospicui fondi per intraprendere la campagna elettorale.
L’ultima mazzata sul capo di Putin arriva da Mikhail Prokhorov. Classe 1965, Prokhorov è il terzo uomo più ricco di Russia. Il suo profilo non è distante da quello di tutti gli altri miliardari post-sovietici. Sul suo sito si legge che è un moscovita doc e che la sua famiglia sin da ragazzo gli ha “instillato l’etica del lavoro”, oltre a una grande passione per la conoscenza. Entrambe le cose sembrano averlo aiutato molto nello scalare la piramide del potere russo, fino a raggiungere entrate per 18 miliardi di dollari l’anno. Chapeau!
Le attività di Mikhail Prokhorov spaziano, ça va sans dire, dal settore finanziario e bancario a quello dell’energia. Oro e gas, insomma, con un vezzo filantropico (da qui l’associazione con Khodorkovskj) e sportivo. Sì, perché Prokhorov è molto noto soprattutto oltre Oceano per aver acquistato la squadra dei New Jersey Net, con l’intenzione di riportarla nell’Olimpo della NBA americana. Anche per questo, a New York lo venerano praticamente come una divinità venuta dal freddo.
A settembre di quest’anno è stato estromesso dalla guida del partito che aveva fondato, Giusta Causa, ma ha subito annunciato di non volersi ritirare dall’agone politico e adesso arriva conferma della sua testarda caparbietà: Prokhorov lancia un guanto di sfida a Vladimir Putin e si candida ufficialmente alle presidenziali del prossimo anno, promettendo di creare problemi allo zar Vladimir, a dir poco traballante in questo momento.
Insomma, Putin è stretto in quella che sembrerebbe una morsa infernale per lui. Da una parte l’ex ministro delle Finanze, Alexej Kudrin, che ha già annunciato la fondazione di un nuovo partito conservatore che farà da contraltare a Russia Unita, e dall’altra Prokhorov, l’oligarca indipendente. Ora, la corsa per il Cremlino si complica e diventa sicuramente più appassionante.

(Credits: AP Photo/CTK, Stanislav Zbynek)
E Dmitri Medvedev? Inizialmente si credeva che potesse essere lui il secondo zar di Russia, ma il delfino putiniano si è fatto due conti in tasca e, dopo aver realizzato che andando al muro contro muro sarebbe stato polverizzato da Putin, ha preferito fare un passo indietro e accettare di buon grado il “tandem” di governo. Insomma, nel 2012, se tutto va come previsto, Medvedev dovrebbe diventare premier e Putin presidente. Per questo, Dmitri ha difeso a spada tratta Vladimir durante le ultime manifestazioni di protesta contro di lui, pur annunciando l’apertura di un’inchiesta sui brogli elettorali, che vengono contestati al partito dei due, Russia Unita.
Ma su Facebook in migliaia non hanno gradito il sostegno di Medvedev a Putin e lo hanno bersagliato di critiche. E’ la democrazia, baby! Direbbe qualcuno. E se in molti si chiedono se la cosiddetta “primavera russa” costituisca un’alternativa realmente migliore al governo di Vladimir Putin, visto che parlare di alternativa sana quando si vedono sfilare i nazionalisti di Zhirinovsky e i comunisti di Zyuganov è quanto meno azzardato, la prospettiva con cui guardare alla Russia adesso dovrebbe andare su un altro livello.
Se ci si sposta dalle strade all’interno dei palazzi del potere, ci si rende conto che gli equilibri sono effettivamente cambiati. E sono cambiati nei salotti buoni. La vera opposizione a Putin non viene dai residui della Russia che fu, da quei comunisti che pure hanno preso oltre il 20% dei consensi alla Duma, ma viene piuttosto dalla classe dirigente che lui stesso ha allevato e alla quale ha consegnato le chiavi del Paese dal punto di vista politico e finanziario. E in questa classe, continua a svettare la figura di Medvedev.
Nonostante il passo indietro, l’attuale capo del Cremlino costituisce la stella polare delle figure più operative in Russia. Medvedev è molto sostenuto all’interno di varie fondazioni e può contare su suoi uomini che, non saranno oligarchi, ma sono pur sempre a capo di Consigli di Amministrazione che contano, oppure detengono la presidenza di banche e istituti finanziari e di credito. Questa “rete” protegge Medevdev, che per ora preferisce stare nell’ombra al fianco dello zar, ma al momento migliore potrebbe sferrare la coltellata fatale al suo Cesare.
Fantapolitica? A giudicare dalle ultime cronache no. Qualcosa si muove in Russia e qualcosa è già cambiato. I fischi a Vladimir Putin alla vigilia delle elezioni alla Duma erano solo un preludio. Un antipasto amaro per il premier, che adesso dovrà inventarsi qualcosa o, perché no, re-inventare se stesso, se davvero vuole diventare presidente il 4 marzo del 2012. Intanto, comincerà da giovedì, quando è prevista una diretta televisiva per rispondere alle domande dei cittadini. La trasmissione è un appuntamento annuale, ma quest’anno cade in un periodo caldo per Putin, che dovrà cominciare a riconquistare la benevolenza dell’elettorato russo. Staremo a vedere se ci riuscirà e, soprattutto, se lo farà con mezzi democratici.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Martedì 13 Dicembre 2011



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