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Washington lascia un Iraq debole in un Medio Oriente pronto a esplodere - L’ANALISI

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  • Tags: Barack Obama, contractors, guerre di pace, Iran, iraq, Nato, Nouri-Al-Maliki, truppe amerucane
  • 5 commenti
Unità antiterrorismo dell'esercito iracheno in azione (Credits: US Forces Iraq)

Unità antiterrorismo dell'esercito iracheno in azione (Credits: US Forces Iraq)

Gianandrea Gaiani“Siamo qui per segnare la fine della guerra e cominciare una nuova era di relazioni tra le nostre nazioni”. Così il presidente Barack Obama in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki alla Casa Bianca ha sancito la fine della presenza militare statunitense in Iraq e l’avvio di stretti rapporti bilaterali in diversi settori, inclusa la Difesa. “L’Iraq è una nazione sovrana, autonoma e democratica. Quando mi sono insediato, 150.000 soldati americani erano di stanza in Iraq. Ora ne sono rimaste solo alcune migliaia. È la stagione dei ritorni a casa. Ora vogliamo una relazione a tutto tondo con l’Iraq”, ha detto Obama sottolineando come entro la fine del mese faranno ritorno negli Stati Uniti anche gli ultimi 8 mila soldati americani.

Obama ha certo mantenuto l’impegno assunto con gli elettori statunitensi di porre fine a un conflitto costato oltre 1.000 miliardi di dollari e 4.474 caduti statunitensi (più i circa 300 alleati, 33 dei quali italiani), e lo sottolinea oggi alla vigilia di una nuova campagna elettorale presidenziale, ma gli statunitensi lasciano un Iraq debole sul piano militare in una fase che vede il Medio Oriente pronto a esplodere, sconvolto da rivolte e minacciato dalla crisi per il nucleare iraniano. Anche se Obama ha evidenziato come “la presenza americana nel Medio Oriente non verrà meno” riferendosi alle ingenti forze schierate nel Golfo Persico, Maliki ha rimarcato il fatto che l’Iraq sta facendo affidamento sulle proprie forze di sicurezza evidenziando come il Paese continui ad avere bisogno dell’aiuto americano, in particolare per quanto riguarda l’intelligence e la lotta al terrorismo: “la nostra relazione con gli Stati Uniti non terminerà quando l’ultimo soldato americano lascerà l’Iraq”.

A preoccupare in realtà non sono le capacità di Baghdad di far fronte all’instabilità interna (il suo esercito è stato ricostituito e addestrato per fronteggiare terroristi be miliziani) ma quelle di proteggere il territorio nazionale da intrusioni e minacce esterne. Le forze aeree iracheno non dispongono di jet da combattimento e forse solo tra due anni saranno operativi i primi F-16 acquistati in 18 esemplari negli Stati Uniti. La marina schiera poche motovedette e pattugliatori, nulla in grado di difendere i pozzi petroliferi off-shore da attacchi mentre l’esercito ha pochi mezzi pesanti e artiglierie e per lo più non è addestrato a combattere battaglie campali in un conflitto convenzionale.

Washington manterrà in Iraq qualche migliaio di contractors civili per proteggere ambasciata, consolati e interessi nazionali ma le ultime speranze di mantenere truppe statunitensi e alleate in Iraq per addestrare le forze locali sono tramontate quando è fallito il negoziato intorno all’immunità giudiziaria. Garanzia che il parlamento di Baghdad non ha voluto approvare ma considerata essenziale dagli Stati Uniti e dalla Nato che infatti chiuderà a fine anno la missione di formazione in Iraq (Nato Training Mission) nella quale militari e carabinieri italiani hanno avuto un ruolo di rilievo.

Lo ha annunciato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, in un comunicato. “Un accordo sul prolungamento di questo programma di successo non si è dimostrato possibile, nonostante i negoziati condotti per diverse settimane”, si legge nella nota. Dal suo lancio nel 2004, la missione della Nato ha permesso la formazione di oltre cinquemila soldati iracheni e diecimila agenti, fornendo oltre 115 milioni di euro di equipaggiamenti militari. Anche la Nato si dice pronta a “rafforzare ulteriormente il suo partenariato e le sue relazioni politiche con l’Iraq” ma l’impressione è che il Paese venga abbandonato a sé stesso e alla pressioni dei suoi potenti vicini. “L’Iraq non è completamente pronto per difendere la propria sovranità e non sappiamo davvero cosa potrà succedere” ha detto pochi giorni or sono il generale Frank Helmick, vice comandante delle forze militari americane in Iraq.

—

Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane

  • gianandrea gaiani
  • Martedì 13 Dicembre 2011

Vedi anche:

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Commenti

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Il 13 Dicembre 2011 alle 19:19 indigesto ha scritto:

Tutto questo per portare la democrazia in quel paese? E’ poco credibile. E non sarà che certa democrazia è la miglior soluzione per assoggettare economicamente e militarmente le nazioni, se non addirittura gli interi continenti? Forse l’Europa dovrebbe saperne qualcosa.

Il 13 Dicembre 2011 alle 22:37 jimmie01 ha scritto:

Sotto la photo si legge: ” Unita’ antiterrorismo dell’ esercito iracheno in azione “.

1 - Non si tratta di azione; al massima si tratta di addestramento senza ” live ammunitions “: il primo soldato non ha nemmeno il caricatore inserito.

2 - Ho seri dubbi che si tratti di soldati iracheni: avete notato il tipo di armi che stanno usando?

Non e’ la prima volta che scrivete favolette circa le photos che pubblicate, come quella volta in cui scriveste a margine che trattavasi di soldati afghani, quando in realta’ si trattava dei Marines ” airborne ” ( para’ ). Gaiani ma che collaboratori ti scegli?

Il 14 Dicembre 2011 alle 17:46 gianandrea gaiani ha scritto:

Caro Jimmie 01, l’errore nella didascalia l’ho fatto io non un collaboratore. La foto è del Comando Usa in Iraq (Us forces Iraq) e raffigura truppe irachene che in molte unità impiegano armi ed equipaggiamenti statunitensi.Del resto anche in Afghanistan sempre più reparti dell’ANA hanno dismesso le armi e le dotazioni di origine russa per adottare quelle Made in USA. Circa l’azione hai ragione, si tratta di certo di un’esercitazione.

Il 14 Dicembre 2011 alle 17:55 anna.one ha scritto:

@…ha detto Obama sottolineando come entro la fine del mese faranno ritorno negli Stati Uniti anche gli ultimi 8 mila soldati americani.

Oppure andranno/sono in Giordania….

Il 15 Dicembre 2011 alle 4:00 USA-Iraq: Washington si ritira, Teheran avanza ha scritto:

[...] l’Iraq”. Con queste incisive parole – pronunciate sempre durante la  breve conferenza stampa – Obama ha sgombrato il campo da ogni possibile dubbio (se mai ce ne fosse stato il bisogno): [...]

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