
(Credits: AP Photo/CHINA OUT)
L’escalation cinese nei mari dell’Asia continua. Solo una settimana fa il Presidente Hu Jintao ha invitato la Marina Militare cinese a “tenersi pronta per combattere“, chiarendo alla Commissione militare centrale che presiede dal 2004 che l’Esercito Popolare di Liberazione deve concentrare tutti i suoi sforzi nella difesa nazionale e nel rafforzamento della potenza militare del paese. Nelle ultime 48 ore l’allarmismo nei confronti di una potenza che inizia ad essere percepita come un po’ troppo arrogante e prepotente si sono estesi anche verso Nord e verso Ovest.
Nel Mar Giallo un agente della guardia costiera sudcoreana di quarantun’anni è morto e un altro è rimasto ferito a seguito di un accoltellamento da parte del capitano di una nave cinese fermata perché sospettata di aver pescato in acque sudcoreane nelle quali non avrebbe potuto addentrarsi. Nell’Oceano Indiano, invece, è stata New Delhi a lanciare l’allarme per una Repubblica Popolare “evidentemente determinata ad accerchiarla“, ha concluso un editoriale intitolato “India, stai attenta! La Cina sta per aprire la sua prima base militare nel nostro Oceano!” Ed è nel nuovo avamposto delle Seychelles che Pechino intende trasferire la sua portaerei appena avrà completato gli ultimi test. “Per affermarsi come potenza dominante anche nel nostro cortile di casa”, avrebbe aggiunto volentieri il giornalista indiano che ha firmato l’editoriale. Un vantaggio regionale che si aggiunge, è bene ricordarlo, alla licenza di 15 anni ottenuta in agosto per esplorare in piena autonomia una fetta di 10.000 chilometri quadrati dell’Oceano in questione alla ricerca di giacimenti polimetallici.
Seriamente preoccupato per le ultime mosse cinesi, anche Tokyo si è ritrovata a dover reagire. Per bocca del leader dell’opposizione Nobuteru Ishihara, che ha buone possibilità di essere presto nominato premier del Giappone, ha voluto ricordare che il paese è determinato a costruire in tempi brevi una base militare sulle isole Senkaku -quelle che i cinesi chiamano Diaoyu, la cui sovranità è contesa da decenni, per “assicurarsi in maniera definitiva il controllo di questa porzione di territorio nipponico”.
La risposta cinese a questa presa di posizione verbale non si è fatta aspettare. La Marina Militare è stata infatti autorizzata a spostare nel Mare della Cina Orientale la più grande nave di pattuglia di cui dispone, per “salvaguardare i diritti territoriali della Repubblica popolare nell’area”. Una zona che, non va dimenticato, è ricchissima di giacimenti di gas e petrolio. La notizia della Haijian 50 in viaggio verso le Diaoyu è stata ripresa con toni allarmistici e preoccupati da tutti i quotidiani asiatici, anche perché i media cinesi hanno accuratamente evitato di nascondere il fatto che questo colosso di 3.000 tonnellate è stato equipaggiato con le più moderne tecnologie militari di cui Pechino attualmente dispone ed è attrezzato per ospitare elicotteri Z9A. Nel Mare della Cina Orientale la Haijian 50 andrà ad affiancare la Haijian 66, già operativa da marzo. “E mote altre navi saranno presto pronte a partire nel caso in cui i diritti territoriali cinesi nella regione saranno messi seriamente in discussione”.
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Claudia Astarita insegna “The Politics of China” a John Cabot University (Roma) e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Mercoledì 14 Dicembre 2011


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Commenti
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Il 15 Dicembre 2011 alle 15:51 La Cina contro tutti nella battaglia navale (per ora virtuale) nel Pacifico e nell’Oceano Indiano – L’ANALISI | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] della tensione militare tra la Cina e i suoi vicini si è progressivamente intensificata a partire dall’anno scorso a causa di diversi fattori [...]
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