
(Credits: Ap Photo)
Seconda giornata di voto in Egitto. Dopo Il Cairo, Alessandria e Luxor, oggi sono chiamati al voto 18 milioni di cittadini tra Suez, Assuan e Gizah. Ci si aspetta una nuova vittoria per la coalizione dei partiti islamici, capeggiati dalla formazione politica dei Fratelli Musulmani.
Anche per questo secondo turno l’affluenza alle urne egiziane è sostenuta, tanto che l’orario di chiusura dei seggi verrà procrastinato di due ore, dalle 18 alle 20 di stasera. Il complicato processo elettorale che porterà all’elezione dei membri della Camera bassa e poi a quelli del Senato entro il mese di marzo, si concluderà con la nomina di una Commissione incaricata di scrivere la nuova Costituzione del Paese delle Piramidi. Un compito cruciale e delicato, perché di fatto ridisegnerà il nuovo volto dell’Egitto.
In questa seconda tornata elettorale verranno praticamente scelti 156 deputati, la maggior parte dei quali in base a scrutinio proporzionale, e i rimanenti a scrutinio uninominale. Ecco perché il 21 e il 22 dicembre si terranno i ballottaggi. Ma, al di là dei bizantismi del meccanismo elettorale, quello che ci si aspetta è la conferma della vittoria degli islamici. Alle prime elezioni, quelle nelle circoscrizioni principali, il partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, alla guida della coalizione delle formazioni islamiche, aveva raccolto il 65% delle preferenze.
E fin qui, era tutto previsto. Ma la vera sorpresa è stato il 24% alla formazione dei salafiti, i cosiddetti puristi dell’islam. Per conquistare un simile risultato, i salafiti non hanno risparmiato attacchi feroci agli stessi Fratelli Islamici, accusati di essere troppo “morbidi” nei confronti delle usanze secolariste. Tra le due compagini islamiche in alcuni villaggi c’è stato uno scontro porta a porta e voto a voto, come ha puntualmente raccontato The Economist.
Il che significa che gli islamici probabilmente centreranno l’obiettivo dei due terzi dei membri del Parlamento, ma saranno anche fortemente spaccati al loro interno, tra visioni più o meno tradizionaliste. Su tutti, poi, incombe l’ombra dei militari, che sin da subito si sono autoproclamati paladini della laicità dello Stato, nonostante le voci da Piazza Tahrir gli chiedano di “arretrare” e lasciare il potere. Richiesta difficile da soddisfare per uno degli eserciti più numerosi del mondo.
—
Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Giovedì 15 Dicembre 2011


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 15 Dicembre 2011 alle 23:26 autores. ha scritto:
mentre l’Egitto attende L’Islamismo di India,Pakistan pretende e forse sara’ anche donato e richiesto dai U.s.a. e dal antiterrorismo stesso come strage Islamista contro immuni civili Americani.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.