di Fausto Biloslavo
La Siria sta scivolando nella guerra civile, sempre più sanguinosa, con gruppi armati che seguendo il copione della rivolta in Libia puntano ad abbattere il regime di Bashar al Assad. Ufficiali e soldati disertori si sono riuniti nel Libero esercito siriano fondato il 29 luglio, con un video su YouTube, dal colonnello dell’aviazione originario di Aleppo, Riad al-Asad.
Il colonnello ha trovato rifugio nel campo profughi turco di Apaydin con il suo vice, Malik Kurdi, e il parigrado Ahmed Hijazi sarebbe il capo di stato maggiore. Giurano di poter contare su 10-15 mila disertori, ma i numeri reali sono ben più bassi. In Siria opererebbero 19 “battaglioni”, ma in realtà si tratta di gruppi che al massimo arrivano a 100 o 200 uomini in armi.
L’esercito ribelle è attivo nella zona centrale di Homs e Hama, culla della protesta, ma pure ad Aleppo nel nord, Latakia, sulla costa, Deir a-Zor e Abu Kamal nella Siria orientale. Il 17 novembre i disertori hanno rivendicato l’attacco a una centrale di intelligence dell’aviazione alla periferia di Damasco.
A Homs, i giornalisti che hanno raggiunto clandestinamente la terza città del Paese sono riusciti a filmare e a intervistare giovani disertori che in parte controllano la zona di Bab Amr. Filmati rilanciati da YouTube mostrano imboscate e trappole esplosive contro i blindati governativi. L’impressione è che i disertori abbiano a disposizione armi leggere, razzi anticarro e poco altro.
Il governo di Damasco li bolla come terroristi o banditi e punta il dito contro i Fratelli Musulmani che fomentano la rivolta armata. L’ambasciata siriana a Roma ha consegnato a Panorama.it alcuni video degli scontri ad Hama (I video) dove si vedono chiaramente miliziani islamici che sparano durante gli scontri. L’Onu ha denunciato che fino a oggi sono 5 mila le vittime della crisi in Siria. Il presidente Assad replica che sono stati uccisi oltre mille poliziotti e soldati (II video).
Oltre alla Turchia, il Libero esercito siriano ha retrovie semi-clandestine nel nord del Libano, da dove arrivano armi e rifornimenti di contrabbando e in Giordania. Non a caso Daraa, a un passo dal confine giordano, è un’altra città della protesta. Il ministro degli esteri di Amman, Nasser Jawd, ha ammesso che “decine, forse centinaia, di soldati (siriani disertori) sono entrati nel Paese ufficialmente come civili“.
Nelle ultime ore, si attende un attacco governativo a Homs, dopo l’ultimatum ai gruppi armati di arrendersi. L’obiettivo dei disertori è una no-fly zone, garantita dalla comunità internazionale che permetta di creare una zona cuscinetto fra Siria e Turchia, dove l’ “esercito” possa organizzarsi. I militari ribelli vogliono anche il blocco navale della Siria e armi sofisticate, ma al momento sembrano che siano arrivati solo apparecchiature di telecomunicazioni.
Probabilmente Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Israele stanno già operando sotto banco. Per non parlare dei “cugini” della primavera libica, che hanno offerto armi e addestramento ai ribelli siriani.
- Giovedì 15 Dicembre 2011



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Commenti
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Il 15 Dicembre 2011 alle 23:11 autores. ha scritto:
Io penso che il CNT Libico fa’ un grave sbaglio a fortificare in primo modo nella Siria Liberale,insorti e ribelli perche’ crea solo che un nuovo vietnam mentre lo Yemen dona la possibilita’ di forte potenza alla Siria Liberale se gli Emirati Arabi Uniti cadranno o decidesse di appoggiare concretamente lo Yemen liberale per causa e colpa della legge Saudita.di questo modo l’Iran di sicuro appoggerebbe lo Yemen perche’ gli Emirati Arabi Uniti contro l’Arabia Saudita.e’ anche per questo che a me sembra molto piu’ ragionevole fortificare ed aiutare i liberali dello Yemen a differenza dalla Siria che potrebbe effettivamente vincere una guerra perche’ potenziata da piu’ Stati Uniti Liberali.
Il 16 Dicembre 2011 alle 18:23 Gli islamici armati di Biloslavo ha scritto:
[...] invitiamo a visionare i filmati a questo indirizzo Internet. Chi ha dimestichezza con la Siria e con le tecniche del regime e dei suoi servizi di sicurezza, [...]
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