
Il leader nord-coreano Kim Jong-Il con il figlio Kim Jong-Un, in una foto del 2010 (Ansa/Epa/Miguel Toran)
Quando morì Kim Il Sung, padre fondatore della Corea del Nord, nel luglio del 1994, il figlio Kim Jong-Il lo sostituì dopo aver fatto ben tredici anni di gavetta, visto che il “presidente perpetuo” aveva reso noto nel 1981 il suo nome come legittimo successore. Il problema di oggi, invece, è che Kim Jong-Un è uno sconosciuto per tutti. Pur essendo stato confermato quattordici mesi fa, in qualità di terzogenito del dittatore, come futuro leader della Corea del Nord, non ha quasi mai partecipato insieme al padre ad eventi ufficiali.
Tanti sono convinti che Kim Il Sung abbia gestito molto meglio la successione. Tenendo Kim Jong-Il isolato dalla vita pubblica per tre anni, dal 1981 al 1983, per formarlo e per prepararlo a prendere il suo posto, il più tardi possibile. Tuttavia, va ricordato che quando Kim Jong-Il ha assunto la guida del regno del terrore aveva 53 anni. Il che significa che quando il padre lo ha identificato come suo legittimo erede ne aveva già 40. Kim Jong-Un, invece, di anni ne ha, oggi, solo 27.
Del dittatore giovane sappiamo soltanto che ha studiato in Svizzera, che parla inglese e tedesco, e che ha fatto qualche anno di addestramento nell’esercito nazionale. E’ molto probabile che Kim Jong-Il non abbia voluto coinvolgerlo troppo nella vita politica del paese proprio perché lo ha sempre considerato troppo giovane. E che, complice uno stato di salute piuttosto precario, abbia preferito concentrare le sue poche forze nella creazione di una sorta di triumvirato composto dal terzogenito, dalla sorella e dal marito, per permettere a Kim Jong-Un di avere al suo fianco consiglieri più esperti capaci di aiutarlo a guidare il paese.
Nelle prossime settimane, se da un lato il Paese osserverà con religioso rispetto le dodici giornate ufficiali di lutto nazionale cui ne seguiranno di certo molte altre, a Pyongyang si inizierà a parlare della nuova linea politica che dovrà tenere il regime. Gli scenari più probabili sono due. Se Kim Jong-Un sarà lasciato libero di agire seguendo le sue idee e il suo istinto, è probabile che la formazione leggermente più aperta che il padre gli ha offerto potrebbe portarlo a inaugurare una linea più morbida, a livello sia di politica interna che di politica estera. Se il potere cadrà invece nelle mani della zia e del marito, il regime potrebbe, se possibile, diventare ancora più pericoloso e autoritario.
Quel che è certo è che anche i suoi “consiglieri” sanno che aggressività e caos potrebbero far precipitare la Corea in una delle peggiori crisi umanitarie che abbia mai vissuto. Ecco perché, temporaneamente, a prevalere sarà la linea dello status quo: consolidamento dei rapporti con la Cina, unico vero alleato nella regione -lo dimostra anche il fatto che i leader della Repubblica popolare siano gli unici che Kim Jong-Un è stato autorizzato a incontrare, e ripresa dei dialoghi al tavolo dei Six Party Talks, pur senza fare concessioni sul nucleare. Nel lungo periodo, invece, sarà la personalità del giovanissimo dittatore a fare la differenza. Se si farà comandare dagli zii, potrebbe essere addirittura costretto aportare avanti qualche iniziativa suicida solo per dimostrare al paese di essere un leader forte, come teme la maggior parte delle nazioni asiatiche. Se invece deciderà di farsi ricordare come leader del rinnovamento, come il politico che ha cambiato per sempre il destino della Corea del Nord, tutto il mondo sarà pronto a dargli una mano. E anche i coreani continueranno a venerarlo fino alla fine dei suoi giorni. Forse, per la prima volta, senza sentirsi costretti a farlo.
—
Claudia Astarita insegna “The Politics of China” alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama
- Lunedì 19 Dicembre 2011


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Commenti
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Il 19 Dicembre 2011 alle 22:03 indigesto ha scritto:
Dunque un familismo spinto fino al governo del paese; in pratica una dinastia, gentile Professoressa. Cosa che va ben oltre il familismo dei nostri politici; cosa di cui non dovremmo poi aver tanto di che lamentarci.
Quanto alla nuova linea politica, in un momento in cui la Cina mostra i muscoli sui mari e si produce in bellicose dichiarazioni non vedo come il nuovo sovrano sudcoreano possa discostarsene. In pratica la politica di Hanoi ha sempre avuto come ispiratrice quella della RPC, anche quando condotta in chiave sorniona, no? Saluti.
Il 20 Dicembre 2011 alle 18:53 anna.one ha scritto:
Il nuovo “sovrano” della Korea del nord dovrà fare i conti con la zietta e lo zietto e sopratutto con qualche generale con 29 anni sotto la cintura che non gli garberà di ricevere ordini da un 27enne con nessuna esperienza.
Che c’entra Hanoi?
l’Occidente spera in una riunificazione delle due koree, forse anche China pensa sia una buona idea, dopotutto hanno bisogno di gente libera che acquisti i loro prodotti. Per il momento nessuno puo’ prevedere che cosa succederà in quel miserabile paese.
Buon Natale indigesto!!!
Il 20 Dicembre 2011 alle 19:07 prete_bello ha scritto:
Segnalo quest’analisi, di un italiano che vive a Singapore e conosce bene la Corea.
http://www.anordestdiche.com/s.....singapore/
Il 20 Dicembre 2011 alle 20:41 anna.one ha scritto:
Per quelli che si lamentano continuamente del nostro sistema, libero e democratico, colgo l’occasione per far capire come il totalitarismo distrugge ogni capacità di intimità umana e sostituisce le emozioni normali con manipolata-mania. La grande intuizione di Orwell, come scrive J.B. Pollak.
Ecco la prova agghiacciante:
http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded
Sembrano sinceri, ma possono anche pensare che “se non piango, posso morire” e non solo di fame.
Il 20 Dicembre 2011 alle 23:42 anna.one ha scritto:
Un video da Taiwan..
http://www.youtube.com/watch?v.....qQhV6L7kXw
:)
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