
Il leader nord-coreano Kim Jong-Il in una foto d'archivio (Ansa)
Il presidente della Corea del Nord, il “caro leader” Kim Jong-Il, è morto sabato all’età di 69 anni (70 per l’anagrafe sovietica). Ne ha dato notizia l’agenzia di stampa ufficiale Kcna, secondo cui Kim “è stato sopraffatto da una grande stanchezza mentale e fisica”, “è stato colpito da un grave infarto miocardico unito a un ictus” alle 8,30 del mattino di sabato ora locale, quando in Italia era passata da mezz’ora la mezzanotte del venerdì.
Se ne va una delle più elusive personalità della scena internazionale che ha governato per diciassette anni il Paese più isolato al mondo.
Un’autopsia eseguita ieri ha confermato le cause del decesso, avvenuto mentre Kim si trovava in treno per una delle sue misteriose visite in giro per lo Stato asiatico. Il despota nord-coreano era stato colto già nell’agosto 2008 da un attacco cardiaco, che lo aveva lasciato con serie difficoltà di movimento nel braccio e nella gamba sinistri. Nonostante le indiscrezioni sulle sue precarie condizioni di salute, sembra si fosse ripreso e stava lavorando alacremente per organizzare quella che a Pyongyang veniva già considerata la visita del secolo, quella del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.
Gli succederà il figlio prediletto, il terzogenito Kim Jong-un, dall’anno scorso promosso generale e asceso ai vertici del Partito Comunista, pur di fatto non essendo praticamente mai comparso nella vita pubblica. Di lui si sa poco o nulla: circolano pochissime foto, tutte diffuse dai mass media di Stato. Ha studiato in Svizzera, adora la pallacanestro. E assomiglia “in tutto” al padre.
Sarà lui a presiedere la commissione incaricata di allestire i solenni funerali di Stato, che si terranno il 28 dicembre prossimo a Pyongyang e ai quali, ha puntualizzato la stessa Kcna, non sarà invitata alcuna delegazione straniera, in armonia con le rigidissime consuetudini del regime. Il lutto nazionale è stato proclamato retroattivamente dal 17 dicembre al 29 del mese.

Il leader nord-coreano Kim Jong-Il con il figlio Kim Jong-Un, in una foto del 2010 (Ansa/Epa/Miguel Toran)
LE REAZIONI. A seguito dell’annuncio della morte del “caro leader” Kim Jong-li, la Corea del Sud ha deciso lo stato di massima allerta delle forze armate. Lo rende noto l’agenzia Yonhap, secondo cui la Blue House, la presidenza sudcoreana, ha convocato “d’urgenza” il Consiglio di sicurezza nazionale.
Il presidente americano Barack Obama, dopo una telefonata con il presidente della Corea del Sud, Lee Myung-Bak, ha “riaffermato la forza dell’impegno degli Stati Uniti per assicurare la stabilità della penisola coreana e la sicurezza del nostro alleato, la Repubblica coreana” del Sud.
Sul fronte nipponico riunione d’emergenza del consiglio di sicurezza giapponese. Il premier Yoshihiko Noda, secondo i media nazionali, ha disposto di tenere contatti “serrati” con Usa, Cina e Corea del Sud sulla vicenda, oltre che ad avviare ogni preparativo “per fronteggiare” gli scenari possibili.
“Il governo esprime le sue condoglianze dopo l’annuncio improvviso del decesso inatteso del presidente della Commissione della difesa nazionale della Corea del Nord, Kim Jong-Il”, ha dichiarato il portavoce del governo, Osamu Fujimura. “Il governo giapponese spera che questa situazione non avrà conseguenze negative sulla pace e la stabilità nella penisola coreana”.
Ecco le parole dalla Cina, dal portavoce del ministero degli Esteri: “Siamo scioccati di sapere che il leader della Corea del Nord e compagno Kim Jong-Il è mancato ed esprimiamo il nostro profondo cordoglio per la sua scomparsa a tutto il popolo della Corea del Nord”.
- Lunedì 19 Dicembre 2011

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