
(Credits: Ansa/Mohamed Omar)
Al Cairo le proteste arrivano al quarto giorno, e così gli scontri. Pietre contro i militari che reagiscono con bastoni e proiettili. La folla di Piazza Tahrir si sposta a manifestare nell’area del Parlamento. 10 i morti e quasi 500 i feriti. Da Washington interviene Hillary Clinton.
“Chiedo alle forze di sicurezza egiziane di rispettare e proteggere i diritti universali di tutti gli egiziani, compresi i diritti di parola e di riunione”. Sembra di ascoltare parole del febbraio scorso, quando a capo dell’Egitto c’era ancora il faraone Hosni Mubarak. Ma, invece, questa dichiarazione del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, è drammaticamente attuale. Il capo della Diplomazia di Washington si è detta “Profondamente preoccupata” per gli scontri che vanno avanti in Egitto da venerdì scorso e che oggi entrano nel quarto giorno consecutivo.
E oggi è arrivata anche la ferma condanna del segretario generale delle Nazioni Unite, Bank Ki-moon, che ha parlato di “uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza egiziane“, e ha puntato il dito contro i militari. Al Cairo anche i media si spaccano. Se, da una parte, le testate indipendenti sostengono le proteste dei giovani di Piazza Tahrir, come un proseguimento della rivoluzione di inizio anno contro Mubarak, i canali e i giornali di Stato si stringono attorno al governo e ai militari, sostenendo che i morti sono dovuti a infiltrati tra i manifestanti, perché molti spari sembrano provenire da distanza ravvicinata.
- (Credits: Epa/Mohamed Omar)
- (Credits: Ansa/Fermoimmagine Sky)
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- (Credits: Epa7 Khaled Elfiqi)
- (Credits: Epa/Khaled Elfiqi)
- (Credits: Ansa/Fermoimmagine Sky)
- (Credits: Epa/Mohamed Omar)
- (Credits: Ansa/Mohamed Omar)
Eppure, i video sono chiari e inchiodano gli uomini delle forze di sicurezza. Giovani brutalizzati, selvaggiamente picchiati e poi trascinati via come sacchi di iuta. Le proteste contro i militari venerdì scorso sono scoppiate proprio dopo le percosse inflitte a un ragazzo di Piazza Tahrir. E sembra che tra le fila dei malmenati ci sia anche un parlamentare appena eletto, che era in Piazza è ha riportato ferite da arma contundente su tutto il corpo.
Gli scontri e le violenze cadono proprio mentre l’Egitto si reca al voto per la seconda volta per eleggere i suoi rappresentanti alla Camera Bassa. Nonostante il processo elettorale sia iniziato e le urne siano piene di persone che vogliono esprimere il loro voto democratico, per la prima volta dopo la dittatura di Mubarak, il livello di democrazia all’ombra delle Piramidi sembra essere insufficiente e le Piazze sono ancora attraversate da una profonda rabbia verso il potere e contro i militari.
Dai palazzi della politica, il primo ministro, Kamal el Ganzouri, ha parlato delle proteste in una conferenza stanmpa, dicendo che sono state generate da “contro-rivoluzionari” e sostenendo che gli attacchi partiti da Piazza Tahrir sono - di fatto - un attentato alla rivoluzione del Paese: “Quelli che sono in Piazza Tahrir - ha detto il premier - non sono i giovani della rivoluzione”.
Ha poi aggiunto che il governo non reagirà con la forza contro manifestanti pacifici, e che, però, “in molti hanno lanciato pietre e distrutto ogni cosa gli capitasse a tiro negli ultimi giorni”. Una versione, quella di Ganzouri, totalmente opposta rispetto a quella delle voci di Piazza Tahrir e delle centinaia di feriti che raccontano un’altra verità, decisamente agghiacciante.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Lunedì 19 Dicembre 2011


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