La storia è di quelle che lasciano aperti molti dubbi, specie guardando la strana coincidenza tra il ritiro degli ultimi soldati americani dall’Iraq e il ritrovamento fortunoso di documenti che fornirebbero nuovi elementi all’inchiesta su una strage di civili iracheni compiuta nel novembre 2005 da marines statunitensi. Michael Schmidt, giornalista del New York Times, dice infatti di essersui imbattuto in materiale segreti contenenti le deposizioni dei marines testimoni e protagonisti dell’uccisione di 24 iracheni compiuta sei anni or sono nel villaggio di Haditha, nell’incandescente provincia di al-Anbar.
Incredibilmente, il materiale sarebbe stato trovato in una discarica, abbandonato dai soldati in partenza assieme ad altri documenti classificati. Si tratta di un faldone di 400 pagine, che evidentemente doveva essere distrutto ma che invece è finito nelle mani di un iracheno. L’uomo è autorizzato a vendere i beni che le forze statunitensi hanno lasciato nelle loro basi e, secondo quanto riportato dal quotidiano, il guardiano della discarica stava per bruciare le preziose carte per cucinarsi il pranzo, come già aveva fatto nelle settimane precedenti con decine di altri documenti probabilmente segreti.
Il reporter del New York Times scrive che il documento conferma gran parte di quanto già emerso su quella strage, in cui tra le 24 vittime si contarono 19 civili inclusi donne e bambini. Nelle loro deposizioni, i militari descrivono soprattutto l’atmosfera di enorme pressione nella provincia di al Anbar, roccaforte sunnita e di Al Qaeda nella quale sono caduti 1.335 dei 4.483 soldati americani morti in Iraq. Ad Haditha gli ordigni stradali avevano già ucciso 60 marines, 29 poliziotti iracheni erano stati giustiziati dagli uomini di Al Qaeda nello stadio della città e la morte di oltre 20 civili era vissuta come una cosa “non straordinaria”, per usare le stesse parole dei soldati. “Voglio dire, che sia il risultato di nostre azioni o di azioni di altri, la scoperta di 20 cadaveri, la gola tagliata, decapitati, 20 cadaveri qui, o 20 cadaveri là…”, ha raccontato il colonnello Thomas Cariker, all’epoca di stanza nella provincia di Al Anbar e che ha lasciato la frase incompiuta.
Il maresciallo capo K.R. Norwood dichiarò che la morte di 20 civili non era cosa rara, “non era eccezionale”. In altri passaggi, si legge di militari che anche vedendo bambini nelle auto che non si fermavano ai check point aprivano il fuoco senza neanche pensare, o di altri che facevano foto sul luogo della strage. Il generale Steve Johnson, all’epoca comandante della divisione che presidiava al Anbar, ha raccontato che “succedeva spesso” in tutto l’Iraq che ci fossero situazioni con grande spargimento di sangue e “in quel momento” considerò che si era trattato del “prezzo da pagare” per l’impegno in una situazione del genere e che quindi la vicenda non meritava ulteriori approfondimenti.
Testimonianze che riportano a una guerra che vedeva i miliziani aprire il fuoco o far esplodere ordigni improvvisati in mezzo ai civili con lo scopo deliberato di esporli al fuoco dei militari americani mentre le milizie di Al Qaeda utilizzavano donne e bambini per trasportare esplosivi e piazzare ordigni. Una guerra senza pietà come solo i conflitti insurrezionali e civili sanno essere anche se circa la strage di Haditha si parlò di un vero e proprio insabbiamento iniziato con la prima ricostruzione ufficiale che parlava di 15 civili uccisi dall’esplosione di un ordigno e 8 terroristi colpiti dai militari americani.
Da quanto è emerso invece l’imboscata dei miliziani, effettuata con un ordigno e l’uso di armi automatiche, uccise un marine inducendo gli altri militari del Terzo battaglione a rispondere con un fuoco indiscriminato, per alcuni una vera e propria rappresaglia, che non risparmiò i civili. L’episodio ispirò anche un film, Battle for Haditha e ieri un portavoce delle forze Usa in Iraq il colonnello Barry Johnson, ha confermato che i documenti trovati dal giornalista sono ancora classificati e che dovevano essere distrutti. “Prendiamo ogni violazione di informazioni classificate in maniera molto seria. In questo caso, i documenti vengono analizzati per determinare se sia necessaria un’indagine”, ha aggiunto l’ufficiale.
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Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Lunedì 19 Dicembre 2011


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