- Tags: Ai Weiwei, Angela Merkel, Aung San Suu Kyi, Bashar Al Assad, Christine Lagarde, Cristina-Fernandez-de-Kirchner, Donald-Tusk, DSK, eroi della CNN, hosni-mubarak, Il meglio del 2011, Julian Assange, Mohammed Bouaziz, Muammar Gheddafi, nicolas sarkozy, personaggi, personaggi 2011, rupert murdoch, Steve Jobs, Uomo dell'anno Time, Vladimir-Putin, William e Kate, world news
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(Credits: Claudio Laurenti)
Tanti i protagonisti sulla scena internazionale del 2011. In primo piano la Cancelliera di ferro, Angela Merkel, che con il presidente francese Nicolas Sarkozy sta cercando di trovare una soluzione alla crisi del debito che si è scatenata in Europa. Ma non si possono dimenticare i volti dei raìs buttati giù dalla Primavera araba, da Hosni Mubarak a Muammar Gheddafi. Alcuni sono ancora lì, come Bashar al Assad, che continua a reprimere nel sangue le manifestazioni anti-regime in Siria. E poi lo scandalo sessuale che ha fatto perdere la poltrona di direttore del FMI a Dominique Strauss-Khan. Quello editoriale che ha fatto chiudere la testata britannica News of the World a Rupert Murdoch e anche una favola che si rinnova, il matrimonio reale del principe William e della sua Kate.
Angela Merkel. La Cancelliera tedesca che viene dall’Est non vede l’ora che quest’anno finisca. Ha tentato di risollevare le sorti della Grecia che scivola verso il default, ma le si è aperta la falla dell’Europa, dove il contagio del debito sovrano ha creato una tempesta perfetta, mettendo in seria discussione le fondamenta dell’Unione europea e l’esistenza stessa dell’euro. Come se non bastasse, Angela Merkel deve combattere con un forte dissenso interno. Da quando è stata eletta a capo della Germania, ha perso tutte e sette le elezioni locali che si sono tenute. Non è un buon auspicio in previsione delle prossime politiche.
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Mohamed Bouaziz. Il ragazzo era laureato, ma vendeva frutta e verdura in un bazar di Tunisi. A dicembre si è dato fuoco e a gennaio è morto. Ma la sua storia ha acceso la miccia della Primavera araba, e da allora è cambiato il volto dell’intera area mediorientale. Il gesto tragico di Mohamed, che viene indicato come il primo martire della rivoluzione nei Paesi islamici, ha portato alla caduta di Ben Alì in Tunisia e, per effetto domino, a quella di Mubarak in Egitto e di Gheddafi in Libia.
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Muammar Gheddafi. Dopo 42 anni di dominio assoluto in Libia, il 20 ottobre il Colonnello viene ucciso dai ribelli di Bengasi. La sua morte sancisce la fine di un’era e, allo stesso tempo, quella dei bombardamenti Nato sul Paese africano, cominciati a fine marzo. Le drammatiche immagini degli ultimi istanti di Gheddafi fanno il giro del mondo e toccano profondamente le coscienze, per il trattamento barbaro che gli viene riservato. La comunità internazionale accusa i ribelli di crimini di guerra contro di lui. Intanto, dalle segrete del regime a Tripoli, emergono gli orrori del Colonnello. Carceri e sale di torture, dove sarebbero morti almeno 1600 uomini, colpevoli di non aver chinato la testa di fronte al raìs.
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Hosni Mubarak. Dopo trenta anni, l’ultimo faraone d’Egitto saluta il potere. Diventato il quarto presidente del Paese delle Piramidi nel 1981, Mubarak instaura ben presto una vera e propria dittautra, mascherata da democrazia. La sua posizione, vicina agli Usa e sostanzialmente “amico” di Israele, gli garantisce per tre decenni l’appoggio della comunità internazionale. Sono pochi quelli che denunciano i suoi metodi autoritari. Ma, sulla scia del vento di Tunisi, Piazza Tharir nel cuore del Cairo si riempie di una massa oceanica, che chiede a gran voce la sua testa. Dopo 18 giorni di violente contestazioni, l’11 febbraio Mubarak rassegna le sue dimissioni e va sotto processo. E’ accusato di crimini contro l’umanità e di aver ordinato l’uccisione dei manifestanti di Piazza Tahrir. Accusa che ha sempre rigettato, proclamandosi innocente.
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Bashar al Assad. Il raìs siriano accusa i poteri forti all’estero per le proteste che da dieci mesi attraversano il Paese. Nonostante le promesse iniziali di riforme, Assad ha preferito la strada della violenza per reprimere le attività dei manifestanti, che però non accennano a voler abbandonare le Piazze. L’Onu denuncia 5.000 vittime, ma potrebbero essere molte di più. Bashar al Assad è un uomo sempre più solo e anche i “fratelli” della Lega Araba gli hanno voltato le spalle (Turchia in testa). Ma, almeno per il momento, il dittatore non sembra avere intenzione di fare un passo indietro.
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Cristina Fernandez de Kirchner. La presidenta, moglie del defunto Nestor, si aggiudica al primo turno il secondo mandato alla guida dell’Argentina, con il 54% dei consensi. Appena diffusi i risultati, Cristina si mostra in lacrime ai suoi sostenitori e li ringrazia per la fiducia che le hanno dimostrato e per il successo che le hanno regalato. Per lei il 2011 è un anno d’oro.
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Donald Tusk. Giovane, brillante e molto politically correct. Il premier polacco si aggiudica il secondo mandato consecutivo ed entra nella storia della Polonia, come l’unico capo di governo che ha vinto due volte di seguito dalla caduta del Muro di Berlino. Donald Tusk è a capo di una piattaforma civica, che da tempo lavora alla ricucitura dei rapporti con Mosca e al tempo stesso si concentra molto sulle questioni economiche interne. Non è un caso che Varsavia sia l’unica capitale europea a non essere stata investita dalla pesante crisi economica che ha messo in ginocchio il Vecchio Continente.
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Steve Jobs. Il 5 ottobre si spegne a Palo Alto, in California, il Mago del XX secolo. Steve Jobs, papà della Apple e visionario uomo d’affari che ha lanciato sui mercati mondiali prodotti come l’iPhone e l’iPad, non ce l’ha fatta a sconfiggere il cancro che aveva da diversi anni fa. Sempre in corsa, sempre “avanti”, perennemente “oltre”. In uno dei suoi ultimi discorsi a dei ragazzi appena laureati aveva raccomandato loro: “Stay hungry, stay foolish” (Siate affamtai, siate folli). Una frase che è diventato il motto di milioni di giovani in tutto il mondo. Secondo sua sorella, con lui fino alla fine, le ultime parole del genio dell’informatica sono state “Oh Wow”. E poi è diventato un’icona.
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Julian Assange. Non c’è pace per il papà di WikiLeaks. Quest’anno è uscito un e-book con tutti i suoi “segreti”, che in realtà serve a coprire le esorbitanti spese legali di Julian, accusato da due donne svedesi di stupro. Al momento il giornalista, che fa paura ai governi di tutto il mondo, si trova a Londra, dove la Corte Suprema britannica ha accolto la sua richiesta in appello di negare l’estradizione in Svezia.
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Aung San Suu Kyi. La Nobel per la Pace è stata scarcerata dalla Giunta militare del Myanmar ed è tornata alla sua attività politica. Instancabile e appassionata, ha incontrato Hillary Clinton, che le ha reiterato tutto il sostegno degli Usa per la sua battaglia per la libertà e la democrazia in Birmania. Intanto, il suo partito è stato legalizzato e potrà correre alle prossime elezioni. Qualcosa si muove anche a Rangoon, e il merito va tutto a Aung San Suu Kyi.
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Ai Weiwei. L’artista dissidente cinese è stato rilasciato dalle autorità di Pechino dopo essere stato arrestato per frode fiscale. Per lui si è mossa la comunità internazionale, che sostiene la sua battaglia per le libertà in Cina. Ai Weiwei è figlio di un noto poeta dell’Impero Celeste, costretto dai papaveri del Partito Comunista a pulire le toilette delle stazioni, perché i suoi poemi erano troppo critici nei confronti del potere. Tale padre, tale figlio.
Gilad Shalit. Il 18 ottobre, dopo una prigionia nelle mani dei terroristi di Hamas per cinque anni, torna a casa il soldato israeliano Gilad Shalit. Per lui si è mosso il mondo intero, al seguito dell’instancabile padre Noah, che ha sempre creduto che il figlio potesse un giorno tornare a casa. Per riavere Gilad Shalit, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha acconsentito alla liberazione di più di mille prigionieri palestinesi, tra cui molti accusati di crimini legati al terrorismo. La trattativa con Hamas ha sollevato un polverone di polemiche nello Stato ebraico, ma il ritorno a casa del soldato Shalit è stato un ottimo colpo per il governo conservatore di Gerusalemme, in vistoso calo di consensi.
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William & Kate.Insieme i due novelli sposi, che presto saliranno sul trono d’Inghilterra, fanno protagonista unico. Il loro matrimonio è stato seguito in diretta tv da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Dopo gli anni bui seguiti alla morte di Lady D, adesso le facce sorridenti del giovane principe William e di sua moglie, la borghese Kate Middleton (che tanto ricorda nei modi proprio Lady Diana, rimasta nei cuori di tutti i cittadini del Regno), riportano il sereno a Buckingham Palace. E anche la Regina Elisabetta torna a sorridere.
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DSK. Anno terribile per Dominique Strauss-Kahn. Da essere nel gotha dei potenti nel mondo, come direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il socialista francese, in odore di correre all’Eliseo nel 2012, si è visto rinchiudere in una cella a New York, accusato di stupro e violenze ai danni di una cameriera dell’hotel Sofitel della Grande Mela. Lo scandalo gli è costato la poltrona al FMI e ha di netto tagliato le gambe al suo sogno di sfidare Sarkozy alle elezioni presidenziali. Poi è stato rimesso in libertà, ma altre denunce da parte di diverse donne gli sono piovute addosso, e questa volta in Francia.
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Christine Lagarde. Lo scandalo che ha distrutto la carriera e i sogni politici di DSK ha invece portato bene a Christine Lagarde. Ex ministro delle Finanze francesi, la Lagarde ha preso il posto di Strauss-Kahn alla guida del Fondo Monetario Internazionale. Lucida, brillante e molto ben vista a Washington, Christine Lagarde è la prima donna alla testa del FMI.
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Rupert Murdoch. Pessimo 2011 per il tycoon australiano, che è costretto a comparire davanti ai Comuni a Londra per spiegare la sua posizione all’interno dello scandalo delle intercettazioni. Il tabloid di Murdoch, News of the World, è accusato di aver spiato le linee telefoniche di personaggi politici e gente comune, per trarre informazioni con l’intento di confezionare articoli ricchi di dettagli. La bufera si abbatte su Murdoch, che è costretto a chiudere il quotidiano popolare, tra i più antichi (e i più letti) del Regno Unito.
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Vladimir Putin. Lo zar di Mosca si attendeva una fine d’anno dorata, con la vittoria in pugno alle elezioni per la Duma. Ma non gli è andata bene. Le elezioni le ha vinte superando di un soffio il 50%, ma immediatamente sono scoppiate proteste nelle piazze russe contro di lui. Il partito di Putin, Russia Unita, è accusato di brogli elettorali e in migliaia a Mosca e San Pietroburgo hanno chiesto le dimissioni dell’attuale premier, che adesso teme di poter perdere la corsa per il Cremlino a marzo del 2012.
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Gli eroi della CNN. Per il quinto anno la CNN premia il suo eroe “popolare”. Gente comune, fuori dai salotti buoni del potere, che si è distinta per le attività sociali e per le sue battaglie per i diritti civili e umani. Quest’anno la scelta è caduta su Robin Lim. Americana, la Lim ha aiutato migliaia di donne indonesiane a portare avanti senza rischi la gravidanza e il parto. Ma nella top ten della CNN per la prima volta quest’anno si è insediato anche un italiano, il veronese Bruno Serato. Chef arrivato in California giovanissimo come lavapiatti e diventato poi cuoco affermato, ogni sera prepara gratuitamente piatti fumanti di pastasciutta a oltre 300 bambini del centro Boys & Girls Club di Anaheim.
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Il Contestatore. Sembrerebbe il personaggio di un romanzo, ma è invece la “persona” dell’anno secondo la rivista Time. Il settimanale americano ha deciso di premiare una figura ideale, che racchiude tutte le proteste e i movimenti che hanno attraversato il 2011. Dalla Primavera araba agli indignados e a Occupy Wall Street, Time ha voluto sottolineare l’importanza nella politica, nell’economia e nella società della figura del Contestatore, che occupa le piazze e chiede un mondo migliore. Per tutti.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Martedì 20 Dicembre 2011

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