
(Credits: Epa/Mohammed Jalil)
In Iraq le autorità hanno spiccato un mandato di arresto nei confronti del vice presidente sunnita Tareq al Hashemi. Su di lui il sospetto di essere collegato a una serie di attentati terroristici contro alti esponenti politici. Washington esprime “preoccupazione” per la vicenda.
Mentre gli ultimi soldati a stelle e strisce lasciano il territorio iracheno dopo quasi nove anni di guerra, il Paese mostra il suo volte peggiore: quello delle divisioni estreme e dei settarismi. Veleni e colpi bassi nei palazzi della politica hanno portato la Giustizia di Baghdad a chiedere l’arresto del vice presidente, Tareq al Hashemi, che non ha mai fatto mistero della sua avversione verso il premier Nouri al Maliki. Differente per i due l’appartenenza religiosa. Maliki è sciita, Hasemi sunnita.
Ora le paure sono che il governo collassi e che si apra una nuova epoca di attentati settari. Le accuse nei confronti di Hashemi sono pesanti. Secondo alcune testimonianze (non si conoscono i nomi dei suoi accusatori, ma il ministero dell’Interno di Baghdad fa filtrare la notizia che si tratta di due guardie del corpo del vice presidente), Hashemi avrebbe partecipato all’organizzazione di attività terroristiche.
I testimoni sostengono di essere stati pagati dal numero due di Baghdad per compiere attentati contro alti funzionari e ufficiali della polizia. E parlano anche di somme in denaro (3.000 dollari) che Hashemi in persona gli avrebbe consegnato per portare a termine il lavoro. Quindi, “Secondo l’articolo quattro della legge anti terrorismo - dichiarano nei corridoi del ministero dell’Interno di Baghdad - cinque giudici hanno firmato un mandato di arresto per il vice Presidente “, cui è ora vietato lasciare il Paese.
Intanto, Al Iraqiya, il blocco sunnita presente in Parlamento, ha già fatto sapere di non riconoscere le confessioni come “credibili” e ha abbandonato l’assemblea legislativa in segno di protesta. Al Iraqiya rappresenta la comunità sunnita irachena e da sempre accusa apertamente il premier sciita al Maliki di voler monopolizzare il potere.
Dalla formazione del governo, circa un anno fa, questo è il momento più fragile (e pericoloso) della politica irachena e ora che le truppe americane hanno abbandonato il Paese, in molti temono che riesploda la violenza settaria, con la fazione sciita (in netta maggioranza) e quella sunnita armate l’una contro l’altra.
Già nei mesi scorsi sono scoppiate violente manifestazioni di piazza contro il governo e contro lo stesso vice presidente, accusato di essere filo-israeliano e di non riuscire a portare a termine le riforme necessarie per rimettere il Paese in piedi.
Per parte sua, sembra che al Hashemi sia fuggito verso il territorio indipendente del Kurdistan, dove - per legge - il mandato di arresto non può essere eseguito, in quanto formalmente il territorio non è sotto l’autorità di Baghdad.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Martedì 20 Dicembre 2011


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