
(Credits: Mohamed Omar)
Migliaia di donne hanno marciato al Cairo per protestare contro le violenze dei militari. Intanto a Piazza Tahrir si continua a morire. Sale a 14 vittime e più di 900 feriti il bilancio degli scontri con l’esercito. Da Washington durissima Hillary Clinton: “La sistematica degradazione delle donne egiziane disonora la rivoluzione“, dice il Segretario di Stato Usa.
Hanno sfilato mostrando gli scatti delle violenze alla ragazza ancora senza un nome che sabato scorso è stata denudata dai militari in Piazza Tahrir. Le immagini delle percosse alla donna inerme, stesa per terra e senza vestiti, hanno fatto il giro del mondo e migliaia di donne egiziane hanno deciso di scendere in piazza per urlare tutto il loro sdegno di fronte a una simile vergogna.
Il lungo corteo si è snodato come un gigantesco serpente per le strade principali del Cairo e, a distanza, è stato pienamente sostenuto da un’altra donna “eccellente”. Dal palco dell’Università di Georgetown, Hillary Clinton ha espresso tutto il suo shock e la sua preoccupazione per l’operato dei militari egiziani, di fronte alla scuola dove si formano i diplomatici americani. Quello che hanno fatto i militari - ha detto la Clinton - “Avvilisce lo Stato e le sue uniformi e non è meritevole di un grande popolo“.
Le parole del capo della Diplomazia a stelle e strisce suonano ancora più dure se si pensa che gli Stati Uniti foraggiano l’esercito egiziano con versamenti cospicui, per circa 1.3 miliardi di dollari l’anno. Per parte loro, i militari nicchiano e riguardo alle percosse e alle umiliazioni della ragazza di Piazza Tahrir, si discolpano parlando di “incidente isolato” ed esprimono seccamente il loro “rammarico per quanto accaduto”.
Ma alle donne egiziane non basta. “‘Le nostre ragazze sono la linea rossa“, hanno gridato donne velate e non durante il corteo di ieri al Cairo. E hanno puntato il dito anche contro i Fratelli Musulmani, che - freschi della seconda vittoria elettorale con il 39% - non hanno preso posizione in merito. Le donne egiziane hanno rincarato la dose, denunciando molestie e violenze continue da parte dei militari su donne arrestate o fermate dalla polizia.
Insomma, quello che l’esercito bolla come un banale “incidente”, sembra avere radici ben più profonde nella società egiziana, ed ha mostrato il volto di un potere arrogante e maschilista, che continua ad agire secondo i suoi canoni sia che alla testa del Paese ci sia Mubarak, sia con il faraone ormai fuori dai giochi.
La prima testa nel mirino delle donne egiziane è il capo dell’esercito Tantawi. Slogan contro di lui gli hanno dato del “codardo” e in modo compatto le manifestanti gli hanno chiesto di andarsene, perché le donne egiziane “non devono più essere umiliate”.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Mercoledì 21 Dicembre 2011


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