
(Credits: Epa/Mohamed Omar)
di Elena Sandorf
Dopo il braccio di ferro innescato una settimana fa tra militari e rivoluzionari, le urne portano in queste ore a una tregua in Piazza Tahrir. Intanto arrivano le prime indiscrezioni circa le indagini sugli scontri, da cui emerge che molti manifestanti sono stati pagati 50 lire egiziane per provocare le forze armate, o hanno ricevuto la garanzia di due pasti al giorno per danneggiare edifici pubblici e proprietà private.
Dagli interrogatori sta emergendo che dietro gli scontri ci potrebbero essere anche ex parlamentari e militanti politici i cui nomi non sono ancora stati resi pubblici.
Un’ulteriore prova del complotto che, già qualche giorno fa, era stata lanciata dalla polizia e dai soldati consiste nel fatto che i militari, durante una conferenza stampa, si fossero difesi dalle pesanti accuse di violenza contro i manifestanti, denunciando la scoperta di un piano specifico dettato da militanti e teso a portare alle dimissioni del governo Ganzouri e dell’intero Consiglio delle forze armate.
Il generale del Consiglio Supremo delle forze armate e viceministro della difesa, Emad Emara, aveva anche mostrato un video di alcuni ragazzi - alcuni addirittura minorenni - che confessano di essere stati pagati 20 lire egiziane (3 euro) per continuare a provocare l’esercito nelle sedi governative. Tesi, tuttavia, che continua lasciare perplessi sia il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon che la segretaria di stato Usa, Hillary Clinton.
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