
Le primarie in Iowa (Credits: LaPresse/Patrick Fallon)
Ron Paul è in testa nei sondaggi, Mitt Romney lo tallona, Newt Gingrich sembra aver perso lo smalto dei primi di dicembre, tra gli 80.000 e i 150.000 cittadini dello Iowa designeranno tra sette giorni il loro candidato, colui che potrebbe guidare 300 milioni di americani, ma per ora le certezze sono poche tra le fila del GOP, se non una: gli indecisi (i poco convinti) potrebbero rappresentare il vero ago della bilancia, non solo in quello stato, ma poi, via via, in tutte le altre primarie, contribuendo a creare qualche grossa sorpresa (e non poca confusione) in campo repubblicano. Di cui, alla fine, potrebbe avvantaggiarsi Barack Obama (risalito negli ultimi sondaggi).
L’esempio arriva proprio dall’Iowa. Non c’è dubbio che sia una terra particolare, ma i ragionamenti che fanno gli elettori del caucus repubblicano sono quelli che (a dispetto della sicurezza di alcuni sondaggi) aleggiano nelle menti di molti altri americani che votano per il GOP.
Il Washington Post ha dedicato un suo articolo ai dubbi degli abitanti di questo stato. Nelle loro scelte, nelle loro motivazioni e nei loro cambiamenti di idee (e umori) s’ intravvede un significativo esempio delle perplessità (o anche delle speranze) degli elettori conservarori d’America.
Il primo interpellato è Jeff Jorgesen, 57 anni, un attivista repubblicano diventato famoso per le sua campagna anti Obama tenuta a suon di mail e petizioni sul sito RedState. Ora è il presidente di un comitato di contea del GOP e racconta di volere un candidato veramente conservatore, ma in grado di vincere la corsa alla Casa Bianca.
La sua prima scelta era stata appoggiare Herman Cain, ma dopo che il Re della Pizza ha dovuto sospendere la sua campagna, Jeff si è indirizzato verso Newt Gingrich. Che ha lasciato dopo aver capito che il passato a Washington dell’ex Speaker della Camera era troppo ingombrante per poterlo condividere. La terza opzione di Jorgensen è stato Mitt Romney, ma è stata subito scartata. Oltre che essere troppo moderato, Jeff lo considera anche un perdente.
A pochi giorni dal caucus, questo esponente repubblicano si sta indirizzando verso Rick Santorum, il difensore dei valori religiosi. Sicuramente una garanzia da questo punto di vista, ma, allo stato attuale, un candidato che non ha alcuna possibilità di ottenere la nomimation.
Justin Johnson, 37 anni, è invece un uomo che deve lasciare la sua attività e trasferirsi in un altro stato a causa della crisi economica. La sua esperienza personale lo induce a dire che il candidato alle presidenziali dovrà essere quello in grado di tagliare la spesa pubblica. Anche a lui piaceva Herman Cain e ora punta su Ron Paul proprio a causa delle sue idee sul bilancio federale. Convinto, ma solo all’85%. Prima del voto potrebbe esserci lo spazio per qualche altro ripensamento.
Come quelli che ha avuto Don Rivers, un uomo d’affari di 68 anni, il terzo interpellato dal Washington Post. Lui ha un solo obiettivo in mente: cacciare Barack Obama dalla Casa Bianca perché con lui al governo altri quattro anni, “faremo la fine della Grecia” dice il businessman al quotidiano della capitale.
La sua prima opzione è stata Rick Perry. Il governatore del Texas gli piaceva a causa della sua politica sull’occupazione. Ma le sue disastrose performance televisive gli hanno fatto cambiare idea. Il suo secondo cavallo è quindi diventato Herman Cain e, dopo il suo ritiro, il terzo è stato Newt Gingrich. Ma quando ha capito che, secondo lui, non avrebbe mai potuto vincere contro Obama, l’ha lasciato per indirizzarsi verso Mitt Romney. “Mi sento sicuro con lui”, dice Rivers.
Tre persone, tre storie, tre modi di pensare che potrebbero essere paradigmatici dei pensieri di milioni di americani.
Finita la tregua di Natale, gli ultimi giorni di campagna in Iowa sarà fatta a colpi di spot (ancora negativi contro Gingrich, ma anche contro di lui e Romney, come ha deciso di fare Rick Perry). Tutti i candidati fanno a gara per aggiudicarsi lo spazio su FoxNews, consapevoli del fatto che questa televisione ha una forte capacità di penetrazione nell’elettorato conservatore. Il tentativo è quello di catturare gli indecisi. Persone come Jeff, Justin e Don ce ne sono molti altri in Iowa e nel resto degli Usa. Le primarie in fondo iniziano solo ora.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Martedì 27 Dicembre 2011


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