
Mitt Romney in Iowa (Credits: LaPresse/Chris Carlson)
Quando era giovane i suoi sport preferiti erano l’atletica e l’hockey su ghiaccio; non ha mai praticato il pugilato, ma ora potrebbe avere l’occasione di sferrare un uno-due da grande campione in grado di stendere al tappeto i suoi avversari e mettere una seria ipoteca sulla vittoria finale. Questo è il momento di Mitt Romney. Potrebbe vincere nei caucus in Iowa il 3 gennaio, mentre è quasi sicura una sua affermazione nella roccaforte del New Hampshire, una settimana dopo.
Un doppio colpo inedito (nessun candidato finora è riuscito ad aggiudicarsi i primi due Stati un cui si tengono le primarie) che potrebbe tagliare le gambe agli altri contendenti, anche e soprattutto al suo più diretto rivale, Newt Gingrich, in deciso calo nei sondaggi, e spianargli la strada verso la nomination repubblicana alla Casa Bianca.
L’ex governatore del Massachusetts ha annunciato che sarà a Des Moines la sera dei risultati. Segno che crede nella sua vittoria in Iowa. Gli ultimi sondaggi lo danno in testa o appaiato a Ron Paul. Si tratta quindi di conquistare poche centinaia di voti per battere il deputato del Texas, l’ultra libertario, ispiratore della nascita del Tea Party. Impresa non certo impossibile.
Mitt Romney sa di avere il vento dalla sua parte, alimentato soprattutto da una forza: quella di essere l’unico candidato credibile per sconfiggere nelle elezioni nazionali Barack Obama. C’è un ultimo sondaggio choc della Rasmussen. Romney vincerebbe sul presidente 45 a 39%, un distacco netto. Perché quindi votare per Paul quando tutti sanno benissimo che non avrà mai la nomination del GOP?
E’lo stesso ragionamento che faranno molti altri elettori repubblicani al momento di scegliere il loro candidato. Per alcune settimane, il frontrunner è stato Newt Gingrich, ma ora il personaggio sembra essere entrato in una fase di rapido declino, nonostante i sondaggi lo diano ancora vincente in South Carolina e in Florida. Se Romney si aggiudicasse l’uno-due Iowa-New Hampshire è probabile che le sorti dell’ex Speaker della Camera si facciano sempre più negative, con un possibile (ma è ancora troppo presto per dirlo) collasso della sua campagna elettorale.
Per alcuni analisti è stato proprio il sorgere della figura di Gingrich, la sua posizione di favorito nei sondaggi per un mese circa, a permettere a Romney di (ri)diventare il frontrunner: per lui, è stato il migliore regalo. Per tre motivi: lo ha fatto combattere - e ha quindi dimostrato ai suoi elettori di essere un uomo tenace (qualità che piace molto in un candidato presidente) - lo ha fatto percepire quasi come una novità politica (cosa incredibile visto il curriculum di Romney) a confronto di un uomo il cui ingrombrante passato a Washington non è stato dimenticato.
E, infine, quando Newt Gingrich ha reagito quasi con rabbia all’ondata di spot negativi contro di lui finanziati proprio dall’ex governatore del Massachusetts, si è evidenziato il contrasto con il solido e moderato stile di Romney, altra qualità che lo ha fatto apparire più credibile del suo sanguigno avversario.
Molti hanno pensato: “Oddio, piuttosto che votare quell’arcigno ex politicante, scelgo l’unico che può mandare a casa Obama: Mitt Romney”. Per questo, Newt Gingrich è affondato nei sondaggi in Iowa e rischia di fare la stessa fine a livello nazionale.
Il voto di Des Moines rischia quindi di essere decisivo. Gli altri candidati sembrano essere dei comprimari, o delle espressioni dell’umore e dei sentimenti di vari segmenti dell’elettorato, senza alcuna possibilità concreta di affermazione nelle primarie. E’così per Ron Paul che vive la sua stagione di gloria in Iowa sull’onda di una critica radicale al Big Goverment che pervade l’intero paese, o per Rick Santorum, che raccoglie il consenso degli elettori più sensibili alla questione dei valori morali nel momento in cui il troppo liberale Romney o il contraddittorio Gingrich non danno affidamento in questo campo.
Per gli altri (Rick Perry, Michele Bachmann e John Huntsman) l’Iowa sarà il luogo dove dovranno decidere se proseguire con la campagna elettorale oppure se passare la mano.
Tutto dipenderà dal risultato di Mitt Romney: se dovesse vincere avrebbe il vento in poppa. Così forte - dicono alcuni - da portarlo non solo a Tampa, in Florida, in agosto, dove si terrà la convention repubblicana per la nomination, ma anche a Washington, qualche mese più tardi, alla Casa Bianca.
Vedremo se il 2012 sarà veramente l’anno di Mitt Romney.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Venerdì 30 Dicembre 2011


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Commenti
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Il 31 Dicembre 2011 alle 19:31 anna.one ha scritto:
http://www.youtube.com/watch?v.....01pgTaEseQ
:)
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