
L'attuale Politburo, con la vecchia guardia in prima fila e la nuova in seconda (Credits: Xinhua/ZUMApress.com)
L’anno del coniglio, il 2011, non è stato particolarmente fortunato per la Repubblica popolare. A sentire Pechino, le cause di tanti disagi sarebbero tutte esterne: “l’intrusione degli Stati Uniti” nel Sudest asiatico avrebbe spinto i paesi dell’area a raffreddare i rapporti con la Cina e ad “avanzare pretese sconsiderate” relativamente alle dispute territoriali non ancora risolte. Le “sconfortanti prospettive economiche” dell’Occidente avrebbero costretto Pechino ad intervenire “nonostante queste potenze si siano rifiutate di moderare la propria arroganza anche a fronte dell’attuale debolezza”. E la paura del regime è che, per colpa loro, nemmeno nel 2012, quando il drago sostituirà il coniglio, la situazione potrà migliorare significativamente.
Insomma, in un anno che, a dispetto di uno zodiaco particolarmente favorevole, si prospetta molto difficile, Pechino mette le mani avanti e accusa i prossimi cambi di governo di alcune nazioni, le difficoltà economiche dei paesi avanzati, e le velleità democratiche dei paesi arabi di essere gli unici responsabili delle difficoltà che la Cina si troverà ad affrontare. Eppure, basterebbe un minimo di obiettività in più per rendersi conto che i problemi della Cina nel 2012 saranno sì legati alle evoluzioni politiche ed economiche dell’Occidente, ma dipenderanno soprattutto da quello che succederà nel Regno di Mezzo.
Nei prossimi dodici mesi il regime dovrà prima prendere atto e poi imparare a gestire i cambiamenti di leadership che caratterizzeranno Taiwan e gli Stati Uniti. Consapevole che anche Pechino, dal 18esimo Congresso del Partito Comunista in poi, non sarà più guidata dai volti ormai noti di Hu Jintao e Wen Jiabao, ma dai leader di nuova generazione Xi Jinping e Li Keqiang. Che coordineranno, molto probabilmente, un Politburo pieno di volti nuovi, dato che una serie di pensionamenti lascerà libere le poltrone più ambite: affari politici ed ideologia; economia e finanza; politica estera; sicurezza e operazioni militari. E si sa che se i nuovi eletti cercheranno di trovare un posto per i loro fedelissimi, la vecchia guardia non potrà che opporsi per sostenere i propri protetti. Non solo, nel caso in cui il presidente uscente, come il suo predecessore Jiang Zemin, decida di mantenere il controllo della Commissione Militare Centrale, sarà molto più difficile per Xi Jinping prendere delle decisioni senza aver prima ottenuto la sua autorizzazione. Ecco perché le previsioni sul futuro politico della Cina non possono che essere incerte.
Dal punto di vista della gestione del dissenso, invece, è facile immaginare che la tolleranza, nel 2012, scenderà ai minimi storici. Proprio perché in un anno di transizione politica così importante la Repubblica popolare non potrà permettersi di perdere tempo con chi protesta. Ma Pechino deve mettersi in testa che se l’economia cinese continuerà a rallentare e l’inflazione ridurrà ulteriormente il potere d’acquisto di milioni di famiglie, tenere sotto controllo un paese in cui la fiducia verso il regime potrebbe iniziare a vacillare non sarà così facile.
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Claudia Astarita insegna “The Politics of China” alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull’Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama
- Venerdì 30 Dicembre 2011


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Commenti
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Il 30 Dicembre 2011 alle 18:06 indigesto ha scritto:
Vero è che di questi tempi lo scenario mondiale, gentile Professoressa, sembra essere soggetto a continui mutamenti, di ordine polico, economico e sociale, come non mai. E tutto sembra rispondere ad una regia occulta. Magari è stato sempre così; comunque le rivolte arabe nel Mediterraneo, la crisi economica nell’Eurozona con il Regno unito che da essa prende le distanze, i venti di guerra in medioriente e ..chi più ne ha più ne metta, avranno certamente aggravato la sindrome da accerchiamento di cui la Cina da un po’ comincia a soffrire. La speranza è che tutto si componga nel migliore dei modi, a cominciare dal nuovo anno e dai problemi di casa nostra.
Auguriamoci pertanto un felice 2012.
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