
(Credits. Epa/Tamas Kovacs)

La nuova Costituzione ungherese è entrata in vigore il 1 gennaio, ma in molti hanno espresso la loro contrarietà. Più di 30.000 persone sono scese in piazza a Budapest per protestare contro la nuova Carta, fatta a immagine e somiglianza del premier Viktor Orban.
Sembrava di essere in una piazza araba ieri a Budapest. Migliaia di persone hanno sfilato, gridando slogan contro il primo ministro e la sua nuova Costituzione. La Carta, in realtà, ha fatto storcere il naso anche all’Unione Europea, perché limita pesantemente i poteri della corte costituzionale e della magistratura, oltre a minacciare il pluralismo degli organi di informazione. Assieme ai comuni cittadini, in piazza contro Orban sono scesi anche i socialisti e i Verdi, affiancati al partito dell’ex premier Ferenc Gyurcsany.
“Viktor Orban dittatore“. Questo il manifesto più gettonato durante la manifestazione magiara. E, in realtà, il profilo del leader del partito di centro-destra Fidesz, presta facilmente il fianco a critiche sul suo ostentato populismo. Eletto nel 2010 con una maggioranza di oltre i 2/3 del Parlamento, Viktor Orban non ha perso tempo e ha immediatamente introdotto riforme “sensibili”, come quella della Banca Centrale, sulla giustizia e sulla legge elettorale, attirandosi gli strali di illustri analisti e generando a Bruxelles molta preoccupazione.
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Nella nuova Costituzione è sparita la dicitura “Repubblica Ungherese”, mentre si parla solo di Ungheria. Viene anche pesantemente colpito il pluralismo religioso, attraverso una drastica riduzione delle religioni che possono beneficiare delle sovvenzioni dello Stato. Inoltre, la nuova Carta magiara contiene un riferimento diretto alla figura di Dio. Infine, il premier ha voluto introdurre nell’impalcatura costituzionale anche la responsabilità retroattiva per i dirigenti socialisti, sui crimini comunisti commessi fino alla caduta del Muro, nel 1989.
Da parte di Viktor Orban nessun accenno alle manifestazioni contro di lui, né tantomeno alla drammatica situazione dell’Ungheria, il cui debito pubblico solo pochi mesi fa (a settembre) ha raggiunto l’82.6% del Pil e le previsioni per il 2012 non lasciano sperare in un futuro più roseo. Cifre astronomiche per uno dei più importanti Paesi della cosiddetta “nuova Europa”, molto incline -a dire il vero - a derive di natura nazional-populista tipiche dell’Europa che fu.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore del mensile Formiche e collabora con diverse riviste, per le quali scrive di Giappone, Russia, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Martedì 3 Gennaio 2012

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