
Mitt Romney in Iowa (Credits: LaPresse)
One, two, three…….Se Mitt Romney arriva primo in Iowa la corsa per la nomination repubblicana è finita, se arriva secondo è terminata, se, infine, arriva terzo, la gara per aggiudicarsi il posto di candidato del GOP per la Casa Bianca è chiusa. Questo paradosso non è una filastrocca, ma il ragionamento che Roger Simon, una delle penne di punta della rivista Politico, offre ai suoi lettori nel giorno dei tanto attesi caucus in Iowa.
Tutti gli analisti politici statunitensi sono concordi nel dire che (almeno alla vigilia) ci sono tutte le condizioni affinché l’ex governatore del Massachusetts possa dare subito una svolta alla sua campagna elettorale, anche se dovesse arrivare secondo o terzo, a patto che - in questo caso - il vincitore non sia uno dei candidati in grado di batterlo a livello nazionale (Newt Gingrich o - dicono alcuni - Rick Perry), ma che sia uno dei due outsider (per ora) che gli contengono l’Iowa: Ron Paul (appoggiato dal Tea Party) e Rick Santorum (votato dai conservatori sociali).
Finchè la destra del GOP rimane divisa, Mitt Romney può veleggiare tranquillo. Se si unisce sotto le bandiere di un solo uomo, ma questo non è competitivo a livello nazionale, Romney può correre senza grossi problemi. Con l’aiuto di Chris Stirewalt, di Fox News, vediamo candidato per candidato come potremmo leggere l’esito dei caucus in Iowa.
MITT ROMNEY: l’ultimo sondaggio lo dava in testa al 21.8%. Ha bisogno di una vittoria o di un’affermazione, come dicevamo, di un candidato che non sia in grado di contrastarlo negli altri stati. Può brindare se arriva primo (ovviamente), o secondo o terzo dietro Paul e Santorum. Deve iniziare a tremare se gli passano avanti Gingrich e Perry.
RON PAUL: le rilevazioni della vigilia lo danno al 20.7%. Ha bisogno di una vittoria che convinca tutti gli scettici che la sua non è una candidatura di bandiera, ma in grado di conquistare sempre maggiore consenso, così tanto da poter essere considerato un possibile competitor di Barack Obama. Per Ron Paul, raggiungere questo obiettivo in Iowa non sarà facile.
RICK SANTORUM: si attesta al 15.5%. E’lui la sorpresa. Cattolico ortodosso, come viene definito, in questa campagna ha avuto soprattutto Ron Paul come avversario. L’ex senatore della Pennsylvania ha cercato di portare via i suoi voti e ha beneficiato del crollo di Newt Gingrich. Deve dimostrare di essere credibile. Ma per tutti gli analisti ha scarse possibilità di affermarsi come alternativa nazionale a Mitt Romney, nonostante l’endorsement di Rupert Murdoch.
Se il voto nei confronti di Ron Paul può essere considerato un atto di protesta contro l’ascesa di Romney, quello per Santorum potrebbe essere inteso con lo stesso significato che ebbe quattro anni fa la vittoria in quello stato di Mike Huckbee: e cioè che in Iowa i temi etici sono importanti. Ma poi, la corsa di Huckbee finì lì.
NEWT GINGRICH: ultima rilevazione, 13.8%. L’ex Speaker della Camera ha vissuto il suo momento d’oro quando è apparso l’unico candidato più conservatore di Mitt Romney in grado di giocarsela con Barack Obama. La sua credibilità è stata però duramente scalfita dagli attacchi dell’ex governatore del Massachusetts e dalle sue stesse ammissioni sugli errori del passato.
Così tanto danneggiata da determinare la certezza tra gli elettori che Gingrich non avrebbe mai potuto farcela contro il presidente in carica. In Iowa, Gingrich deve compiere una missione impossibile: arrivare prima di Mitt Romney per riprendersi quel primato che è stato costretto a lasciare, oppure essere tra i primi tre, in modo da rilanciare la sua candidatura.
RICK PERRY: 11.7% nell’ultimo sondaggio. Il governatore del Texas deve puntare ad arrivare prima di Newt Gingrich, l’unico modo per poter riacquistare qualche chance nella corsa alla nomination. Perry piace agli elettori dell’Iowa, ma alla fine, per tanti motivi, preferiscono votare per altri, perchè - nonostante sia in ripresa - non ha ancora recuperato il terreno perduto dopo le disastrose performance televisive dello scorso autunno. Se non riesce a superare l’ex Speaker della Camera, Perry può iniziare a pensare seriamente al ritiro.
MICHELE BACHMANN: 7.8% nei sondaggi. Nella scorsa estate guidava i sondaggi in Iowa, ma con il passare dei mesi la sua candidatura è diventata sempre più improbabile, surclassata dalla discesa in campo dei rivali che fanno riferimento al suo stesso bacino elettorale (Herman Cain, Ron Paul, Rick Perry) Non è il suo momento, ha detto l’amica-rivale Sarah Palin. In realtà, con i caucus in Iowa, l’eroina del Tea Party potrebbe finire la sua corsa.
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Martedì 3 Gennaio 2012


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