Le presidenziali 2012 negli Stati Uniti hanno già un vincitore annunciato: il Presidente in carica, che sarà confermato per il secondo mandato a dispetto della delusione che la sua presidenza ha generato soprattutto nelle fasce di elettori che lo avevano votato nel 2008. I giovani, in particolare. Obama vincerà perché non ha rivali tra i suoi compagni di partito, non dovrà affrontare la selezione delle primarie ma si presenta come candidato unico del fronte democratico. Vincerà perché contro di lui ci sono solo “caratteristi”, personalità che tra gli stessi repubblicani sono viste come troppo folkloristiche e marginali, se non addirittura assimilabili a protagonisti mal assortiti di reality show. Cartoons, cartoni animati. Paladini di cause minimali. Settari. Una lettura eccessiva? Tutt’altro.
Da un lato c’è Obama, che tra l’altro in campagna elettorale dà il meglio di sé perché resta il miglior comunicatore che abbia oggi l’America. C’è il Presidente uscente che è stato già capace di mettere insieme finanziamenti elettorali per oltre 100 milioni di dollari, più di quanto abbiano raccolto i candidati repubblicani tutti insieme. C’è Obama che deve difendersi dall’accusa di non aver mantenuto tutte le sue promesse, ma che può schierare una macchina formidabile di propaganda e informazione e può ricordare a tutti che il mondo (e non solo gli Stati Uniti) sta attraversando una crisi epocale che non risparmia nessuno e nella quale vince chi riesce a non affondare del tutto. E Obama il suo lavoro lo sta comunque facendo.
Dall’altra ci sono tre, forse quattro, candidati repubblicani dal background fragile e controverso, dalle idee estreme (libertarie o reazionarie) e dalla popolarità limitata alla propria fazione. Il più quotato dei repubblicani è Mitt Romney, 64 anni, già governatore mormone del Massachusetts, contro il quale gioca il fatto di essere mormone, targato nel segno della militanza settaria, ma anche ex manager di un fondo (Bain Capital) che ha fatto macelleria sociale al suo interno. E in tempi di carenza di lavoro come quelli che anche gli Usa stanno attraversando, i trascorsi da tagliatore di teste non sono i più indicati per ambire alla Casa Bianca.
Poi ci sono Ron Paul, 76 anni, ginecologo del Texas, libertario e antistatalista, e Rick Santorum, 53 anni, ex senatore della Pennsylvania, cristiano dell’ultradestra di origini italiane impaziente di bombardare l’Iran, che solletica le viscere dell’America profonda.
Paul e Santorum (un nome, un destino), pur essendo entrambi repubblicani parlano a platee completamente diverse. In corsa c’erano anche Newt Gingrich, 68 anni, ex speaker della Camera, ormai politicamente in disgrazia, e la deputata del Minnesota Michele Bachmann, un prodotto dei Tea Party, da ieri fuori gioco.
Romney, favorito tra i repubblicani perché più moderato, ha dovuto fare marcia indietro su aborto e matrimonio gay che aveva quasi sostenuto, con una capriola pericolosa ma necessaria per non alienarsi l’appoggio delle lobby religiose e yankee che stravedono per l’ultrà Santorum. Negli Stati Uniti vincerà chi saprà parlare un linguaggio accettabile e comprensibile ai più.
Vincerà il meno peggio. E gli americani al momento non hanno dubbi su chi sia. A meno che non cali sulla scena elettorale un marziano come Michael Bloomberg, sindaco di New York, Obama dovrà solo non commettere grandi errori e la Casa Bianca sarà sua per la seconda volta.
—
Marco Ventura, inviato di guerra e cronista parlamentare de Il Giornale, poi collaboratore de La Stampa, Epoca, Il Secolo XIX, Radio Radicale, Mediaset e La7, responsabile di uffici stampa istituzionali e autore di una decina fra saggi e romanzi. L’ultimo “Hina, questa è la mia vita”. Da “Il Campione e il Bandito” è stata tratta la miniserie con Beppe Fiorello per la Rai vincitrice dell’Oscar Tv 2010 per la migliore fiction televisiva
- Giovedì 5 Gennaio 2012


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Commenti
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Il 5 Gennaio 2012 alle 18:33 anna.one ha scritto:
“It’s not only the economy, stupid”!
Forse sarà il motto di Romney.
Mr. Obama, nel suo perseguimento del rancore verso le policies del passato dell’”Imperialist America” e della politica di Reagan “pace attraverso la forza” e della sua visione di un’”America fondamentalmente cambiata”, ha suggerito la sua volontà di dare ai russi tecnologia tanto ambita anche dai cinesi (e Iran, N.Korea etc.): niente di meno che data sui SM-3.
Secondo un suo professore, le sue tesi (ora irrecuperabili puff..sparite, come tutta la documentazione sul suo passato di studente) erano su un “disarmo unilaterale degli USA”.
Non c’è assolutamente da dubitare che il professore dica la verità visto il comportamento di Mr. Obama anche riguardo la Primavera che ora è un Inverno Arabo, le sue policies sull’Iraq e Afghanistan dove stà
trattando con il Taliban vis a vis e in Libya dove al Qaeda ora è in charge.
Questo fatto, con l’economia messa in ginocchio volutamente con le sue policies assurde, è una ragione in più se non processarlo per tradimento, per rimpiazzarlo a Novembre, cosa che qui negli USA, la maggioranza non solo si augura, ma prevede.
http://p.washingtontimes.com/n.....33/?page=2
Il 6 Gennaio 2012 alle 2:10 jimmie01 ha scritto:
Ventura, mi sarebbe piaciuto che tu avessi parlato un po’ piu’ di Romney. Mi sarebbe piaciuto che tu avessi informato i lettori, sovra tutto italiani, delle esperienze di Romney nel campo privato non solo relativamente al Bain Capital. Mi sarebbe piaciuto che tu avessi parlato dei suoi successi… che so… come manager di Staples or delle Olimpiadi invernali nello Utah, e che avessi anche calcolato i posti di lavoro creati e le aziende salvate dal fallimento. Ti sei guardato bene dal farlo. Il tuo articolo ti darebbe accesso immediato al prime time su MSNBC. Saluti.
P.S. Il resto lo scrivera’ Anna.
P.P.S. No, non sono un fan di Romney, io tifo per Paul, ma che si dia a Cesare quel che e’ di Cesare.
Il 9 Gennaio 2012 alle 22:56 anna.one ha scritto:
@No, non sono un fan di Romney, io tifo per Paul,
hmmm caro jimmie anche con la sua politica estera?
Comunque…game over?
http://www.gallup.com/poll/151.....20Politics
Ciao :)
Il 11 Gennaio 2012 alle 2:30 jimmie01 ha scritto:
No, non per la sua politica estera, ma per la liberta’ che garantirebbe ai cittadini e per la sua posizione in materia di immigrazione illegale. Che sia game over, lo vedremo. Potrebbe essere il vice.
La posizione in politica estera cambierebbe automaticamente appena eletto. Uno che si preoccupa cosi’ tanto del benessere del suo Paese, pensi che la darebbe vinta ad un A-jad?
Il 11 Gennaio 2012 alle 17:46 anna.one ha scritto:
Il Presidente degli USA è il Commander in Chief e, con le idee di Paul sulla politica estera, sopratutto sull’Iran ed ogni nazione pariah come l’Iran, non mi sentirei assolutamente tranquilla.
Si, Paul non la darebbe vinta agli illegali, rispetterebbe la Costituzione, non come Zero che la vorrebbe cambiare, ma non c’è dubbio che la darebbe [vinta] ad Ajad, e non ne fa un mistero. Se ci sarà una posizione nel prossimo governo per Paul, potrebbe essere come capo del budget, leggi fiscali etc. e sarebbe awesome! Ti diro’, il texan mi piace ma solo quando parla di politica domestica, per quella estera è fuori sul balcone.
p.s.:game over, mi riferivo alla nomination come candidato repub di Romney.
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