
Michele lascia corsa; l’Eroina del Tea Party abbandona la gara. Il quinto posto in Iowa è stata una sentenza senza appello: la deputata del Minnesota non ha alcun spazio di manovra. Andare avanti sarebbe stato solo un modo per perdere ancora più consensi, con il rischio di dissipare ogni possibile patrimonio di seguito politico, una perdita tanto forte da mettere a repentaglio la sua stessa carriera a Washington.
L’uscita di scena di Michele Bachmann dalla corsa per la nomination repubblicana alla Casa Bianca è solo una parte, forse la più marginale, dell’eredità dei caucus che si sono tenuti in Iowa. Appena archiviato il voto a Des Moines, tutti candidati rimasti in corsa rivolgono la loro attenzione alle primarie in New Hampshire, che si terranno settimana prossima. Quali indicazioni usciranno dalla consultazione in questo stato del New England, così distante (politicamente e sociologicamente) dall’ Iowa?
I sondaggi danno in netto vantaggio Mitt Romney. Numeri che non lascerebbero alcuna speranza ai diretti rivali. L’ultima rilevazione lo dava attorno al 40% dei consensi, quasi il doppio rispetto al secondo in classifica: Ron Paul. L’ex governatore del Massachusetts, dopo la vittoria al fotofinish in Iowa (che non lo ha fatto gioire fino in fondo) è volato a Manchester per avere l’importante endorsement di John McCain, l’ex avversario di Barack Obama quattro anni fa.
Seppur non centrale nei giochi del GOP, la figura del senatore dell’Arizona è piuttosto autorevole in campo repubblicano e il suo appoggio (sepolti gli antichi rancori tra i due) può risultare un fatto significativo per Romney, può aiutarlo ad essere consacrato come il nuovo rivale del presidente per le elezioni del 2012.
Vincere in New Hampshire darebbe un forte spinta a Romney. Con il vento in poppa di una seconda vittoria consecutiva potrebbe tentare di ribaltare i sondaggi che lo vedono sotto rispetto a Newt Gingrich sia in South Carolina, sia in Florida. Impresa non certo impossibile. Sia perché prima dell’ascesa dell’ex Speaker della Camera era lui in vantaggio in questi due stati, sia perché il gioco fatto in Iowa (un campagna di spot negativi contro Gingrich) potrebbe avere i suoi effetti positivi anche nei prossimi due appuntamenti con le primarie.
Ma, ora, prima di Newt, tutti aspettano di capire quale sarà il risultato di Rick Santorum in New Hampshire e in South Dakota. I più smaliziati delle campagne per la nomination scommettono sul fatto che non possa ripetere l’exploit di Des Moines.
Per diversi motivi. Il primo è che se in Iowa il suo messaggio improntato sulla fedeltà ai valori etici e morali poteva fare breccia in un elettorato molto conservatore e attento a questi temi, difficilmente questo può accadere nello stato del New England , dove gli abitanti guardano ad altri fattori per la scelta del loro candidati, in particolare all’economia, cavallo di battaglia di Mitt Romney.
Rick Santorum è dato al 3% nei sondaggi fatti in New Hampshire. Pochi lo conoscevano prima dei caucus in Iowa. Lui spera di guadagnare terreno grazie alla visibilità che ha conquistato sui media, alle buone prestazioni che intende avere nei due dibattiti televisivi che precederanno il voto di settimana prossima, ai voti in uscita dopo l’abbandono di Michele Bachmann e la decisione di Rick Perry di tornare in Texas per una pausa di riflessione, e, infine, grazie ai fondi elettorali (in Iowa ha ricevuto un milione di dollari in una notte) che il suo nascente comitato elettorale raccoglierà nei prossimi giorni e che permetteranno anche a lui di fare un battaglia a colpi di spot.
Campione dei conservatori sociali, l’ex senatore della Pennsylvania potrebbe diventare il cavallo su cui punta la destra del partito se riuscisse a ripetere una buona performance in New Hampshire, e prendere così il posto di Newt Gingrich come avversario diretto, candidato alternativo a Mitt Romney.
Un gruppo di leader della destra religiosa ha deciso di tenere un incontro in Texas per valutare tutte le azioni necessarie per bloccare la corsa dell’ex governatore del Massachusetts. James Dobson, il fondatore di Focus of the Family, Don Wildmon, ex presidente della American Family Association e Gary Bauer, un ex candidato alle presidenziali, si troveranno per discutere come da fare, tra cui raccogliere i fondi necessari per dare forza e ossigeno alla corsa di Rick Santorum.
Un’altra lezione del voto in Iowa è che il GOP rimane fortemente diviso. Le sue anime non riescono a trovare una sintesi. E di questo si avvantaggia colui che appare il più credibile nella sfida con Obama: Mitt Romney. Non a caso per lui abbia votato il 48% di coloro che pensano sia necessario puntare su chi può avere la forza per battere il presidente in carica. Il resto dell’elettorato rimane spaccato ideologicamente tra i conservatori sociali e i libertarians (coloro che votano per Ron Paul), mentre l’ultimo terzo si è disperso tra Gingrich, Perry e Bachmann.
E’ vero che Mitt Romney in Iowa non è riuscito a conquistare il voto populista, anti governativo e della destra religiosa, ma lo scontro tra gli altri candidati può garantirgli di arrivare alla nomination. Il mese di gennaio può essere decisivo per capirlo.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Giovedì 5 Gennaio 2012

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Commenti
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Il 6 Gennaio 2012 alle 13:08 ilgrandecolibri ha scritto:
Alla fine ci conviene tifare per Santorum: è la migliore assicurazione per la rielezione di Obama! (link: I candidati omofobi sono una buona notizia)
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