
(Credits: AP Photo/Haraz N. Ghanbari)
In un momento di difficoltà economiche e di crescenti tensioni in Asia con la Cina e l’Iran, oggi Barack Obama illustrerà al Pentagono il nuovo corso della strategia militare Usa per gli anni a venire. Secondo indiscrezioni, il presidente annuncerà tagli al budget militare di quest’anno per circa 450 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti non combatteranno più due guerre contemporaneamente.
In tempi di magra la cinghia va stretta per tutti, anche per i militari. E’ così che oggi pomeriggio Barack Obama si recherà al Pentagono per illustrare ai vertici della Difesa la nuova strategia militare Usa, a scarto ridotto ma non troppo. Il capo della Casa Bianca sarà accompagnato dal segretario alla Difesa, Leon Panetta, e dal capo di Stato Maggiore Martin Dempsey. Le indicazioni del presidente serviranno al Pentagono per operare i tagli necessari al budget militare a stelle e strisce nei prossimi dieci anni.
Secondo fonti che vogliono restare anonime, la revisione della strategia militare sarà incentrata sulla capacità di rispondere alle possibili minacce che provengono da Oriente sul piano navale e aereo. La tensione nel Pacifico è molto alta con la Cina e così nello Stretto di Hormuz l’Iran sta giocando una pericolosa partita a scacchi. Insomma, verranno ridotte necessariamente le forze di terra che attualmente (e in passato) hanno condotto larghe campagne antiterrorismo. Le truppe di terra saranno più contenute e agevoli e dovrebbero comunque permettere agli Usa di centrare l’obiettivo di mantenere un ruolo di spicco nell’area del Pacifico.
Presenza militare inalterata delle forze navali del Pentagono nel Golfo Persico. Anzi, adesso più che mai dopo le ultime prove di muscoli da parte di Teheran. Secondo la strategia a stelle e strisce, gli americano dovranno essere pronti a spegnere sul nascere ogni tentativo iraniano di interferire o distruggere le attuali rotte per il commercio mondiale del greggio. Allo stesso tempo, gli Usa vigileranno per impedire alla Cina di ottenere il predominio assoluto sull’area del Pacifico.
Barack Obama l’aveva già accennato nel mese di novembre: saranno rafforzate le unità dei Marines in Australia. Pechino aveva risposto in modo piccato, parlando della possibilità di una nuova guerra nel Pacifico. Fatto sta che gli americani hanno tutta l’intenzione di sostenere i vicini dell’Impero Celeste, affinché siano più forti e determinati nel rispondere alle eventuali minacce provenienti dalla Cina.

(Credits: AP Photo/Evan Vucci, File)
Sui drastici tagli che si preannunciano all’orizzonte del budget Pentagono, alcuni analisti però scelgono la via della cautela e in realtà preferiscono parlare di minori tagli alla spesa, addirittura inferiori di quanto fu tagliato dopo la fine della Guerra Fredda e delle guerre di Corea e Vietnam. Secondo lo stesso Leon Panetta, una riduzione di 1000 miliardi sarebbe un disastro per la sicurezza nazionale, ma tagli per quest’anno tra i 450 e i 500 miliardi di dollari sono più che sostenibili. Ma che il comparto militare sia in crisi è fuori di dubbio.
Mercoledì 4 gennaio, la Boeing ha annunciato che chiuderà la fabbrica di Wichita, che finora ha prodotto aerei militari per il rifornimento di carburante in volo. Una mossa in previsione della contrazione dei contratti firmati dal Pentagono. Così, la “capitale aerea del mondo” - come è stata ribattezzata la città nel Kansas - nel 2012 chiuderà i battenti e i suoi 2.160 lavoratori saranno rilocalizzati oppure mandati a casa. A Wichita in questo momento i war games nel Golfo Persico sembrano essere lontani anni luce.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Giovedì 5 Gennaio 2012


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