
(Credits: Epa/J.L. Cereijido)
Seven seconds. E’ il successo mondiale che ha incoronato il senegalese Youssou N’Dour a star del palcoscenico musicale internazionale, vendendo 1 milione e mezzo di copie. Oggi, a distanza di qualche anno, il cantante ha fatto strada, ma non solo in musica. Il recente annuncio di candidarsi per le prossime presidenziali in Senegal fa di Youssou N’Dour una stella nascente della politica africana, anche se - in fondo - in quel contesto si è sempre sentito a suo agio.
Una star prestata alla politica o un politico puro prestato alla musica? E’ difficile sciogliere l’enigma di Youssou N’Dour, che con il nuovo anno ha annunciato la sua candidatura ufficiale per diventare presidente del Senegal. A Dakar si vota il 26 febbraio e sono in molti a scommettere che questa volta il giurassico capo dello Stato, Abdoulaye Wade (classe 1926), non verrà rieletto. Troppo forte il carisma di Youssou N’Dour. Un marchio che dura ben più a lungo dei famosi “7 secondi” della sua canzone.
Amato e venerato dal suo popolo, Youssou nasce a Dakar, nel quartiere Medina, nel 1959. Resta a vivere con i genitori (stile bravo ragazzo) anche nei primi anni del suo successo, quando era una giovane promessa della musica mbalax, e un abile percussionista griot. Non fuma, non beve e si professa un buon musulmano, moderato e scrupoloso. E, sin da subito, dichiara attraverso la musica e le interviste di essere profondamente legato alla terra. La sua. Innamorato del Senegal, non ha mai mancato di utilizzare i palcoscenici della musica internazionale per sottolineare la necessità di un impegno profondo per risollevare il suo Paese dagli abissi nei quali è sprofondato.
Educazione, salute, diritti civili e umani, lotta senza quartiere alla corruzione. Il Senegal è un Paese povero e complicato e Youssou N’Dour diventa presto il suo simbolo positivo o - come l’hanno definito in tanti - “l’unico prodotto esportabile” di Dakar. In una recente intervista al quotidiano La Repubblica, il cantante-politico sottolinea questo legame alla Terra e promuove il suo manifesto per un nuovo Senegal: “La salute, la lotta alla povertà, l’educazione, i diritti umani. Sono i temi su cui insisto da 30 anni dai palcoscenici di tutto il mondo - dice al quotidiano italiano - ma importanti saranno le relazioni internazionali tessute nel corso degli anni. Il Senegal non sarà isolato: incrementerò scambi internazionali e investimenti stranieri”.
Insomma, Youssou N’Dour punta a sfruttare l’immagine dei duetti famosi, come quello con Peter Gabriel, per spostare l’attenzione del mondo sul Senegal, perché “è il mio popolo che mi ha scelto”, dice orgoglioso il cantante, che oltre a essere un’icona del pop è anche - e soprattutto - un ricchissimo tycoon. Youssou N’Dour possiede un vero e proprio impero mediatico in Senegal, fatto di radio e giornali e una televisione. Il gruppo si chiama Futur Médias, un gioiellino che vale miliardi e nei quali spicca la radio, principale fonte di informazione e comunicazione in Africa, dove le televisioni sono ancora pochine e le care vecchie onde FM la fanno ancora da padrone.
Mescolate attentamente il peso dei media in suo possesso, i soldi personali investiti nella campagna elettorale e l’amore incondizionato della sua gente, ed ecco che viene fuori un presidente nuovo di zecca. Praticamente Youssou N’Dour sta solo aspettando la nomina ufficiale tra poco più di un mese. Intanto, una delle sue ex ballerine, la senegalese Khady Diaw, a novembre viene arrestata in Italia durante una retata anti droga. Ma lui non rilascia dichiarazioni. Non è la prima volta per lei, già rimasta coinvolta in altri arresti per spaccio di eroina e cocaina. Insomma, il Senegal all’estero viene ancora associato al giro della criminalità organizzata e al traffico di stupefacenti e sarà dura per Youssou cambiare questa immagine.
Nonostante questo, ci proverà come ha sempre fatto. Era la fine di marzo del 2008 e Youssou sosteneva come testimonial la candidatura di Milano per l’Expo 2015. In quell’occasione, l’artista-imprenditore non ha mancato di rivolgere un accorato appello ai delegati: “Quello di Milano - ha detto - è un progetto importante per dare lavoro all’Africa. Non date aiuto, ma lavoro attraverso il microcredito”.
L’Africa prima di tutto e sopra tutto. Una stella che non diventerà certo cadente come chi ha già percorso (senza successo) quel cammino. In molti ricorderanno, infatti, che un’altra star africana del jet set, George Weah, dal campo di pallone era sceso nell’agone della politica per candidarsi alla presidenza della Liberia. Ma al secondo turno, il “campione” si trovò davanti Ellen Johnson-Sirleaf, premio Nobel per la Pace nel 2011 e attuale capo dello Stato liberiano. Per lui non ci fu alcuna speranza e abbandonò la scena politica.
Youssou N’Dour, invece, ha già dimostrato che la politica è il suo pane, assieme all’arte. Il suo successo alle elezioni del 26 febbraio potrebbe far davvero cambiare musica e ritmo al Senegal. O, almeno, i presupposti sono quelli giusti.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Giovedì 5 Gennaio 2012


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