
Mitt Romney in New Hampshire (Credits: LaPresse/Andy Jacobsohn)
L’ultimo dibattito è stato un fuoco di fila contro di lui. Per una volta, tutti gli altri candidati non si sono scagliati uno contro l’altro, ma hanno preso di mira il favorito, nel tentativo di bloccarne la corsa. Invano. Il vantaggio di Mitt Romney è sempre più saldo nei sondaggi in New Hampshire, lo stato dove si vota per le primarie martedì e che dovrebbe dargli un 2 a 0 (dopo la vittoria in Iowa), viatico per una terza (e forse decisiva) vittoria in South Carolina, la settimana dopo.
Anche le cronache degli inviati dei grandi media dicono che a Manchester non ci sarà storia. Molti giornalisti hanno disdetto le loro camere d’albergo: saltano l’appuntamento con queste primarie e si dirigono subito nel luogo delle prossime (South Carolina) perché sanno che lì c’è molto da raccontare (e da scoprire).
Se l’ex govenatore del Massachusetts dovesse vincere anche a Columbia, come indicano i nuovi sondaggi, la strada per la nomination sarebbe spianata. Già a fine gennaio dovrebbe essere sicura la sua vittoria e a metà aprile potrebbe arrivare la certezza matematica con la conquista del numero di delegati necessari. A quel punto, dovrebbe impiegare le sue energie per concentrarsi subito nella campagna contro Barack Obama.
Lo staff di Mitt Romney è convinto che ormai i giochi siano fatti. Ma, nel suo quartier generale serpeggiano già le preoccupazioni in vista del duello per la Casa Bianca. In particolare, c’è il timore che le attuali divisioni in campo repubblicano (fisiologiche, visto la contesa, ma molto profonde, visto la diversità di approccio - anche ideologico - dei candidati) possanno rimanere anche dopo la nomination per Romney e danneggiarlo nella corsa alla presidenza.
Un assaggio si è visto nei due dibattiti televisivi del week end. Specialmente nell’ultimo, quello domenicale, dove i potenziali rivali ancora in corsa, Rick Santorum e Newt Gingrich non hanno risparmiato attacchi contro Romney.
Il primo - che dopo l’exploit in Iowa ha visto salire il suo consenso in South Carolina (19% nei sondaggi, terzo dopo Newt Gingrich con il 23% e dopo Mitt Romney con il 30%), ma non in North Carolina (dove è fermo all’8% contro il 35 di Romney e il 20 di Ron Paul) - lo ha criticato (come era prevedibile) per le sue posizioni troppo permissive sui temi come aborto e famiglia. “Quando i tempi saranno duri, avremmo bisogno alla Casa Bianca di uno strenuo difensore dei valori morali”, ha detto l’ex senatore della Pennsylvania, punto di riferimento dei conservatori sociali.
Il secondo, Newt Gingrich, invece ha cercato di rendergli pan per focaccia, accusandolo di essere (in pratica) un politico di professione. “Tu sei in corsa per qualche seggio almeno dagli anni ‘90″ - ha detto l’ex Speaker della Camera, nel tentativo di ribaltare le accuse di essere un vecchio volpone della politica, tesi che è stata alla base della campagna di spot negativi finanziati da un comitato elettorale vicino a Romney e che - di fatto - ha affondato la candidatura di Gingrich.
Non solo. Newt Gingrich ha tirato fuori anche altre accuse, quelle che probabilmente i democratici utilizzeranno contro Mitt Romney (se dovesse avere la nomination): e cioè che lui non è un creatore di posti di lavoro, ma al contrario, uno che, nella sua vita, ha prodotto soprattutto disoccupazione.
Il riferimento è all’attività di Romney quando era a capo della Bain Capital, una società che acquistava, ristrutturava (con conseguenti licenziamenti del personale) altre società prima di rivenderle al migliore acquirente.
L’ex Speaker della Camera tenterà l’ultimo assalto contro Mitt Romney a colpi di spot (così come Romney aveva fatto con lui). Un Super Pac, un comitato elettorale che lo appoggia, ha deciso di stanziare cinque milioni di dollari in una campagna pubblicitaria incentrata sulle ricchezze e il business dell’ex governatore del Massachusetts con la Bain Capital. Ci saranno anche le testimonianze di alcune persone che hanno perso il loro lavoro. Romney sarà ritratto come un imprenditore senza scrupoli.
Mitt Romney sente che questo potrebbe essere il suo fianco scoperto. Cerca di presentarsi alla gente come un ordinary man, ma i suoi rivali (e anche gli strateghi della campagna di Barack Obama) invece punteranno a raffigurarlo in altro modo: il figlio di un importante manager della General Motors, diventato poi governatore del Michigan e sbarcato a Washington con importanti incarichi pubblici; un uomo che grazie a questa eredità è da sempre inserito nell’establishment e nei circoli finanziari più esclusivi, molto distante dai bisogni, dai sentimenti e dalle aspettative dell’americano medio. “Abbiamo bisogno di una persona comune alla Casa Bianca, non di un miliardario“, ha detto Newt Gingrich nel dibattito televisivo.
Le primarie repubblicane sembrano chiuse per i sondaggi, ma non la lotta dentro il GOP. E questo può essere il grande problema per Mitt Romney in vista della campagna per la Casa Bianca.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Lunedì 9 Gennaio 2012


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.