- Tags: Afghanistan, alleati, caduti, guerre di pace, iraq
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La tendenza è stata registrata per tutta la durata del 2011 ma ora il dato è ufficiale. Per la prima volta in dieci anni di guerra afghana le perdite alleate hanno registrato un forte calo, pari al 20 per cento. Nell’anno che si è appena appena concluso i caduti sono stati 566 contro i 711 del 2010 e i 521 del 2009 secondo i dati riportati dal sito icasualties che riporta anche i soldati uccisi per cause diverse dal combattimento e dalle azioni nemiche ma che in alcuni casi non tiene conto di caduti non strettamente militari quali gli agenti dei servizi segreti.
Dettagli che non alterano un andamento positivo per le forze alleate in Afghanistan specie alla luce del progressivo disimpegno militare previsto da oggi al 2014 e delle trattative che sembrano poter decollare con i talebani. Nel 2011 sono calate le perdite anche dei singoli contingenti. Meno caduti per gli Stati Uniti (417 contro 499), per i britannici (46 contro 103), per gli italiani (9 contro 13) e complessivamente meno per tutti gli alleati degli anglo-americani con 102 caduti contro 109: una differenza minima che conferma ancora una volta come i combattimenti in Afghanistan siano perlopiù a carico delle truppe di Londra e Washington.
Il calo dei caduti tra le truppe alleate alleate avviene tra l’altro in un anno di picco della presenza militare internazionale che nell’estate scorsa raggiunse i 140 mila soldati ma a ridurre le perdite avrebbero contribuito almeno due fattori. Un maggior impiego in prima linea delle forze afghane e l’aumento delle misure di sicurezza adottate contro gli attacchi talebani e soprattutto contro gli attentati effettuati con ordigni improvvisati (IED) che hanno ucciso nel 20111 252 militari alleati contro i 368 dell’anno precedente. Grazie a mezzi più protetti e all’impiego di velivoli teleguidati per individuare e attaccare gli attentatori la percentuale di caduti alleati provocati dagli ordigni piazzati lungo le strade è scesa dal 61 per cento del 2009 al 59 nel 2010 e al 51 per cento l’anno scorso.
Anche in Iraq, dove nelle settimane scorse è stato completato il ritiro statunitense, il 2011 ha visto un forte calo delle perdite tra i militari americani: 54 morti contro i 60 del 2010 e i 150 del 2009 per un totale di 4.484 caduti dal 2003 che salgono a 4.802 contando anche le perdite dei contingenti alleati inclusi 33 italiani morti tra l 2003 e il 2006. In Iraq l’anno scorso è in realtà crollato il numero generale dei morti nelle violenze sceso a 2.645 iracheni uccisi rispetto ai 3.605 del 2010. Secondo i dati forniti dai ministeri di Interno, Difesa e Sanità il mese di dicembre è stato tra quelli con meno vittime, appena 155, dall’invasione del Paese che ha portato al rovesciamento di Saddam Hussein, nel 2003.
Nel 2011 sono stati uccisi 1.578 civili, 609 poliziotti e 458 soldati e in totale i feriti sono stati 4.413. Nel solo 2007 i morti erano stati 17.956. Una tendenza positiva che rischia di rovesciarsi in Iraq dopo le tensioni tra sciti e sunniti esplose anche dentro il governo di Baghdad subito dopo la partenza dell’ultimo soldato statunitense e che ha già provocato un’escalation di sanguinosi attentati.
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Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Lunedì 9 Gennaio 2012


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