
Aung San Suu Kyi consegna il premio per il miglior doc al Film Festival per l'arte della Libertà, Rangoon (Ansa/EPA/Nyein Chan Naing)
Aung San Suu Kyi, sorridente e nelle sue vesti colorate e fini, consegna un premio al Film Festival sull’arte della Libertà a Rangoon. Non è un miraggio, è quanto è accaduto pochi giorni fa in Birmania.
Che qualcosa nel Paese dell’Asia sudorientale stia cambiando, con le dovute cautele del caso, lo sa anche lei, la sessantaseienne leader dell’opposizione, che conferma che si presenterà per un seggio nel Parlamento birmano.
Secondo la portavoce della Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd), Nyan Win, Suu Kyi concorrerà nel distretto Kawhmu a Rangoon, la maggiore città del Paese, Capitale del Paese fino al 2005 quando la giunta militare in tutta fretta trasferì la sede del governo a Naypyidaw, città più centrale e lontana dalla costa (e da eventuali attacchi via mare), in seguito a strategie militari e a una profezia degli astrologi che prevedeva la distruzione di Rangoon.
La Nobel per la Pace, appena nominata presidente della formazione, punta così a diventare la leader dei gruppi d’opposizione nel Parlamento.
Grazie al lento processo di riforme avviato dall’ex giunta militare, Suu Kyi, dagli arresti domiciliari interrotti nel novembre 2010 e dagli anni passati a resistere all’accanimento politico contro di lei, passa a un possibile ruolo nel governo della Birmania, se conquisterà un seggio nelle elezioni suppletive del prossimo primo aprile.
Secondo fonti della presidenza birmana la leader dell’opposizione potrebbe ottenere una carica “adeguata” nell’amministrazione del Paese ed “esiste la possibilità che sia nominata al governo”. Il presidente Thein Sein, secondo Nay Zin Latt, consigliere della presidenza birmana, “vuole che le prossime elezioni parziali siano libere e giuste”.

Aung San Suu Kyi con William Hague a Rangoon (Ansa/EPA/Nyein Chan Naing)
Co-fondata più di 20 anni fa da Aung San Suu Kyi, la Lnd vinse le elezioni nel 1990, un risultato che avrebbe dovuto farla diventare premier. Ma da allora la leader del movimento ha invece passato gran parte dei suoi anni privata della libertà. Nel 2010 il regime sciolse la Lnd per aver boicottato le elezioni e solo lo scorso dicembre è stata di nuovo riconosciuta come partito legittimo. La stessa Suu Kyi ha avuto il via libera a presentarsi alle elezioni di aprile solo il 5 gennaio, al termine di una maratona amministrativa durata mesi.
“Penso che ci sarà una elezione pienamente democratica”, ha dichiarato la Signora in quell’occasione, precisando di avere “fiducia nel presidente”: “La cosa più importante è che Thein Sein è un uomo onesto, capace di assumersi dei rischi se ritiene che ne valga la pena”.
Il voto del primo aprile dovrà assegnare un totale di 48 seggi (di cui 40 alla camera bassa, sei alla camera alta e due nelle assemblee regionali) per rimpiazzare le personalità elette nel 2010 che sono state nominate ministri o viceministri.
La donna più temuta dai generali birmani comincerà presto la campagna elettorale, percorrendo in lungo e in largo un Paese nel quale è rimasta isolata per sette anni, ovvero il periodo trascorso agli arresti domiciliari.
Intanto, dopo la visita storica del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, giunta in Birmania a fine 2011, Suu Kyi ha avuto nei giorni scorsi un altro epocale incontro a Rangoon con il ministro degli Esteri britannico, William Hague.
Ieri inoltre l’Australia ha deciso di alleggerire le sanzioni applicate contro alcuni alti esponenti del regime birmano, con l’obiettivo di incoraggiare il Paese a proseguire sulla strada delle riforme democratiche, seppur rimanga in vigore l’embargo alla vendita di armi e le sanzioni finanziarie.
- Martedì 10 Gennaio 2012

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