Il 2011 verrà ricordato come l’anno della Primavera Araba. Rivolte con effetto domino sono scoppiate nei Paesi islamici, a cominciare dalla Tunisia, dove la morte di Mohamed Bouazizi, che si è dato fuoco per protestare contro il regime di Ben Alì, ha in breve portato alla caduta del raìs. Così pure in Egitto, dove dopo le manifestazioni di protesta e le violenze di massa in Piazza Tahrir, Hosni Mubarak ha rassegnato le dimissioni.
In Libia ci sono voluti mesi di guerra per far finire la lunga epoca di Gheddafi, ucciso dai ribelli di Bengasi a ottobre. Ma rivolte sono anche scoppiate in Bahrein e in Yemen e in Siria, dove ancora si continua a morire, mentre Bashar Al Assad resta al potere. In tutti i Paesi arabi, complice la tecnologia e la possibilità di comunicare velocemente gli uni con gli altri, il vento delle proteste contro i regimi ha riempito di incubi le notti dei dittatori.
Ma a distanza di un anno, cosa resta della Primavera Araba, e come è cambiato il volto dei Paesi che ne sono stati scossi? In Tunisia, Marocco ed Egitto si sono aperte le urne e, in tutti e tre i casi, hanno spopolato i partiti islamici, facendo nascere qualche preoccupazione sul futuro del loro assetto democratico. La paura è che ai vecchi raìs se ne sostituiscano di nuovi, magari con la sharia sotto il braccio.
In Libia, Gheddafi e i suoi uomini hanno combattuto fino all’ultimo respiro e solo l’intervento della Nato ha deciso di chi dovesse essere la vittoria. Tripoli si è data un nuovo governo transitorio, che dovrà riscrivere la Costituzione, ma per ora regna ancora il caos. In Siria le vittime ufficiali secondo le Nazioni Unite sono 5.000. Ma, nonostante la pressione dei Fratelli della Lega araba, Assad non ha alcuna intenzione di dimettersi, mentre proseguono le violenze e il bilancio delle vittime aumenta drammaticamente, giorno dopo giorno.
[...] Questo sensibile aumento di censure dimostrate (i dati infatti si riferiscono esclusivamente a casi le cui cause siano state chiaramente collegate ad episodi di censura ai danni di giornalisti o di cybercittadini) è spiegato dal fatto che nel 2011 i cybercittadini, così come i giornalisti, si sono esposti in prima linea nel web per tentare di limitare la censura, in particolare per quanto riguarda i cambiamenti politici che hanno riguardato il mondo arabo; il web infatti è stato il canale principale per veicolare la Proteste dellaPrimavera Araba. [...]
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Il 14 Marzo 2012 alle 18:48 • 12 Marzo 2012 Giornata Mondiale Contro La Censura su Internet | Seo Marketing News - Primaposizione.it ha scritto:
[...] Questo sensibile aumento di censure dimostrate (i dati infatti si riferiscono esclusivamente a casi le cui cause siano state chiaramente collegate ad episodi di censura ai danni di giornalisti o di cybercittadini) è spiegato dal fatto che nel 2011 i cybercittadini, così come i giornalisti, si sono esposti in prima linea nel web per tentare di limitare la censura, in particolare per quanto riguarda i cambiamenti politici che hanno riguardato il mondo arabo; il web infatti è stato il canale principale per veicolare la Proteste dellaPrimavera Araba. [...]
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