
Newt Gingrich e Mitt Romney (Credits: AP Photo/Paul Sancya)
di Mattia Ferraresi
Per Mitt Romney la vittoria in New Hampshire era un fatto scontato, il problema era semmai quantificare il margine, completare con una vittoria ampia in casa il successo risicato nella trasferta dell’Iowa. Con quasi il quaranta per cento dei voti, l’ex governatore del Massachusetts ha compiuto la missione e mette le basi per mettere le mani sulla nomination fra la South Carolina e la Florida, tutto nel mese di gennaio.
Al secondo posto in New Hampshire s’è piazzato Ron Paul (22,9 per cento), l’impresentabile libertario che già aveva avuto un buon exploit nel caucus dell’Iowa. In un comunicato ufficiale, il portavoce del deputato del Texas ha chiesto agli altri candidati di ritirasi dalla corsa per non disperdere voti, come se la piattaforma plitica dell’uomo che vuole abolite la Fed e legalizzare l’eroina potesse farne un credibile anti-Romney.
Jon Huntsman è arrivato terzo (16,9 per cento), il che significa per lui un’estensione della campagna almeno fino alla South Carolina.
Al quarto posto sono sostanzialmente appaiati Newt Gingrich e Rick Santourm, con l’ex speaker della Camera una mezza ruota davanti all’eroe conservatore premiato dalla destra religiosa a Des Moines e dintorni. Con questo voto Santorum ritorna nella nicchia dalla quale era venuto, mentre Gingrich continuerà ancora per un po’ a orchestare la campagna di attacchi senza quartiere a Romney.
Domani esce in South Carolina la versione estesa del minidocumentario “The King of Bain“ pagato dal suo Super Pac “Winning our Future” e chi lo ha già visto in anticipo, ad esempio i giornalisti di Bloomberg, parla di un attacco all’altezza del trailer in termini di durezza.
Ma visto la natura sanguigna e a tinte sociali del conservatorismo del “Palmetto State”, Gingrich ha già pronta una nuova tavolozza per dipingere i suoi attacchi contro il candidato che ieri ha aggiunto un ulteriore marchio alla propria inevitabilità. La settimana prossima Gingrich parlerà molto di aborto e matrimonio gay, temi sui quali Romney non eccelle in coerenza. L’ex speaker rischia però di essere ormai troppo lontano dal candidato in fuga per fare davvero male.
- Mercoledì 11 Gennaio 2012

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Commenti
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Il 11 Gennaio 2012 alle 14:47 rightwrong ha scritto:
Una sola piccola considerazione. Quelle degli USA sono delle primarie vere, in cui veramente c’e’ una selezione della specie e prevale (potenzialemnte) quello che risucira’ ad avere maggiori possibilita’ di prevalere sul candidato avversario. Mi ricordano da vicino le varie Primarie indette dai partiti nostrani (PD in particolare) in cui il candidato premier viene prima identificato dagli organi di partito, e poi gli si fa ottenere il plebiscito (un po’ meno del 100% per non apparire eccessivamente bulgari)del popolo (della sinistra nel caso specifico).
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