
il trionfo di Mitt Romney in New Hampshire (Credits: LaPresse)
La scontata vittoria di Mitt Romney in New Hampshire gli procura la benzina necessaria per affrontare con ragionavoli speranze di successo il viaggio verso le primarie del South Carolina. Per il candidato favorito, la prima tappa a sud potrebbe risultare decisiva per la nomination repubblicana. Il responso del voto di Columbia dirà se l’ex governatore del Massachusetts è in grado di vincere su di un terreno poco consono alle sue caratteristiche, dove le sue debolezze (politiche) rischiano di essere ancora più evidenti e le sue virtù, invece, non dovrebbero essere esaltate, ma anzi, quasi oscurate.
I pilastri (elettorali) attorno ai quali ruotano buona parte dei voti della South Carolina sono la fede religiosa e il lavoro. La prima perché l’influenza soprattutto degli evangelici è molto forte in questo stato. Il secondo, invece, perché a differenza dell’Iowa e del New Hampshire, qui la crisi economica ha provocato una discreta emorragia di posti di lavoro. Sono due temi delicati per Mitt Romney, quasi due nervi scoperti. Per lui, finanziere (in una terra con un alto tasso di disoccupazione) e mormone (chiesa guardata con diffidenza dalle altre confessioni cristiane), la sfida della South Carolina si annuncia ardua, anche se gli ultimi sondaggi lo davano in vantaggio.
Prima di tutto Mitt Romney dovrà convincere i conservatori sociali che le sue posizioni sull’aborto sono un passato ormai sepolto. Gli evangelici non si fidano, nonostante tutte le dichiarazioni Pro - Life fatte dall’ex governatore del Massachusetts, e nonostante tutte le rassicurazioni date in un incontro faccia a faccia nella sua residenza di Boston con i leader dei movimenti evangelici. Pensano che Romney si stia muovendo per opportunità e non per convinzione. Per questo, i suoi consiglieri politici gli hanno detto di marcare molto l’aspetto religioso nei suoi commenti e discorsi; una dimostrazione di fedeltà ai principi e ai valori della Fede. Sarà sufficiente?
Al varco, lo aspettano i rivali che puntano ad avere i voti dei conservatori sociali: Newt Gingrich, Rick Santorum e Rick Perry. Tutti e tre hanno discrete chance per conquistarli. L’ex Speaker della Camera - grazie all’apporto di un Super Pac - avrà a disposizione una campagna di spot pubblicitari milionaria in South Carolina con cui intede atttaccare Mitt Romney anche su questi temi. L’ex senatore della Pennsylvania, dopo la discreta ma non certo esaltante prestazione in New Hampshire, si è già buttato in un tour elettorale porta a porta nel nord dello stato, laddove il voto degli evangelici è più forte. Il governatore del Texas è infine l’uomo forse più vicino a questi movimenti religiosi, ma le sue chance di vittoria sembrano essere nulle.
Per Gingrich e Perry, se dovesse andare male il voto in South Carolina ci sarebbe solo un soluzione: abbandonare la corsa per la nomination.
Per questo tenteranno il tutto per tutto. Continuando ad attaccare Mitt Romney sul suo passato con la Bain Capital. In uno stato dove sono molti i senza lavoro, presentarlo come un finanziere senza scrupoli che ha passato la vita a licenziare dipendenti della società che comprava, ristrutturava e rivendeva, potrebbe essere la tattica giusta per metterlo in seria difficoltà. In New Hampshire, questa offensiva è stata sostanzialmente respinta. In South Carolina potrebbe dare frutti migliori. Per questo Romney ha già preparato il controattacco: tre milioni e mezzo di dollari di un comitato elettorale che lo appoggia investiti in una campagna pubblicitaria sulle radio e le televisioni locali.
La South Carolina rischia quindi di essere quasi decisiva. Se Mitt Romney dovesse vincere, dimostrebbe di essere un candidato in grado di unificare tutte le varie tendenze dell’universo repubblicano: dai conservatori tradizionali al Tea Party, dagli indipendenti a qualche piccolo spezzone di elettorato legato ai movimenti religiosi. Se prevalesse, questo poi significherebbe la fine della corsa per Newt Gingrich e Rick Perry e la possibile ascesa di Rick Santorum come candidato dei conservatori sociali, ma più un nome di bandiera che un vero rivale.
Rimarrebbe infine il terzo (o meglio, secondo) incomodo: Ron Paul. Che alcuni sondaggi danno in grado di gareggiare anche con Barack Obama, ma non appare in grado di preoccupare Mitt Romney.
Insomma, da Columbia (South Carolina) passa la strada che porta a Tampa (Florida, convention repubblicana) e poi, forse a Washington.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Mercoledì 11 Gennaio 2012


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