
L’indirizzo della villetta è appropriato per una famiglia di origini antifasciste, degasperiana nel Trentino bianco: Rione 2 giugno, via Primo maggio. Qui nel 1985 bussò un ventisettenne supervitaminizzato con baffoni alla Magnum P.I., il protagonista di un telefilm in voga in quegli anni. Non era atteso, disse solamente: «Sono Rick». Anche perché non proferiva una parola d’italiano. All’interno Maria Malacarne intuì che doveva trattarsi di uno dei nipoti di suo zio Tony, all’anagrafe Pietro, che negli anni Venti aveva lasciato Riva del Garda per cercare fortuna in America. L’uscio si schiuse e Rick entrò sorridente con i suoi bagagli. Chiese a gesti di bere un bicchiere d’acqua e pronunciò una parola in italiano: «Ghiaccio». Quindi, senza troppi preamboli, mostrò alla «zia» le mutande. Lei intuì l’urgenza di un bucato.
Per i parenti che lo hanno conosciuto in quella lontana estate Rick è ancora questo, lo spalluto quarterback del college dai modi diretti, molto più statunitensi che trentini. A quasi trent’anni da quella improvvisata nella terra d’origine, Rick, alias Richard John Santorum, 53 anni, è diventato uno dei leader più amati e controversi del Partito repubblicano statunitense, noto per le sue idee omofobe e rigidamente antiabortiste. Per lui, cattolicissimo e gradito in Vaticano, la società e l’economia americane dovrebbero riportare al centro la famiglia (lui ha sei figli) e con queste idee da socialconservatore (è favorevole al taglio delle tasse e della spesa federale, però anche all’assistenza medica pubblica) è diventato deputato a soli 32 anni, quindi senatore e governatore della Pennsylvania, dove suo nonno Pietro emigrò nel 1923 per fare l’operaio e poi (con la Grande depressione) il minatore. Il suo nome ha superato i confini nazionali la settimana scorsa grazie a un exploit nella corsa alla nomination per la candidatura repubblicana alle presidenziali degli Usa.
Nella sua famiglia italiana gira un libriccino del 1998, Letters to Gabriel, con la prefazione di Madre Teresa di Calcutta, scritto dalla moglie Karen Garver subito dopo la morte, a poche ore dal parto, di uno dei loro bambini. Rick, si legge, ne portò a casa il corpicino per mostrarlo agli altri figli. «Non capisco il senso di quel gesto» obietta Michela Santorum, affabile cugina di Rick e docente in un liceo di Riva del Garda. Il fratello Lorenzo, direttore didattico nelle scuole per l’infanzia, molto informato sulle posizioni del parente americano, commenta: «Una delle figlie è affetta dalla sindrome di Turner e lui si batte perché i ragazzi disabili siano inclusi nella società. Dà speranza a molte famiglie. Però non condivido molti altri punti del suo programma». Alessio Zanoni, 44 anni, assessore Pd al Patrimonio di Riva del Garda, un altro cugino di Rick, sorride: «Politicamente non siamo molto in sintonia. Mi sento più vicino a Barack Obama. Per fortuna non avrò l’imbarazzo della scelta». Sorpresa: se Santorum si candidasse a Riva, farebbe fatica persino a conquistare i consanguinei.
Però in famiglia tutti ricordano con simpatia quel ragazzo alla ricerca delle sue radici e che voleva portare i saluti del nonno anche ai congiunti più anziani. «Non sembrava certo bigotto» ricorda Michela. «Amava divertirsi e apprezzava le bellezze nostrane. Una sera lo sentii esclamare: “Cute”, carina: aveva visto in tv la giornalista Tiziana Ferrario». Gesticolando, spiegava ai cugini le canzoni di Carly Simon e quelle di Crosby, Stills, Nash & Young. La sera Rick scendeva sul corso con Lorenzo per il classico struscio. Conquiste? «Beh, non avrebbe avuto difficoltà, ma non ricordo di sue fidanzate rivane» confida il cugino.
L’anno dopo Rick tornò con la madre «Kay» Catherine Dughi, classe 1918, infermiera di origini italoirlandesi. Era lei che in casa portava i pantaloni (e non solo metaforicamente). «Le faccende di casa le sbrigava il marito Aldo» ricorda la zia Maria Malacarne, ex insegnante, che dei Santorum è stata ospite anche in Florida e in Pennsylvania. Kay, alta, dritta come un fuso, sembra nella descrizione dei parenti una di quelle arzille vecchiette del film Cocoon, capace di sfilare in passerella a 70 anni suonati e di visitare da sola l’Alaska a 90. A Riva del Garda la ricordano tutti in giardino con le lunghe gambe distese al sole mentre in casa le altre donne erano indaffarate nei mestieri.
Madre a parte, nelle sue dichiarazioni politiche Rick cita spesso il ramo maschile della famiglia e in particolare Pietro Santorum, l’avo emigrante. «Mio nonno scappò da Mussolini, perché credeva nella libertà» ha detto dopo i Caucus in Iowa. La realtà è forse più prosaica. «Mio zio Pietro se ne è andato, come tanti altri, soprattutto per fame» rammenta un campione della Resistenza cattolica, il novantacinquenne don Giovanni Parolari. «Faceva il portalettere come mio padre e allora non era un mestiere sicuro, visto che le poste di Riva erano gestite da una società privata».
Negli Usa la famiglia Santorum si mise a gestire anche una mensa per minatori, i ragazzi (Bruno, Aldo e Carla) ai tavoli e mamma Maria in cucina (non avendo la cittadinanza non poteva stare in sala). Poi Aldo, durante la Seconda guerra mondiale, si arruola nell’Army air corps (l’aviazione dell’esercito, dove viene impiegato nella riparazione degli aerei) e, di ritorno, ottiene una borsa di studio per laurearsi in psicologia e dedicarsi ai reduci di guerra in un ospedale della Veteran administration (qui conobbe la moglie Kay). I suoi tre figli hanno studiato tutti. Rick scienze politiche (con dottorato in legge) e nel 1985, grazie a un corso di diritto a Firenze, è tornato anche nella terra d’origine per ricostruire l’albero genealogico. Con l’aiuto del sindaco di Riva del Garda, Adalberto Mosaner, e dei familiari del politico americano ci ha provato pure Panorama.
Dai cassetti e dai ricordi sono riemerse vite semplici e grame, storie di guerra e generosità: c’è la cugina missionaria laica in Bolivia, la prozia sfollata in Moravia e tornata ragazza madre con in grembo un figlio di padre slovacco, o le lettere dal fronte russo del parente soldato morto nella Grande guerra sotto le bandiere dell’Impero austroungarico con l’unica consolazione di una «bottiglietta d’acquavite».
Ma nelle vene di Rick non scorre solo sangue gardesano. Anche il nonno materno, Adamo John Dughi, ha origini italiane. Figlio di emigranti della provincia di Parma, a inizio ‘900 sbarcò negli Stati Uniti. Nel 1916 sposò una ragazza di origini irlandesi, Mayme Keane, e due anni dopo mise al mondo Kay. Adamo era figlio di Domenico Dughi e di Maria Luigia Lusardi, entrambi contadini di Montarsiccio, frazione di Bedonia, paese di 3.700 abitanti sospesi tra l’Emilia e la Liguria. Qui Kay e la sua famiglia sono tornati diverse volte, l’ultima negli anni Ottanta con Rick. Chi erano gli avi? I Lusardi sono stati una potente e ramificata casata nobiliare della zona che giurò fedeltà nel 1491 ai Landi, schiatta ghibellina del Piacentino.
Tra i numerosi discendenti, come rivela il censimento del 1815, c’erano anche «bigolotti» (da bigello, il bastone ricurvo che i mercanti appoggiavano al collo per trasportare la merce), commedianti e «orsanti» che girovagavano con orsi e scimmie ammaestrati, dal Veneto alla Svizzera.
I Dughi, invece, prendono il nome da una località della zona, e avevano diversi rami. Catherine discende dai «Caccin». Tra i castagni e le querce di Montarsiccio si trovano i ruderi del castello: sulla campana si legge: «Suona non per i Dughi e i Molinari, ma per i nobili Lusardi». In località Ca’ di Boso c’è un grumo di case, muretti a secco, campi di fieno, mucche da latte (dal quale si ricava il parmigiano) e cavalli bardigiani. E da qui sono partiti 100 anni fa gli avi di uno dei candidati alla nomination per la Casa Bianca. In un casale, ora abbandonato, è nato Adamo. Sul portale d’ingresso c’è un’incisione: D. L. 1904, sono le iniziali di Lazzaro Dughi, il trisavolo di Rick, che al contrario di figli e nipoti non partì per l’America.
Oggi a Ca’ di Boso i Dughi «Caccin» non esistono più. Dopo la morte di Lazzaro la dimora venne affidata a una parente, Linda Ratti, e infine venduta. Oggi Paola Elda Lusardi, figlia di Ratti, è l’ultima testimone del passaggio da quelle colline dei Dughi e dei Lusardi a stelle e strisce. Ha 87 anni, ma la mente è lucida, allenata dal vecchio mestiere di maestra: «Mi ricordo Catherine, parlava solo inglese e aveva doni per tutti. Spero che Rick possa vincere, perché darebbe lustro alla sua terra d’origine. Se perde, lo invito a pranzo. Potrà consolarsi con polenta e funghi, cinghiale e le trote del nostro torrente».
- Mercoledì 11 Gennaio 2012
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