
La cerimonia di giuramento di Barack Obama (Credits: LaPresse/Scott Andrews)
di Mattia Ferraresi e Michele Zurleni
L’arma (non tanto segreta) per arrivare alla Casa Bianca si chiama Super Pac: ovvero, Super Political Action Committee. E’ un strumento che permette di raccogliere milioni e milioni di dollari, fondi illimitati, da destinare al supporto della campagna elettorale di un candidato a patto che (formalmente) non vi sia alcun rapporto, alcun collegamento ufficiale tra il comitato e il candidato, o il suo staff. Devono essere indipendenti uno dall’altro. Ma chi ha a disposizione i soldi dei Super Pac ha molte probabilità di vincere la gara.
Follow the money era un suggerimento utile per interpretare la dinamica della politica americana molto prima dello scandalo Watergate e tale è anche oggi: avere grandi somme in tasca non garantisce a un candidato la vittoria, ma aiuta parecchio. Ne sa qualcosa Obama, che nel 2008 ha costruito la sua vittoria su una piattaforma da 730 milioni di dollari (più del doppio di quella dell’avversario, John McCain) e non nasconde di puntare per quest’anno alla cifra stellare di un miliardo di dollari
L’esempio più recente è relativo alle primarie in Iowa. Come ricorderete, le speranze di Newt Gingrich di vincere i caucus a Des Moines (e poi quelle di essere colui che avrebbe avuto la nomination) sono state affondate dall’offensiva mediatica di Restore Our Future Pac. Questo comitato ha speso migliaia e migliaia di dollari in spot negativi contro l’ex Speaker della Casa Bianca. Gingrich ha accusato Mitt Romney di essere dietro l’attacco del Pac perché Restore Our Future è nato per appoggiare Romney. L’ex governatore del Massachusetts si è difeso e si è trincerato dietro il fatto che se è vero che il comitato è dalla sua parte, è anche vero che non è diretto da lui.
Un piccola grande ipocrisia. Tutti quanti sapevano che molti dei soldi che Restore Our Future ha usato per l’offensiva pubblicitaria sono arrivati direttamente dalla Bain Capital, la società di cui Mitt Romney è stato il Numero Uno. I nuovi azionisti, anche qualche dipendente ha voluto dare una mano all’ex capo a diventare il presidente degli Usa.
I Super Pac nascono proprio così: da una controversa sentenza della Corte Suprema di un anno fa che ha dato una svolta al finanziamento della campagna elettorali federali dopo anni di discussione sull’efficacia degli strumenti fino ad allora esistenti.
Una legge del 2002 sui finanziamenti ai partiti concepita e sostenuta da John McCain e dal senatore democratico Russ Feingold aveva ridotto drasticamente il ricorso dei candidati a quella che in America si chiama soft money, il denaro a scopo elettorale che non viene donato direttamente a un singolo candidato, ma gli arriva attraverso la struttura del partito oppure tramite associazioni collegate. L’allora presidente George W. Bush aveva firmato la legge sui finanziamenti elettorali con una riserva sulla sua costituzionalità; l’attuale leader dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, aveva ingaggiato una battaglia senza quartiere contro una norma che, sosteneva il senatore, avrebbe limitato la visibilità dei candidati ledendo la libertà di espressione politica difesa nel Primo Emendamento alla Costituzione, lo scrigno dei diritti.
Prima dei Super Pac esistevano (esistono ancora) i Pac. Gruppi privati, che nascevano (nascono) per aiutare un politico ad essere eletto. Era lo strumento attraverso i quali società ed aziende, sindacati, gruppi di pressione e lobbisti, finanziavano il loro candidati. Potevano raccogliere donazioni singole non superiori ai 5.000 dollari all’anno per ogni livello di consultazione popolare (primarie, presidenziali ed elezioni generali), al di sotto dei 15.000 dollari (all’anno) per il partito preferito e, infine, era (è) permesso dare altri 5.000 dollari (annuali) come offerta per il Pac.
Il fatto è che, per alcuni, i Pac (per come sono regolamentati) avevano un difetto: il limite massimo di finanziamento. Chi era contrario alla normativa diceva che sarebbe bastato un candidato ricco di suo per sbaragliare i concorrenti (che, al contrario, non potevano avere troppi finanziamenti da altre fonti). Inoltre, c’era chi affermava che un politico dai tratti populisti avrebbe raccolto tantissime piccole donazioni (vedi Barack Obama nel 2008) mettendo in difficoltà chi aveva un programma politico meno coinvolgente. Chi invece era (è) favorevole ai limiti dei finanziamenti spiegava che toglierli avrebbe significato innondare di soldi delle corporation le campagne elettorali.
Ci ha pensato la Corte Suprema a derimere la questione, quando ha emesso la sentenza sul caso Citizen United vs Federal Election Commission, un gruppo di pressione conservatore contro la Commissione Federale per le Elezioni. I giudici hanno deciso che le corporation hanno il diritto di poter finanziare con tutti i soldi che vogliono le campagne elettorali dei candidati che vogliono perché anche per loro vale il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che garantisce libertà di espressione e di parola a tutti.
“Le corporation non sono persone e il denaro non è un discorso” - hanno commentato i critici della sentenza. Ma, ormai la Corte aveva deciso. E i Super Pac sono quindi nati. I fondi che possono raccogliere dalle aziende sono senza limiti e i singoli donatori possono trincerarsi dietro l’anonimato.
Nelle primarie repubblicane i Super Pac la fanno da padrone. Restore Our Future (che appoggia Romney) ha raccolto più di 12 milioni di dollari. Make us Great Again, che supporta Rick Perry, quasi 4 milioni di dollari. I Super Political Action Committees sono solo uno, probabilmente il più potente, egli strumenti di raccolta di soldi per le campagna elettorali.
All’ex speaker della Camera fa capo Winning our Future, SuperPac che ha scelto un nome molto obamiano nel tentativo di darsi un tocco di neutralità politica. Basta una rapida visita il sito web di questo comitato politico per rendersi conto che il suo unico obiettivo è quello di sostenere Gingrich infangando il più possibile il nome di Romney, il candidato favorito per la nomination repubblicana nonché il più ricco: in tasca ha 32 milioni di dollari provenienti dai canali tradizionali, alle quali vanno aggiunte le some raccolte dal suo SuperPac, che passano al di sotto dei radar della Fec.
Dopo aver sfiorato a sorpresa la vittoria nel caucus dell’Iowa, Rick Santorum ha raccolto in pochi giorni un milione di dollari e nonostante il suo SuperPac di riferimento, The Red White and Blue Fund, abbia deciso di non investire nulla nella campagna del New Hampshire - stato romneyano dove il conservatore a tinte religiose non aveva speranze di replicare l’exploit di Des Moines - i suoi stanno lavorando duramente per accumulare fondi per la lunga campagna che si concluderà con la convention di Tampa, in Florida, alla fine di agosto.
Il candidato ultralibertario, Ron Paul, presiede de facto almeno due SuperPac, RevolutionPac ed Endorse Liberty e anche lo stesso presidente Obama si sta muovendo dietro le quinte con l’associazione Priorities for America, che ha i cannoni puntati contro il candidato più temuto nel quartier generale della camapagna obamiana a Chicago: Mitt Romney.
A inaugurare informalmente la stagione dei SuperPac è stato un comico di simpatie democratiche, Stephen Colbert, che l’estate scorsa voleva dimostrare quanto l’accesso a questo tipo di associazioni fosse precluso ai normali cittadini. E’ un appannaggio esclusivo dei politici, diceva mentre presentava le carte per aprire un SuperPac; con sua grande sorpresa, la Fec ha accettato la richiesta e da allora il SuperPac Americans for a better tomorrow, tomorrow raccoglie fondi come tutti gli altri, nonostante Colbert non abbia dichiarato quale candidato (o quali candidati) intende sostenere. Lo stato del SuperPac consente di mantenere il riserbo a lui e a tutti gli altri SuperPac che invece sanno benissimo per chi tifare.
Anche Barack Obama ne avrà presto uno, quando si saprà chi sarà il candidato repubblicano. Se la sfida dovesse essere con Mitt Romney, il presidente l’ha già vinta, almeno per ora. Secondo l’OpenSecret. Org, un centro di controllo della trasparenza finanziaria della politica statunitense, ha calcolato che nello scorso settembre il presidente aveva già raccolto più di 86 milioni di dollari per la sua campagna, mentre l’ex governatore del Massachusetts era arrivato a quota 32 milioni di dollari.
Ma, negli scorsi mesi i due hanno raccolto altro denaro. E molto altro ne arriverà. Jim Messina, il direttore della campagna elettorale di Obama, aveva detto che puntava a un obiettivo molto ambizioso: raccogliere un miliardo di dollari per la rielezione. Sarebbe la prima volta che un candidato punta (o arriva) a quella cifra (stratosferica). Follow the money, e saprete chi sarà il presidente.
- Giovedì 12 Gennaio 2012

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.