
Barack e Michelle Obama alla cena alla Casa Bianca dei corrispondenti da Washington (Credits: LaPresse/Manuel Balce Ceneta)
Se c’è qualcuno su cui può puntare Mr Obama per la sua rielezione è Mrs Obama. Michelle, la riottosa First Lady d’inizio mandato si è trasformata nella Motivatrice Numero Uno della campagna elettorale del marito. La sua figura, mai marginale, è ora ancora di più al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica americana grazie alla pubblicazione di un libro The Obamas di Jodi Kantor, la giornalista del New York Times che ha seguito la coppia presidenziale da Chicago a Washington e ne ha descritto gli anni alla Casa Bianca.
Il ritratto che ne emerge è quella di una donna molto forte, con un controverso rapporto nei confronti del suo ruolo di Prima Dama d’America, estremamente protettiva nei confronti del marito, impegnata nel tentativo di preservare il suo patrimonio politico di “Uomo del Cambiamento” accumulato nelle elezioni del 2008 e poi eroso dagli anni di governo, così attenta nel difendere l’originalità della vicenda (politica) di Barack Obama da andare a scontrarsi (indirettamente) con alcuni dei più vicini (e fidati) collaboratori del presidente.
Negli Stati Uniti, il libro è già un caso mediatico. Forse ben al di là della portata delle rivelazioni che contiene. Quelle più gustose sono relative al braccio di ferro tra Michelle Obama e Rahm Emanuel, l’ex potentissimo capo dello staff della Casa Bianca, che dopo aver lasciato il suo incarico a Washington è diventato ora sindaco di Chicago.
Jodi Kantor parla delle impietose critiche che la First Lady gli fece (mai in faccia, per una questione di stile), accusandolo di aver trasformato le trattative sulla Riforma Sanitaria in un “mercato delle vacche” con i congressisti (e i lobbysti) che, secondo lei, avrebbe snaturato la genuina idealità della proposta di Barack Obama.
L’altro collaboratore del presidente nel mirino del libro è Robert Gibbs, l’ex responsabile per la comunicazione della Casa Bianca, protagonista di uno degli episodi più significativi raccontato dalla Kantor: una lite con Valerie Jarrett, un’altra collaboratrice di Barack Obama, sfociata in uno sfogo di Gibbs (anche a suon di insolenze, se non insulti) nei confronti della First Lady (che non era presente), frutto della continua pressione e delle critiche che secondo la giornalista del New York Times, Michelle Obama avrebbe fatto nei confronti dell’efficacia della strategia di comunicazione delle decisioni dell’amministrazione decisa dal portavoce del presidente.
L’episodio è stato confermato da David Axelrod, consigliere di Barack Obama, ma minimizzato, contestualizzato in uno dei tanti momenti di fisiologica tensione che si vive in luogo carico di energia come la Casa Bianca. Nessuno vero scontro tra la West Wing (l’ala dell’edificio che ospita gli uffici governativi) e la East Wing (dove invece si trova lo staff di Michelle Obama), ci tengono a precisare le fonti dell’amministrazione. Che definiscono delle esagerazioni alcune delle rivelazioni del libro di Jodi Kantor. Come quella relativa a un party di Halloween nel 2009, quando gli Obama invitarono alla Casa Bianca Tim Burton e Johnny Depp, perché il tema della festa era Alice in Wonderland (i due avevano appena girato l’omonimo film), e che, secondo la cronista del NYT, era stata tenuto segreto per non dare l’impressione agli americani di impiegare (tanti) denari pubblici in un momento così grave per l’economia.
La Casa Bianca ha smentito la segretezza della festa e ha precisato che si trattò di un’iniziativa pubblica (e non privata) alla quale vennero invitati alcuni studenti delle scuole di Washington e diverse famiglie di veterani.
Nel libro della Kantor, Michelle Obama è raccontata (ma si sapeva) come una donna che ha fatto grandi resistenze all’idea di lasciare Chicago, le sue abitudini, il suo stile di vita, per trasferirsi alla Casa Bianca, prigioniera del ruolo e dell’assoluta mancanza di privacy. Una donna che è passata attraverso tre diverse fasi dell’interpretazione della sua parte di First Lady.
La prima, l’icona mondiale, la donna da copertina delle riviste patinate, la regina della coppia di regnanti più glam del mondo; la seconda, la donna impegnata nel sociale, nella battaglia contro l’obesità dei bambini e degli adolescenti americani, la moglie del presidente impegnata nel conforto delle famiglie dei soldati impegnati sul fronte di guerra.
E poi, c’è la terza Michelle Obama. Quella che si è assunto il compito di dare energie e motivazioni alla campagna elettorale del marito, di raccogliere (in prima persona) i fondi necessari in vista dell’appuntamento con le urne, partecipando a diverse iniziative con i finanziatori. Ma soprattutto, la First Lady vuole raccontare al Paese le scelte fatte da Mr Obama, riconducendole alla sua volontà di cambiare la politica di Washington, rievocando così lo spirito del 2008.
Quattro anni dopo, Michelle Obama si fa garante di quelle promesse (per molti ora mancate); diventa testimonial per alcuni segmenti dell’elettorato (indipendenti, donne, latinos) che hanno ancora fiducia in lei pur non fidandosi più del marito. Si mostra quindi - come viene detto dalla Kantor - come il vero motore politico della coppia Obama (”I Clinton… lei, Michelle è Bill e lui, Barack è Hillary”, dice una fonte all’autrice di The Obamas), custode dei nuovi mantra della campagna elettorale del presidente: la rinnovata attenzione alla Middle Class, l’attacco al Congresso in nome dell’Americano Comune, l’opposizione ai centri di potere composti da finanzieri, politici e politicanti.
In questo senso, il libro della Kantor più che essere un motivo di preoccupazione della Casa Bianca, può invece diventare un’arma in più. Il ritratto che ne esce è di un presidente attorniato da bravi e fedeli collaboratori, ma troppo dentro le dinamiche di Washington per consentire a Obama di condurre la politica che vorrebbe, per mantenere le promesse fatte.
E, in questo situazione si inserisce la First Lady che ha un unico obiettivo: evitare che il potere possa cambiare la personalità politica del marito. E’ peggio perdere un’elezione o perdere se stessi? Per Michelle non ci sono dubbi: meglio perdere la Casa Bianca. Per gli Obamas, l’opera della giornalista del New York Times può essere uno strumento utile in questo decisivo 2012.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Giovedì 12 Gennaio 2012


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.