
di Fausto Biloslavo
Per respirare aria pura si sono dotati di speciali depuratori. Già, perché la capitale cinese, anche se le autorità non rivelano i dati, è una delle più inquinate al mondo: i 20 milioni di abitanti normali vivono sotto una cappa di smog, invece gli eredi di Mao Zedong godono di aria pura grazie a filtri ad alta tecnologia. È solo l’ultimo privilegio dei pezzi grossi del Partito comunista cinese, della casta al potere. È stato il New York Times a rivelare che case e uffici dell’élite comunista a Pechino sono equipaggiati con speciali depuratori d’aria. Zhang Zhong, il vicepresidente di una società che produce macchinari dotati di particolari filtri contro lo smog, ha ammesso di averne installati 200: una parte nella Grande sala del popolo, l’ufficio presidenziale di Hu Jintao, un’altra a Zhongnanhai, l’area proibita difesa da mura di cinta dove vive la nomenclatura al potere con le proprie famiglie.
I depuratori sono stati installati anche nelle segrete stanze del politburo, l’organo decisionale del partito e del paese. «Ambiente pulito e aria sana per i nostri leader nazionali sono una benedizione per il popolo» recita la pubblicità del Broad group, che si occupa di purificare l’aria per la casta comunista e vende i propri macchinari a 1.500 euro l’uno. Su Cina Weibo, il più popolare servizio di microblog, sono subito scattate le proteste contro la casta. «Non usano olio di fegato, non bevono latte avvelenato e adesso sono anche protetti con i filtri per l’aria» si legge in rete. «Tutto ciò prova la loro indifferenza nei confronti della vita della gente normale».
Il Partito comunista cinese, fondato nel 1921 a Shanghai, è il più grande al mondo con circa 80 milioni di iscritti alla fine del 2010 (il 6 per cento della popolazione). Ottenere la tessera apre la strada a una serie di privilegi, che aumentano con il rango. Gli iscritti sono favoriti nella carriera e molti posti vengono riservati solo a loro. I figli frequentano le scuole migliori e la nomenclatura si garantisce una sana alimentazione con speciali forniture di stato.
«Per anni abbiamo garantito con successo un approvvigionamento speciale per il partito (comunista, ndr), per lo stato e per i principali eventi del Comune di Pechino» scrive sul proprio sito il Beijing Er Shang group. Si tratta di carne, verdure, frutta, tè e altri prodotti senza additivi forniti esclusivamente alla casta. «I nostri prodotti non sono in vendita per gli acquirenti ordinari» conferma una fonte della società che preferisce restare anonima.
Gli altri cinesi (1,22 miliardi circa di persone), invece, sono ancora alle prese con i pesticidi utilizzati in agricoltura e con una serie di scandali alimentari come il latte per i neonati contaminato, la carne di maiale agli steroidi, uova e olio avariati. Ai mandarini rossi è invece riservata la produzione della fattoria di stato Jusan, a ovest di Pechino, specializzata in alimenti ipercontrollati.
I privilegi non finiscono qui. In caso di acciacchi l’ospedale militare 301 di Pechino garantisce alla casta cure e riservatezza. L’ultimo paziente illustre è stato l’ex leader cinese Jiang Zemin, dato per morto la scorsa estate.
È stato invece rimesso in sesto nell’ospedale della capitale ed è ricomparso in ottobre per una celebrazione patriottica.
Come ogni casta politica, anche quella cinese è infestata dalla corruzione. Lo scorso luglio il presidente Hu Jintao ha lanciato l’allarme: «Ci sono incompetenti la cui corruzione rischia di minare le nostre basi. Dobbiamo punire e prevenire questo fenomeno». Un allarme più che giustificato: secondo la Banca popolare cinese, 17 mila funzionari comunisti, fra il 1995 e il 2008, hanno sottratto fondi pubblici per la bellezza di 124 miliardi di dollari.
Molti soldi girano anche attorno alle auto blu, o meglio rosse: solo il ministero dell’Agricoltura spende 14,6 milioni di euro l’anno per il proprio parco macchine, uno dei più vistosi status symbol della nomenclatura. Anche se presidente e primo ministro girano ufficialmente in pulmino, l’élite comunista fin dal 1958 gira con la famosa Hong-qi (Bandiera rossa), lussuosa berlina riservata agli alti dirigenti e prodotta dalla First auto works.
Anche per l’istruzione i figli della casta seguono un percorso diverso da quello della gente comune: frequentano i migliori istituti riservati a loro e i funzionari vengono preparati in una rete di scuole di partito. La più famosa è quella del comitato centrale che dal 1978 ha preparato oltre 50 mila mandarini comunisti. Non solo, a loro, futuri quadri del partito, viene concesso da tempo di viaggiare all’estero anche per motivi di studio. L’obiettivo è mandare in altri paesi il 20 per cento dei propri funzionari per formarsi e per questo vengono stanziati cospicui fondi ogni anno.
I privilegi si tramandano di generazione in generazione. I figli e i parenti stretti della nomenclatura, oltre a studiare all’estero, fanno carriera e ottengono favori impensabili per il comune cittadino. Per esempio Bo Guagua, nipote di un eroe della rivoluzione, e Chen Xianodan, parente di un compagno di lotta di Mao, fidanzati, hanno ottenuto dalla polizia una scorta con agenti motociclisti durante la loro vacanza in Tibet.
Anche di fronte alla legge i rampolli sono più uguali degli altri. Lo scorso settembre, Li Tianyi, figlio di un generale, è rimasto coinvolto in un incidente al volante di una fiammante Bmw. Li, che guidava senza patente, ha solo 15 anni. Si è scoperto che il fanciullo ribelle era già incorso in 36 violazioni del codice della strada. Ora lo hanno spedito in riformatorio, ma il padre ha chiesto scusa pubblicamente chiedendo che venga concessa al figliolo «un’altra possibilità».
- Lunedì 16 Gennaio 2012

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