
(Credits: AP PHoto/Octav Ganea)
Dopo Budapest è il turno di Bucarest. Violente proteste stanno mettendo da quattro giorni a ferro e fuoco la capitale rumena. Attacchi alle forze di polizia e atti di vandalismo, con il triste bilancio di una settantina di feriti e più di 200 arresti. L’Europa dell’est reagisce alla crisi economica e condanna i vertici della politica per non aver saputo (o voluto) fare abbastanza.
Se, sul fronte ungherese, l’opinione pubblica è impegnata a detronizzare il premier Viktor Orban che praticamente in solitaria ha riscritto la Costituzione secondo le sue impostazioni nazional-populiste, su quello rumeno soffia un altrettanto impetuoso vento di protesta. Nel mirino dei contestatori i boss della politica, incluso il presidente Traian Basescu, a cui in tanti chiedono di fare un passo indietro.
La pietra dello scandalo sono state le dimissioni del sottosegretario alla Sanità, Raed Arafat, in seguito alle sue critiche alla riforma sanitaria che il governo rumeno si appresta a varare. Arafat è un medico molto noto a Bucarest, perché - tra le altre cose - è colui che ha perfezionato il servizio di “pronto soccorso” in tutto il Paese. Ma la sua uscita di scena, in realtà, nasconde motivazioni più profonde. La Romania è messa in ginocchio dalla crisi. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) le ha staccato un assegno di circa 20 miliardi di euro, che dovrà essere ripagato attraverso un rigoroso piano di austerity.
- (Credits: AP Photo/Octav Ganea)
- (Credits: Epa/Robert Ghement)
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Ma, in un Paese in cui il salario medio è di 350 euro al mese e un pensionato con 37 anni di lavoro alle spalle percepisce circa 160 mensili, è davvero dura parlare di austerità. La massa è scesa in piazza a Bucarest, ma anche in altri centri, come a Cluj, a Iasi e a Targu-Mures. Una rivolta spontanea, senza un preciso indirizzo politico, che però ha trovato sfogo nelle strade. Pesante il bilancio dei danni: negozi danneggiati, auto bruciate, persone ferite. Secondo le testimonianze, la giornata della rabbia rumena è stata capeggiata dagli ultras delle due squadre di calcio più famose del Paese, la Steaua Bucarest e la Dinamo Bucarest. I tifosi sono stati tratti in arresto dalle forze di Polizia, che contano circa 10 feriti.
“La libertà di parola è garantita in Romania e le dimostrazioni pacifiche sono legittime“, ha dichiarato il premier Emil Boc, sostenendo però che: “La violenza di strada è inaccettabile e non sarà tollerata”. Le forze di sicurezza useranno il pugno di ferro contro i facinorosi, ha detto il capo dell’esecutivo, ma questo non basta per arginare le manifestazioni di protesta, che non si sono ancora placate, nonostante il governo abbia ritirato la riforma della Sanità in quattro e quattr’otto.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Martedì 17 Gennaio 2012


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