
(Credits: AP Photo/Bela Szandelszky)
Pragmatico o incompetente? Dittatore o semplicemente populista? Viktor Orban, il premier di Ungheria, è un Giano bifronte che oggi terrà un discorso a Strasburgo per “spiegare” le sue riforme, che a inizio anno hanno appiccato il fuoco delle proteste di massa nel Paese magiaro. Intanto, l’Europa lo bacchetta pesantemente, imbarazzata dalla sua linea politica, lontana dagli equilibrismi dei burocrati di Bruxelles.
Viktor Orban, detto Viktator dai suoi oppositori, è il classico esempio di camaleonte della politica. Quando tenne il suo primo discorso pubblico nel 1989 aveva solo 26 anni ed era fresco di laurea in giurisprudenza. Allora, in modo temerario e accorato, si scagliò contro la presenza militare dei sovietici sul suolo magiaro, conquistandosi gli applausi delle masse. All’epoca era un giovane brillante, con una spiccata propensione al liberalismo di matrice europea. Studia ad Oxford, frequenta gli ambienti della London School of Economic (LSE) a Londra ed è membro della Federazione dei Giovani Democratici (Fidesz), che nel 1993 diventerà il suo partito, modellato a sua immagine e somiglianza.
Nel gruppo di studio dei giovani dell’Europa dell’Est, finanziato da George Soros, Viktor Orban non fa mistero (a quei tempi) della sua linea politica estremamente liberal. Propone una lotta senza quartiere ai sovietici (in primis) e poi alla corruzione e alla burocrazia, per riportare l’Ungheria agli antichi fasti. Fino ad arrivare all’elezione a primo ministro nel 1998, come leader della coalizione di centro-destra. Ed è qui che il camaleonte muta pelle.
Da liberale a populista. Viktor Orban prende in mano la vita politica e sociale ungherese sin nei minimi dettagli. Alleato con i Cristiani democratici, nel 2010 stravince le elezioni e si aggiudica i 2/3 del Parlamento magiaro. E’ il trampolino che gli permette di attuare il suo denso piano di riforme, che spaziano dall’economia alla Giustizia, fino ad arrivare alla stesura di una nuova Costituzione, approvata il 1 gennaio. Peccato che mentre lui brindava con i suoi durante un cocktail di gala nei salotti buoni di Budapest, per strada la gente chiedeva a gran voce le sue dimissioni e lo tacciava di essere un dittatore.
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Viktator imbarazza Bruxelles. Sarà per quella nuova legge sulla Banca centrale ungherese, che viene - praticamente - messa sotto il controllo politico del premier, attraverso la partecipazioni alle riunioni dei suoi ministri. Intanto, l’economia magiara va sempre più a fondo e Bruxelles per Orban rappresenta un’utile ciambella di salvataggio. I soldi del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) fanno gola al leader ungherese, che li accetta, anche se non li ha ancora incassati.
Il “Chavez europeo”, come l’ha definito un membro del Parlamento di Bruxelles, sa che quei denari gli servono eccome. Per questo, dopo aver subìto in silenzio la sfuriata del presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso, che ha annunciato di aver aperto tre procedure di infrazione contro l’Ungheria, mettendo sotto accusa la legge sulla Banca Centrale, l’indipendenza dell’authority per la privacy e il pensionamento anticipato dei magistrati, Orban è tornato a mostrare la sua faccia da agnellino, dichiarando in un’intervista al quotidiano tedesco Bild e alla vigilia del suo discorso a Strasburgo, che è pronto a “negoziare” con l’Europa.
D’altronde, la situazione economica in Ungheria è drammatica e per rendere ancora più efficae il suo monito, Bruxelles ha precisato che l’apertura delle trattative sull’assistenza finanziaria al Paese magiaro dipenderà proprio dalle modifiche alla legge sulla banca centrale. Intanto, economia a parte, i dissidenti in Ungheria pullulano. Il premier avrà pure una maggioranza più che solida in Parlamento, ma per le strade il “Paese reale” è sempre più convinto che a Budapest sia l’epoca del “Declino della democrazia e della nascita della dittatura”, come ha dichiarato Laszlo Rajk, un oppositore di Orban della prima ora, in una recente lettera contro il premier.
Come reagirà Orban? Quali i suoi prossimi passi? L’uomo è un animale politico molto sottile. Ha cavalcato il sentimento anti-sovietico per poi dichiarare, solo qualche mese fa, che “L’Europa ha bisogno della Russia. Prima o poi - più prima che poi - avremo bisogno di un’alleanza strategica con Mosca”. Un pragmatismo che indica la sua “competenza” in campo politico e che, adesso, spaventa non poco Bruxelles, che sa che materialmente è impossibile bissare in Ungheria quanto successo con i governi d’Italia e di Grecia, perché Orban, a differenza di Silvio Berlusconi e Georgos Papandreou, può contare su una maggioranza parlamentare stratosferica. La partita tra Viktator e gli eurocrati è aperta.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Mercoledì 18 Gennaio 2012

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Commenti
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Il 22 Gennaio 2012 alle 12:32 Romano Prodi | Stop alla deriva populistica di Orban: quando l’Europa fa sentire la propria voce, viene ascoltata ha scritto:
[...] di molti anni di forti tensioni politiche e di cattiva amministrazione dell’economia del paese, Viktor Orban ha vinto due anni fa le elezioni ungheresi con una maggioranza schiacciante. Una maggioranza da lui [...]
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