Ahmed Abu Haiba ha la barba sottile, il callo da preghiera (zabiba) sulla fronte e i vestiti eleganti. A prima vista sembra uno di quelli che in Turchia chiamano “Calvinisti Islamici”, una definizione che riassume tre caratteristiche: tanti soldi, fede incrollabile e dedizione al lavoro. Sono loro la nuova classe dirigente egiziana.
Tuttavia, il personaggio sfugge a questa categoria, perché è più che un semplice imprenditore conservatore. Si capisce dal suo abbigliamento, dal suo carisma e dall’entusiasmo con cui racconta la sua storia, iniziata tredici anni fa. A quei tempi Ahmed, che oggi ha quarant’anni, decide di lavorare nell’industria dell’intrattenimento.
La sua è una scelta bizzarra per un musulmano praticante. Lo show business egiziano è visto con ostilità dagli ambienti islamisti. L’industria cinematografica egiziana ha una lunga storia di commedie brillanti, simili ai nostri cinepanettoni, del tipo Vacanze di Natale, in cui non mancano mai le ballerine di danza del ventre e i tradimenti. Le canzoni pop arabe raccontano di storie d’amore travagliate tra ragazzi giovani, spesso non sposati, che fanno alzare più di un sopracciglio negli ambienti conservatori. Ci sono addirittura video musicali che hanno sfidato il tabù dell’omosessualità. È il caso della cantante Nancy Ayram, che in un video appare con un suo amico gay. Infine non mancano le cantanti, come Waifa Wahbe, che imitano i video occidentali di Shakira, Lady Gaga o Rihanna, e indossano vestiti che nessuna ragazza si sognerebbe di mettere per le strade del Cairo (o di Roma).
Le cantanti e i cantanti arabi sono molto popolari tra i ragazzi. È per questo motivo che Ahmed Abu Haiba ha pensato che la musica pop potesse essere il mezzo migliore per diffondere il messaggio dell’Islam e ha così fondato un nuovo canale televisivo nel 2007: 4shabab (per i ragazzi). In un caffè del Cairo mi spiega che la sua è “una televisione musicale con un orientamento islamico”. I suoi artisti, messi da parte gli abiti succinti, indossano Galabiyya e velo e cantano di matrimonio, Palestina e fede. Tra loro ci sono rapper, popstar e rocker.La sua televisione, dice ,”vuole trattare temi importanti per i ragazzi, senza essere noiosa e antiquata”.
Il suo esperimento sta avendo molto successo, ma ci sono stati anche dei problemi. Qualche anno fa, i suoi finanziatori sauditi hanno subito diverse pressioni da ambienti salafiti, che considerano la musica strumentale proibita dall’Islam. Abu Haiba dice che episodi del genere si ripeteranno nel nuovo Egitto, ma crede che la censura, se ci sarà, sarà poco efficace. Grazie a internet e al satellite, sostiene, è ormai impossibile bloccare i programmi di successo.
Lui è pieno di ottimismo e ambizioni. Parla della sua vita come di un tentativo di “riconciliare la schizofrenia dei ragazzi arabi, divisi tra i valori tradizionali in cui credono e i modelli estetici occidentalizzanti che amano”. Ahmed Abu Haiba vuole raccontare con la sua televisione una realtà più vicina a quella di tanti ragazzi egiziani che “sognano un ragazzo o una ragazza con cui uscire, ma poi vogliono sposare un uomo o una donna religiosa che non abbia avuto nessuna relazione precedente“.
In fin dei conti, dice, “cerco di fare in modo che i ragazzi egiziani abbiano un’identità forte e possano prendere decisioni migliori nella loro vita”. Forse sono solo canzonette, ma l’impressione è che la sua battaglia sia prima di tutto morale e culturale.
La sua storia racconta un Islam modernista che fa presa tra i ragazzi più religiosi della cosmopolita borghesia cairota. Sono loro che votano i Fratelli Musulmani e sperano di diventare, come Ahmed Abu Haiba, degli imprenditori di successo.
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Matteo Colombo vive tra Ankara e Il Cairo per studiare arabo e turco. Collabora con diversi siti di politica internazionale. Le sue grandi passioni sono l’Egitto, la Siria e la Turchia
- Venerdì 20 Gennaio 2012


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