
(Credits: Ansa/Ciro Fusco)
L’Italia è pronta a inviare quest’anno cento militari in Libia, nell’ambito degli accordi di cooperazione stretti con le autorità di Tripoli. Ad annunciarlo, dopo molte esitazioni e indiscrezioni trapelate sulla stampa, è stato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa riunite congiuntamente al Senato. “Ci accingiamo - ha riferito Di Paola - ad avviare una cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa”. L’impegno riguarderà in particolare “l’addestramento, lo sminamento, la sorveglianza del territorio e la cessione di mezzi alle forze libiche”.
Nella stessa audizione parlamentare il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha precisato che l’Italia ritiene essenziale puntare alla formazione delle forze di polizia in Libia, nel rispetto delle convenzioni internazionali. Durante l’imminente visita a Tripoli del presidente del Consiglio Mario Monti, ha aggiunto il titolare della Farnesina che insieme a Di Paola accompagnerà il premier a Tripoli, ci sarà l’occasione per definire una roadmap di progetti concreti volti a favorire il rafforzamento del Paese.
L’Operazione Cirene, che prende il via due mesi e mezzo dopo la conclusione della missione della Nato, è già cominciata con l’arrivo a Tripoli di un’avanguardia di sette militari che, a sua volta, anticipa l’arrivo di un contingente di 100 consiglieri militari e istruttori, 54 ufficiali e 46 sottufficiali provenienti da diversi reparti e specialità. Scarni i dettagli forniti dalla Difesa ma dal decreto che rinnova le missioni oltremare emerge che l’operazione Cirene sarà guidata da un colonnello e costerà quest’anno 10 milioni di euro suddivisi in 7 milioni per il personale e 3 per il funzionamento.
L’invio dei nostri soldati a Tripoli è stato concordato in dicembre nell’incontro a Palazzo Chigi tra il premier Mario Monti e il presidente del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) libico, Mustafa Abdel Jalil che riattivarono il Trattato di amicizia bilaterale. Dopo la caduta del regime di Gheddafi era prevista l’avvio di una missione internazionale di stabilizzazione che però non è mai decollata. La Libia è sprofondata nel caos, molti Paesi che combatterono dal cielo Gheddafi non hanno intenzione di inviare truppe sul terreno e altri (come il Qatar), pur essendo disponibili a fornire istruttori e forze militari, non sono graditi dal Cnt.
Anche per questo l’accordo bilaterale con l’Italia apre alla possibilità di rinnovare la cooperazione militare con una Libia che oggi ha bisogno di tutto; addestramento ma anche mezzi, sistemi d’arma, aerei, navi e strumenti per il controllo delle frontiere, degli immensi spazi aerei, terrestri e marittimi. Commesse che fanno gola soprattutto a Londra e Parigi che hanno già inviato robuste delegazioni politico-industriali a Tripoli.
—
Gianandrea Gaiani ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Venerdì 20 Gennaio 2012

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 26 Gennaio 2012 alle 18:50 emanuelaantolini ha scritto:
io non mi sono dimenticata delle richieste che l’Italia ha fatto a me dopo che mi sono presentata.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.