
(Credits: Epa/Derek Ironside)
Alexander Elliot Anderson Salmond (aka Braveheart Alex) è uno di quei personaggi che raramente si incontrano sul palcoscenico della politica. Coriaceo e appassionato, il 57enne di puro sangue scozzese punta a disunire il Regno e forse ci riuscirà, dopo tre secoli di lotta per l’indipendenza. Che lo si ami o lo si detesti, il nome e le gesta del First Minister di Scozia ormai fanno parte della Storia.
Alex Salmond ce l’ha fatta. Sulla scia dello strepitoso successo alle ultime elezioni nel Regno Unito del suo partito, lo Scottish National Party (SNP), il leader scozzese ha annunciato un referendum per l’indipendenza da Londra, che si terrà nell’autunno del 2014. La data ha il sapore acre dei campi di battaglia della Storia, perché le urne - almeno secondo il volere di Salmond - si apriranno a pochi mesi dal giorno in cui a Edimburgo si festeggia il settecentesimo anniversario della battaglia di Bannockburn, che segnò una vittoria significativa per le truppe indipendentiste delle Highlands e portò alla restaurazione de facto dell’indipendenza della Scozia dall’Inghilterra.
Braveheart e tanta voglia di kilt. Non è affascinante come Mel Gibson, ma Alex Salmond è un animale politico dal pedigree purissimo. In molti lo descrivono come brillante e carismatico. Altri come rozzo e ingombrante. Fatto sta che, messo davanti a una telecamera, dà il meglio di sè. Annusa gli umori di chi lo circonda e poi si adegua, seguendo il corso del fiume dell’opinione pubblica. Lo fa sin da giovanissimo, quando entrò nel partito indipendentista scozzese e se la dovette vedere con una certa Margaret Thatcher. Era la fine degli anni Settanta e il confronto con la Lady di ferro lo lasciò al tappeto. Ma Braveheart Alex non mollò e continuò a lottare per l’indipendenza da Londra, fino a riportare il partito ai livelli pre-Thatcher.
Nel 1990 viene incoronato padrone indiscusso dell’SNP, che nove anni dopo diventa la prima forza di opposizione nel parlamentino scozzese, e dà del filo da torcere ai Laburisti di Tony Blair. E’ il 1999 e la Nato bombarda il Kosovo. Salmond non ha esitazioni e si scaglia lancia e resta contro le operazioni dell’alleanza nord atlantica, definendole “un atto di dubbia legalità, ma soprattutto un atto di imperdonabile follia“. Insomma, Braveheart non le manda certo a dire e non teme i poteri forti.
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Con lui il partito attraversa tutte le fasi, dalle stelle alla polvere, fino a risorgere come l’araba fenice nel 2010. Alex Salmond viene prima esautorato dal ruolo di leader per qualche anno, ma poi lo richiamano nel 2007, perché il piatto dei voti langue. Lui si fa corteggiare a lungo, ma poi accetta. Il partito comincia a riguadagnare terreno, fino all’exploit del 2010.
In molti storcono il naso e dicono che in realtà la vittoria degli indipendentisti di Salmond è dovuta all’assenza di un’opposizione forte (il Labour in Scozia è ridotto praticamente ai minimi termini, dopo 50 anni di dominio assoluto), ma Salmond se ne disinteressa (come è nel suo stile) e punta tutto a realizzare il suo sogno, mai messo nel cassetto: la secessione. Una parola che spaventa, e non solo Londra, e allora il leader dell’SNP la ammorbidisce, parlando di “devo-max“, una sorta di devoluzione, spinta fino all’estremo. Ma la sostanza non cambia.
La cosa getta nel panico David Cameron. Il numero 10 di Downing Street reagisce piccato e impone a Salmond di tenere il referendum massimo “entro 18 mesi” da gennaio 2012. Troppo presto e, poi, l’anniversario di Bannockburn andrebbe a farsi friggere, quindi Salmond fa spallucce e continua ad andare per la sua strada: in Scozia si voterà ad autunno del 2014, senza se e senza ma.
Quanto Cameron è posh (letteralmente fighetto), tanto Salmond è un uomo del popolo, che viene dal basso e intuisce al volo il linguaggio semplice delle viscere della sua gente. Della sua vita privata si sa pochissimo. Sposato con l’amata Moira, da sempre al suo fianco, non ha figli e nutre una passione smodata per due cose: i cavalli e le canzoni. La sua voce non è malaccio e si è spesso esibito in duetti con star del folk scozzese, oltre ad aver cantato in una clip dei Chemical Brothers (The Salmond Dance), che si rivela uno spot sul referendum per l’indipendenza (come potete ascoltare nel video di seguito).
Insomma, se quattro anni fa un altro scozzese doc, Sean Connery, preconizzava l’avvento dell’indipendenza della Scozia dal Regno Unito prima della sua dipartita da questo mondo, adesso quel giorno sembra essere molto vicino. Chissà se per allora James Bond col kilt rinnegherà persino la sua “sudditanza” cinematografica alla Regina d’Inghilterra.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Martedì 24 Gennaio 2012


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