Il video qui sopra sintetizza il dvd “La rivoluzione religiosa”, secondo documentario della serie che svela i misteri dell’antico Egitto in edicola con Panorama da giovedì 26 gennaio. Il 2 febbraio, invece, uscirà “Gli anni della gloria” (terzo dvd della collana) in cui si puntano i riflettori sulle speranze, i sogni segreti, le gesta e le battaglie dei faraoni che seppero creare il primo grande impero nella storia dell’uomo e del quale l’articolo di Giorgio Ieranò anticipa i contenuti.
LE NOSTRE RADICI FRA IL NILO E IL MEDITERRANEO
Dal mito di Dioniso all’immagine sacra della madre col bambino, nascono nell’antico Egitto gli archetipi della nostra cultura
di Giorgio Ieranò
Voi greci siete sempre ragazzi: un greco vecchio non è mai esistito. Così parlava il gran sacerdote del tempio della dea Neith, nella città di Sais, sul Delta del Nilo. Ad ascoltarlo c’era Solone, il grande poeta e legislatore di Atene. Siamo intorno all’anno 550 prima di Cristo. Solone, in viaggio per l’Egitto, vorrebbe raccontare le vicende più antiche della civiltà greca. Ma quelle vicende, così remote per un greco, sono recentissime per un egiziano.
L’Egitto ha una storia già millenaria, che affonda nella notte del tempo, per generazioni e generazioni. Così il gran sacerdote si prende amabilmente gioco di Solone: “Voi non avete tradizioni antiche. Voi pensate, per esempio, vi sia stato un solo diluvio universale, quello a cui sopravvissero i vostri Deucalione e Pirra. Non sapete che invece i diluvi furono molti. E non vi ricordate più di quell’isola ricca e potente, che tanto tempo fa fu inghiottita dal mare…”. Il gran sacerdote inizia a narrare la storia della favolosa Atlantide.
Questo era l’atteggiamento dei greci verso gli egiziani: quello di un bambino davanti a un anziano saggio e carico di esperienze. Anche se il dialogo sopra citato, e la favola di Atlantide, sono stati in realtà inventati da un greco, il filosofo Platone nel suo dialogo Timeo. Ma per Platone, come per tutti i greci, era naturale attribuire ciò che era arcano e antichissimo agli egizi.
L’egittomania, insomma, l’avevano già inventata i greci. E non era nata dal nulla. Gli scambi tra Egitto ed Egeo iniziarono quando ancora nell’isola di Creta dominava la civiltà che, dal nome del mitico re Minosse, fu poi detta minoica. Gli egizi chiamavano i cretesi keftiu. In alcune tombe dipinte della 18a dinastia (intorno al 1500 a.C.) si vedono i keftiu che sfilano in processione portando doni al faraone.
I cretesi correvano per il Mediterraneo sulle loro navi, trasportando vasi, tessuti, oro, argento, rame, lapislazzuli, e facevano spesso scalo nel Delta del Nilo, dove avevano aperto, già 3.500 anni fa, le loro agenzie commerciali. In uno di questi scali archeologi austriaci hanno trovato l’immagine di un labirinto decorato con figure di tori. Forse la prima, remotissima testimonianza della favola del Minotauro, il figlio mostruoso e ibrido di Minosse, ucciso dall’eroe Teseo.
La favola del labirinto è tutta greca. Ma, anche in questo caso, i greci rovesciavano la prospettiva e consideravano il labirinto un’invenzione egiziana: Dedalo, l’artista di corte di Minosse, lo avrebbe costruito sul modello di un palazzo egizio descritto anche da Erodoto. Secondo Erodoto, erano originarie dell’Egitto anche molte divinità greche, come Dioniso, il dio del vino e dell’ebbrezza. Questa idea della superiorità dell’Egitto continuò anche quando i rapporti si fecero ancora più stretti.
Nel VI secolo a.C., i mercenari greci combattevano al servizio dei faraoni: alcuni di loro, fra una battaglia e l’altra, come certi turisti vandali di oggi, incisero i loro nomi sui colossi di Ramses II ad Abu Simbel. Possiamo ancora leggerli quei nomi: Elesimbro, Telefo, Pito, Anassandro. I primi graffitari della storia.
Poi arrivò la svolta. Nel 332 a.C. i greci, al seguito di Alessandro Magno, conquistarono l’Egitto. Nacque la città di Alessandria, la più grande metropoli del mondo antico prima di Roma. Alessandro stesso si fece riconoscere come figlio di un dio egizio, Ammone, in un tempio oracolare dell’oasi di Siwa. I nuovi signori dell’Egitto, discendenti di Tolomeo, generale di Alessandro, assunsero abiti e tradizioni dei faraoni, compresa quella di sposare le proprie sorelle, e li mantennero fino all’ultima regina della dinastia greca, Cleopatra.
Una divinità egizia divenne popolarissima in tutto il mondo antico. I suoi templi sorsero ovunque, anche in Italia. Era una divinità materna e protettrice, spesso rappresentata con in braccio suo figlio Horus. Si chiamava Iside. Quando una religione diversa, venuta dalla Palestina, conquistò il mondo, l’immagine di quella madre col bambino non fu cancellata dal cuore degli uomini.
- Mercoledì 25 Gennaio 2012



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