
(Credits: Epa/Philippe Wojazer)
Mentre Ankara promette fuoco e fiamme e richiama in Turchia il suo ambasciatore a Parigi, dopo l’approvazione in Senato della legge che punisce penalmente chi nega il genocidio armeno, in Armenia si festeggia. A Yerevan un bimbo è stato battezzato Sarkozy Avetisian, in onore del presidente francese.
“Stavamo per dargli il nome del nonno, ma dopo il voto del Senato francese, che ha approvato la legge, malgrado le minacce turche, abbiamo deciso di chiamarlo Sarkozy, in onore del presidente francese, questo uomo di grande coraggio“. Così la nonna del pargolo armeno che, suo malgrado, porterà vita natural durante un nome “pesante” (o meglio un cognome). Insomma, se a Parigi le cose non vanno proprio benissimo per il capo dell’Eliseo, impegnato nella campagna elettorale per la rielezione e in vistoso calo nei sondaggi, l’Armenia gli riserva però grandi soddisfazioni.
Voci da ambienti parigini sostengono - addirittura - che Nicolas Sarkozy ha particolarmente a cuore la vicenda armena per questioni di “sangue”. Secondo rumors, tra gli avi del presidente ci sarebbe anche qualche armeno, un trisavolo lontano, magari vissuto a Odessa o in Crimea, dove parte della famiglia Sarkozy (che è di origine ungherese) affonda le sue radici e dove esiste una folta comunità armena. Ma il presidente di questo non ha mai fatto parola, mentre si sa che viene da una famiglia ebraica.
Non è la prima volta che un bambino prende il nome di un presidente. Negli Stati Uniti è pieno zeppo di Abe (da Abramo Lincoln) o di Lyndon. C’è poi stato il boom dei Barack e degli Obama non appena il primo presidente nero della Storia americana è stato eletto alla Casa Bianca. Molti, che hanno avuto delle femminucce, non potendo chiamarle Barack hanno deviato sulla First Lady. Insomma, il risultato è che gli Usa oggi sono pieni di migliaia bimbi che non hanno ancora compiuto i quattro anni e che si chiamano Barack e Michelle.
Un modo per testimoniare la propria stima, più che un’appartenenza politica. Stima e scaramanzia, si intende, dal momento che i genitori nel profondo del cuore sperano davvero che i loro figli, una volta affibbiatogli il nome di un presidente, riescano a emulare le sue gesta. Per ora il piccolo Sarkò Avetisian è all’oscuro di tutto questo, ma può stare certo che il presidente francese non deluderà i suoi genitori. Sarkozy (quello adulto) ha già detto che tra 15 giorni firmerà la legge approvata al Senato contro i negazionisti del genocidio armeno. Sempre che la Corte Costituzionale non blocchi la norma, cosa che è possibile.
“Citando le parole del premio Nobel ed ex-deportato ad Auschwitz Elie Wiesel - dice a Panorama.it Sargis Ghazaryan, Senior Fellow dell’ong European Friends of Armenia (Eufoa) con sede a Bruxelles - l’ultimo atto di ogni genocidio è la sua negazione”, “Così - prosegue Ghazaryan - l’eliminazione fisica viene seguita dalla negazione della memoria, dalla cancellazione dell’identità delle vittime. Nel caso armeno erano 1.5 milioni, i 2/3 della nazione nel 1915″.
“A coloro che invocano la libertà di espressione per contrastare la penalizzazione della negazione del genocidio in Francia” - conclude l’esperto di relazioni internazionali - “è legittimo domandare se il diritto di espressione di un negazionista equivale al diritto della memoria delle vittime di un genocidio e dei loro discendenti. Al posto di inviare messaggi minacciosi e ricatti alla Francia, Ankara farebbe meglio ad affrontare il proprio passato, ascoltando le voci della propria società civile”. La Corte Costituzionale di Parigi ora ha davvero una bella gatta da pelare per le mani.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso, e con Radio3Mondo di RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Giovedì 26 Gennaio 2012

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