
(Credits: Ansa)
Su Teheran soffiano venti di guerra, ma i vertici iraniani non vogliono cogliere le provocazioni perché sanno che il prezzo da pagare, in caso di conflitto, sarebbe troppo alto. E potrebbe persino portare a un cambio di regime, come auspicano in molti.
In quest’ottica ieri, domenica 29 gennaio, il parlamento ha rinviato il voto sull’embargo contro i Paesi dell’Unione Europea. Si tratta di una proposta di legge, avanzata da alcuni deputati ma evidentemente bloccata da altri, per vietare le esportazioni di petrolio all’Europa in rappresaglia all’embargo petrolifero deciso il 23 gennaio 2012 dai ministri degli Esteri dell’Unione. Embargo che entrerà in vigore il 1° luglio, proprio per dare il tempo all’Europa di trovare fonti alternative di greggio.
Oggi il ministro del Petrolio Rostam Qasemi ha deciso che, prima o poi, saranno “messi in atto dei tagli alle esportazioni di greggio verso alcuni Paesi”. Ma non ha detto nulla di più.
L’impressione degli analisti è che, comunque, l’embargo deciso a Bruxelles, che al momento acquista il 20% del petrolio iraniano, non avrà grandi ripercussioni su Teheran. Perché i suoi maggiori acquirenti sono in Asia: Cina, Giappone, India e Corea del Sud. Economie emergenti nei confronti dei quali Washington sta portando avanti una campagna per convincere le classi dirigenti a fare acquisti altrove, ma il cui esito è per ora incerto.
Intanto, sempre nel tentativo di placare i venti di guerra, ieri i vertici di Teheran hanno accolto la missione degli ispettori dell’Aiea, l’agenzia dell’Onu che in un documento recente aveva espresso serie preoccupazioni per una possibile dimensione militare del programma nucleare iraniano, cosa che i vertici di Teheran hanno sempre negato. Una visita di tre giorni, quella degli ispettori.
Il ministro degli Esteri iraniano Salehi si è detto ottimista, perché “la questione nucleare si sta muovendo nella giusta direzione e gli ispettori dell’Onu riceveranno risposta alle loro domande”. In tre giorni, difficilmente gli ispettori riusciranno a porre tutte le domande e ottenere tutte le risposte. Ma l’aver accettato la visita degli ispettori, in un clima tanto teso, è un gesto di apertura, la cui portata – in termini di diplomazia - non è da sottovalutare.
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
- Lunedì 30 Gennaio 2012

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