- Tags: Abdoulaye Wade, africa, elezioni, Senegal, Yossou N'dour
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L’opposizione senegalese, raggruppata nel movimento M23 ha convocato una manifestazione pacifica per martedì 31 gennaio. L’intenzione è dare il via alla resistenza contro il “colpo di stato costituzionale” perpetrato dal presidente uscente Abdoulaye Wade, 85 nni, che grazie a un emendamento della costituzione potrà correre per il terzo mandato alle elezioni in programma il prossimo 26 febbraio.
Il consiglio costituzionale ha confermato per due volte la scelta di Wade e respinto la candidatura del celebre cantante Youssou N’dour, 50 anni, che si vede negare le ambizioni presidenziali per “non aver raccolto un numero sufficiente di firme”. “Il Senegal si vergogna. Il Senegal è ferito. Cinquantadue anni di democrazia sono stati spazzati via”, ha detto N’dour, che ha un’altissima popolarità nel Paese grazie anche al gruppo editoriale di cui è proprietario, Futurs Médias, che comprende il quotidiano L’observateur, una radio e una tv.
“La nostra resistenza non potrà che essere pacifica” spiega Abdoul Aziz Diop, portavoce del movimento d’opposizione. “M23 non è armato e mai si armerà, ma veglierà sulla sicurezza dei suoi militanti. Non permetteremo a nessuno di turbare le nostre manifestazioni”.
Oggi, però due persone sono morte a Podor nella regione di Saint Louis durante gli scontri tra l’opposizione e la polizia. Ma violenze erano già scoppiate venerdì 27, subito dopo il pimo via libera a Wade, provocando la morte di un agente e il ferimento di molti manifestanti. Alioune Tine, attivista dei diritti umani, leader di Raddho (Rencontre Africaine pour la defense des droits de l’homme) e di M23 è finito in carcere. Lo stesso Youssou N’dour sarebbe stato malmenato dalla polizia. Alla televisione francese il cantante ha consegnato un accorato appello “Faccio appello a tutte le forze vive di questo paese, ai nostri fratelli africani, alla comunità internazionale affinché esprimano il loro disaccordo contro questo colpo di Stato costituzionale. La lotta continua perché Dio è dalla parte dei giusti”.
La Francia si rammarica ufficialmente perché non tutte le “sensibilità politiche” possono essere rappresentate nella corsa e si dice piuttosto preoccupata per i numerosi arresti e le aggressione ai rappresentanti dell’opposizione. Il vice segretario di stato Usa Willam Burns è stato molto più diretto: “La decisione di Wade di insistere per il terzo mandato può mettere in pericolo la democrazia, lo sviluppo e la stabilità del Paese”.
Che cosa succederà? I giovani occuperanno le piazze come è accaduto a nord del Sahara? Il rapper Thiat, leader del movimento giovanile Y’en a marre (ne abbiamo abbastanza), fermato dalla polizia durante le manifestazioni anti Wade a giugno 2011, ha affermato “Noi passiamo all’azione”, gli attivisti hanno aggiunto di essere pronti a “qualsiasi sacrificio”. È difficile prevedere come finirà. “La situazione non è paragonabile a quella del nordafrica”, precisa Gian Paolo Calchi Novati, ricercatore all’Ispi e professore di studi afro asiatici all’università di Pavia.
“In Senegal non c’è una dittatura che dura da decenni, c’è stata un’alternanza al potere. Lo stesso Wade è stato eletto dopo un lungo dominio del partito socialista”. La forzatura costituzionale è tuttavia innegabile, secondo il professore e nel Paese, anagraficamente molto giovane, c’è un generale senso di sfiducia verso un vecchio presidente. “La via d’uscita sarebbe probabilmente prendere tempo, e permettere ad altre candidature di emergere. Ma non so se il movimento di opposizione è così articolato da proporre questa soluzione. Il fatto stesso che si siano stretti intorno a Youssou N’dour, un candidato esterno alla politica denota l’assenza di una figura abbastanza forte da contrapporre a Wade”.
Molto preoccupato è Pierre Sané, ex segretario generale di Amnesty International membro del partito socialista senegalese che ha raccolto i suoi timori in un editoriale per il quotidiano Le Monde. Sané ricorda come i sospetti di brogli avessero già macchiato la rielezione di Wade nel 2007 e sottolinea come L’anziano presidente “non sia mai riuscito a diventare un vero statista” decidendo si consacrarsi al “potere eterno in spregio alla costituzione”. “Come può pensare di governare senza legittimazione costituzionale e popolare, di affrontare un Paese diviso, attanagliato dagli effetti della crisi mondiale e dal malcontento sociale, dalla sfida dei giovani e dei sindacati, dall’intensificazione della guerra in Casamance (al sud del Paese). Senza contare le lotte per la sua successione. E tutto questo a 90 anni? Patetico”. E pericoloso
- Lunedì 30 Gennaio 2012


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Commenti
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Il 31 Gennaio 2012 alle 18:54 froiatti ha scritto:
Alioune Tine è stato liberato, e il movimento M23 ha ottenuto l’autorizzazione a manifestare
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