
(Credits: Epa/Jamal Nasrallah)
UPDATE: Come previsto, il 4 febbraio Russia e Cina hanno messo il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che chiedeva le dimissioni del presidente siriano Bashar Al Assad. Gli Stati Uniti si sono detti “indignati”, e amarezza è stata dichiarata anche da Francia e Germania. Ecco quali sono gli interessi in gioco e perché Mosca e Pechino hanno preferito difendere il leader siriano.
Stallo al Palazzo di Vetro. Come previsto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CdS) non è ancora riuscito a trovare l’accordo su una nuova risoluzione mirata a intervenire sulla crisi siriana. Nel quintetto, composto da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia, sono gli ultimi due Paesi a mettersi di traverso. Soprattutto la Russia, che con la Siria ha un legame “speciale”.
Girano voci che il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, abbia declinato l’invito a incontrare il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, a causa della sua agenda fitta di impegni. Un gesto scortese, secondo alcuni. Una tattica diplomatica mirata, secondo altri. D’altronde la Clinton e Lavrov quello che si dovevano dire se lo sono già detti a mezzo stampa: America e Russia hanno posizioni diametralmente opposte sulla questione siriana. Insomma, l’eterno dualismo tra Washington e Mosca si ripropone, vivificato dalla drammatica situazione a Damasco.
Dopo 11 mesi di scontri e 5.400 morti (almeno secondo i dati dell’Onu, che però potrebbero essere addirittura più ottimistici di quelli reali), Hillary Clinton ieri ha ancora una volta ribadito un “messaggio chiaro” per Bashar al Assad: “Il regno del terrore (in Siria ndr)” deve finire, ha dichiarato il capo della Diplomazia a stelle e strisce.
E ha poi aggiunto: “La questione, per noi, è quanti civili innocenti devono ancora morire prima che questo Paese sia in grado di fare un passo in avanti”. In ogni caso, la Clinton ha anche messo a tacere le preoccupazioni che la Siria possa diventare una nuova Libia. Escludendo - di fatto - la possibilità di un intervento militare contro il regime di Damasco e facendo felice la Lega Araba, che è contraria a qualsiasi uso della forza.
Gran Bretagna e Francia si sono messe sulla scia statunitense, anche se Parigi ha mostrato una certa verve sarkozysta, e durante il meeting a Palazzo di Vetro ha chiaramente chiesto di porre fine allo “scandaloso silenzio” delle Nazioni Unite, che si dovrebbero “assumere le loro responsabilità di fronte a un popolo che soffre”. Un punto di vista diametralmente opposto rispetto a quello dell’ambasciatore siriano presso l’Onu, Bashar al Jafari, che ha dichiarato: “Sovranità, indipendenza e integrità territoriale sono la red line invalicabile” per quanto riguarda l’azione dell’Onu.
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E veniamo alla Russia, che mai come in questo momento ha deciso di gonfiare i muscoli all’interno del CdS, nonostante Vitaly Churkin, il suo rappresentante al Palazzo di Vetro, abbia dichiarato che “E’ possibile riuscire a trovare un accordo sulla Siria”. Ma Sergey Lavrov è stato lapidario: “Non credo che la politica russa abbia intenzione di chiedere alla gente di dimettersi”, ha detto il capo della Diplomazia a Mosca, e ha poi reiterato il sostegno del Cremlino ad Assad e alle sue truppe: “Sì, noi condanniamo vigorosamente l’uso della forza da parte del governo siriano contro i civili”, ha detto Lavrov, “Ma - ha poi aggiunto - condanniamo altrettanto vigorosamente le attività dei gruppi estremisti armati, che attaccano le posizioni del governo”.
Insomma, mondi lontanissimi rispetto alle parole della Clinton. La Russia ha al suo fianco la Cina. Anche Pechino ha infatti ribadito la propria contrarietà a forzare un cambio di regime in Siria, perché ciò “violerebbe lo Statuto delle Nazioni Unite e le norme basilari nella prassi delle relazioni internazionali”. Queste le parole dell’ambasciatore cinese all’Onu, Li Baodong. Lo stallo all’interno del Consiglio di Sicurezza è evidente e anche molto difficile da superare.
Ma perché la Russia, che nei confronti delle sorti del regime di Muammar Gheddafi aveva mostrato una sorta di “attiva” indifferenza, si scalda tanto sulla crisi siriana? Una risposta potrebbe essere quella dei legami commerciali tra Mosca e Damasco, fatti soprattutto di armi. Tante armi. Secondo Richard Galpin, che ha condotto una inchiesta per la Bbc, lo scorso 10 gennaio un cargo russo pieno di container è stato costretto a gettare l’ancora a sorpresa nel porto di Limassol, a Cipro.
Le motivazioni ufficiali - scrive Galpin - erano le pessime condizioni del mare. I funzionari portuali sono saliti sulla nave russa e hanno trovato un “carico pericoloso”. Secondo fonti del giornalista della Bbc, quel carico consisteva in tonnellate di munizioni destinate alle forze di sicurezza siriane, sulle quali pende l’accusa di aver commesso (e di commettere ancora) atrocità contro i civili, brutali uccisioni e torture di ogni genere.
Quella del cargo russo fermo a Limassol è solo “l’ultima consegna di armi e munizioni” fatta da Mosca a Damasco. Secondo alcune stime, il 10% del commercio globale di armi russe ha come destinatario la Siria, che con Mosca ha firmato contratti per circa 1 miliardo e mezzo di dollari, al fine di ottenere un approvvigionamento puntuale. Oltre alle munizioni, ultimamente la Russia è stata “prodiga” con la Siria di vari altri prodotti militari, da sistemi di difesa aerei ad armi anti-carro. Mosca ci tiene a ribadire che questo tipo di commercio non viola le sanzioni internazionali contro il regime di Assad, perché si tratta “semplicemente”, di onorare contratti già siglati.
Insomma, a pensar male si commette peccato, ma qualche volta ci si prende: non sarà che tutto l’attivismo di Mosca in sede al Consiglio dell’Onu sia in realtà motivato dalla necessità di non perdere un tesoretto miliardario, che sta alacremente rimpinguando le casse del Cremlino?
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e scrive di Giappone, Turchia, Russia e Caucaso per diverse riviste. Collabora con Radio3Mondo su RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
- Mercoledì 1 Febbraio 2012


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Commenti
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Il 6 Febbraio 2012 alle 12:50 - Vivi Capena ha scritto:
[...] di stato Usa Hillary Clinton ha bollato la votazione al Palazzo di Vetro sulla Siria, con il doppio veto russo e cinese che ha sancito l’incapacità del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di trovare [...]
Il 6 Febbraio 2012 alle 17:45 anna.one ha scritto:
@ Insomma, a pensar male si commette peccato, ma qualche volta ci si prende: non sarà che tutto l’attivismo di Mosca in sede al Consiglio dell’Onu sia in realtà motivato dalla necessità di non perdere un tesoretto miliardario, che sta alacremente rimpinguando le casse del Cremlino?
Ancora un’altra analisi che finisce con la solita semplicistica conclusione della vendita della armi cosi’ importante per la Russia come per gli USA (in orribile crisi economica heh, tanto che un’altra “analista” crede che “forse” sono in combutta con i pasdaran… ancora mi vien da ridere), ma non si fa cenno, purtroppo, alla piu’ importante ragione, forse l’unica, cioè delle ambizioni geopolitiche in questo caso di czar Putin.
Moscow non nasconde il suo forte desiderio di svolgere un ruolo maggiore politico in Medio Oriente e per avere una maggiore presenza navale nel Mar Mediterraneo. Stabilire una presenza navale nei porti strategici in tutto il mondo è più o meno un prerequisito per ogni aspirante superpotenza mondiale.
Moscow ha continuato a mantenere una presenza, seppur piccola, nella seconda più grande città portuale di Tartus in Syria. E dovrebbe essere noto che è interessata ad aumentarla con l’avere una base navale permanente, e non solo in Syria, ma in Libya e Yemen.
Se il governo Assad cade, il Kremlin perderà sicuramente un alleato, senza contare che c’è la possibilità che perda anche l’Iran.
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