- Tags: Afghanistan, analisi, guerre di pace, karzai, Leon-Panetta, Nato, Sarkozy, talebani
- Un commento
Ufficialmente la Nato cesserà le azioni di guerra in Afghanistan nel 2014 ma alcuni Paesi si preparano ad anticipare quella data e non si tratta certo di contingenti minori. ”Le date restano invariate, così come l’impegno”, recita un comunicato della Nato, ma è un fatto che Parigi abbia ufficializzato durante la visita di Hamid Karzai in Francia che il contingente transalpino (3.600 militari) si ridurrà a 3 mila effettivi quest’anno, passerà le consegne della sicurezza alle truppe afghane nella difficile provincia di Kapisa questa primavera e completerà il rimpatrio dei suoi militari nel 2013.
Anche gli Stati Uniti, che hanno concordato con Karzai di lasciare truppe nel Paese fino al 2024 puntano a ritirarle al più presto dalla prima linea. I 90 mila soldati americani in Afghanistan scenderanno a 67 mila entro l’estate e il Segretario della difesa, Leon Panetta, ha annunciato che entro metà 2013, al più tardi entro la seconda parte del prossimo anno, gli Stati Uniti intendono cessare le operazioni di combattimento in Afghanistan. ”Il nostro obiettivo è completare tutta la transizione entro il 2013”. Alla faccia degli accordi presi in ambito Nato, che domani discuterà anche di Afghanistan in un vertice dei ministri della Difesa, Sarkozy e Panetta hanno anticipato di un anno il disimpegno bellico costringendo il segretario generale vdella Nato, Anders Fogh Rasmussen, a confermare oggi la fine delle azioni di combattimento delle forze alleate nel 2013 come se non fosse nulla di nuovo.
Certo viene confermato il ruolo occidentale nell’addestramento delle forze afghane ma anche questo rischia di venire messo in discussione dai continui attacchi di militari afghani ai loro istruttori. Dopo la strage dei francesi a Kapisa (4 morti e 15 feriti) ieri un altro soldato alleato (probabilmente statunitense o britannico) è stato ucciso da un “collega” afghano nel distretto di Marjah, provincia di Helmand. Sono almeno una sessantina i militari occidentali uccisi in questo modo in Afghanistan.
Alla fuga da Kabul che sembra prospettarsi l’anno prossimo non è forse estraneo il rapporto del comando alleato in Afghanistan reso noto da Bbc e Times nel quale 4 mila prigionieri talebani e di Al Qaeda confermano il pesante ruolo del Pakistan non solo nel sostegno agli insorti quanto inn realtà nel totale controllo esercitato da Islamabad sulla shura di Quetta del mullah Omar e sul network Haqqani. Gli stessi leader talebami sarebbero sotto stretto controllo degli agenti pakistani, le loro residenze si trovano in diverse città ma sempre a pochi passi dalla locale sede dell’Inter Service Intelligence (i servizi segreti militari pakistani). Un film già visto a dire il vero con Osama Bin Laden per anni ospitato in Pakistan in una casa a pochi metri dai comandi militari di Abottabad
Secondo il rapporto, intitolato Lo stato dei talebani gli insorti afghani, con l’aiuto del Pakistan, sono pronti a riprendere il controllo del Paese dopo il ritiro delle truppe alleate. Il governo pakistano ha respinto con fermezza le accuse contenute nel rapporto, definendole “futili” e “non meritevoli di commento” ma da oltre due mesi impedisce ai convogli della Nato di rifornire i contingenti in Afghanistan attraverso il territorio pakistano. Anche il portavoce dell‘Isaf, il tenente colonnello Jimmie Cummings, ha cercato di gettare acqua sul fuoco affermando che il documento “non può’ essere in alcun modo inteso come un’analisi”.
A Bruxelles la portavoce della Nato Oana Lungescu ha escluso che i talebani torneranno a vincere in Afghanistan dopo il ritiro della missione Nato a fine 2014 perché ”hanno subito una sconfitta tremenda”. In termini militari è ovvio che i talebani puntino a lanciare un pesante contrattacco dopo il ritiro degli alleati ma questo non è solo il frutto del pesante ruolo pakistano ma anche il risultato della sciagurata linea adottata da Stati Uniti e Nato che nel 2010 hanno annunciato la data del ritiro da un conflitto che non avevano vinto. Oggi i militari alleati in Afghanistan combattono e muoiono non per la vittoria ma per ritirarsi.
Un ritiro che sembra essere al centro dei colloqui che i talebani hanno accettato di aprire con Washington, ma non con il governo afghano. Karzai, in difficoltà col Pakistan e in rotta con l’Amministrazione Obama ha forse trovato nell’India un alleato che possa difendere l’attuale stato afghano dopo il ritiro della Nato. Durante la sua visita a Nuova Delhi il presidente afghano ha ricevuto assicurazioni che consiglieri militari indiani rimpiazzeranno quelli della Nato. Dopo il Kashmir sarà l’Afghanistan il prossimo campo di battaglia nella guerra indo-pakistana?
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Gianandrea Gaiani ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane.. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Giovedì 2 Febbraio 2012


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Commenti
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Il 2 Febbraio 2012 alle 17:41 anna.one ha scritto:
Ma…ma per caso anche Sarkozy è in re-elezione campaign? s/
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