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Egitto: massacro allo stadio di Porto Said. 74 morti e decine di feriti

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  • Tags: Egitto, facinorosi, hosni-mubarak, Hussein Tantawi, massacro, Militari, Porto Said, stadio, tifo, violenze, world news
  • 3 commenti
(Credits: AP Photo)

(Credits: AP Photo)

Anna Mazzone

74 morti e decine di feriti. E’ il drammatico bilancio del massacro che si è consumato ieri allo stadio di Porto Said, in Egitto. Questa volta non c’entra il regime. Le violenze sono esplose al termine di una partita di calcio, quando alcuni tifosi hanno invaso il campo. Polemiche sull’intervento delle forze di sicurezza.

La trama è quella che siamo tristemente abituati a vedere anche in Occidente. Un campo di calcio, una partita “calda” e tifosi facinorosi. Le violenze esplodono al fischio finale dell’arbitro. La partita, che si gioca nello stadio di Porto Said, è tra la squadra di casa, al Masry, e i rivali del Cairo, al Ahly. Vince la prima (a sorpresa) per 3-1. Ed è caos. Decine di tifosi invadono il campo per festeggiare, altri li attaccano. Si scatena l’inferno.

Le forze di sicurezza reagiscono in maniera inefficace. Secondo testimoni oculari sentiti dal quotidiano al Masry al Youm, gli agenti presenti allo stadio sono rimasti fermi durante gli scontri, come se non ci fossero. In molti puntano il dito contro di loro, ma nel bilancio dei morti si contano anche dei poliziotti. Subito dopo la partita, le strade di Porto Said sono state letteralmente occupate dai militari, per garantire la sicurezza della città e impedire che gli scontri si trasferissero dallo stadio all’esterno.

(Credits: AP Photo/Ahmed Hassan)
(Credits: AP Photo)
(Credits: Epa/Ahmed Khaled)
(Credits: AP Photo/Ahmed Hassan)
(Credits: AP Photo)


Ma in molti, tra politici e commentatori, sottolineano la strana relazione tra le violenze allo stadio e quello che sta succedendo nel neo Parlamento egiziano, dove i deputati stanno da giorni cercando di mettere fine allo stato di emergenza dichiarato dai vertici militari del Paese. Stato di emergenza che, recentemente, il maresciallo Hussein Tantawi, ha detto che resterà in piedi per tutti i reati legati alla “criminalità”.

Tantawi ha poi aggiunto che i militari useranno il pugno di ferro contro i facinorosi e si è detto convinto che quello di ieri allo stadio non è stato solo uno scontro tra tifoserie concorrenti, ma una vera e propria “guerra pianificata“. Intanto, sono già stati disposti tre giorni di lutto nazionale per le vittime dello stadio. Il più elevato numero di morti dalla fine dell’epoca di Hosni Mubarak.

—

Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e scrive di Giappone, Turchia, Russia e Caucaso per diverse riviste. Collabora con Radio3Mondo su RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale

  • anna.mazzone
  • Giovedì 2 Febbraio 2012

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Il 2 Febbraio 2012 alle 13:45 Ma chi sono, davvero, gli ultras egiziani? – IL RITRATTO | Vivi Fiano Romano ha scritto:

[...] l’Ahly, il club più importante dell’Egitto, e il Masry di Port Said si è trasformata in un massacro in cui sono morte 74 persone. Gli scontri sono avvenuti poco dopo il fischio finale della partita, quando diversi ultras del [...]

Il 2 Febbraio 2012 alle 13:55 - Vivi Capena ha scritto:

[...] l’Ahly, il club più importante dell’Egitto, e il Masry di Port Said si è trasformata in un massacro in cui sono morte 74 persone. Gli scontri sono avvenuti poco dopo il fischio finale della partita, quando diversi ultras del [...]

Il 2 Febbraio 2012 alle 19:24 anna.one ha scritto:

Hooligans on steroidi? Si, certo! s/

La parziale abolizione della legge d’emergenza è stata messa in vigore dal 25 gennaio. Rimane valida per i “thugs” o delinquenti.
Questo attacco orchestrato arriva un giorno dopo il ministro degli interni non è riuscito a convincere il parlamento che la legge di emergenza deve essere reintegrata al fine di mantenere la stabilità in Egitto… e, durante il massacro la polizia stette a guardare. Tirare alcune conclusioni sembrerebbe sia facile, no?
Un momentito..bisognerebbe, imo, anche considerare come operano i fratelloni del MB che dal 1952 iniziarono la loro “incursione” nella politica egiziana.Lentamente e constantemente (sono molto pazienti, loro) il MB è riuscito ad essere ben rappresentato tra i junior ufficiali e in su’, dove molti identificano la missione dell’esercito con la causa dell’Islam.
I Copti militari, protestano per la pressione continua a convertirsi all’Islam e, il coinvolgimento dei militari in attività anti Coptic, è un segno di islamicizzazione.

La relazione tra i militari e il MB è di lunga durata, infatti dal 1930 quando con Nasser (le camicie verdi) iniziarono a cooperare.
Chissà, “forse” il tutto è organizzato da loro stessi visto che accusano le forze pro-Mubarak di aver deliberatamente organizzato le violenze.
Per loro [i fratelli musulmani] dopo decenni, la realizzazione del goal (no pun, gioco di parole, intended :)) è finalmente a portata di mano, e non solo in Egytto ma in Tunisia, Algeria, Morocco, Mauritania, Libya: “Gli islamici insegneranno alla comunità internazionale come governare il mondo” (Al-Qaradawi, MB leader).

E pensare che qualcuno, Obama e Hillary, credono siano moderati e giusti per gli egiziani e li incoraggiano; queste policies si rivolteranno contro gli US come quelle adottate con Nasser che, per essere onesti, almeno avevano come sfondo la Guerra Fredda contro i sovietici.

Alla fine bisogna sempre chiedersi ..cui prodest?

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