- Tags: analisi, Generazione Tel Aviv, Iran, Iran atomica, Israele, Mossad, Osiraq
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“L’Iran possiede materiale radioattivo sufficiente a produrre quattro bombe atomiche“. A denunciarlo è il generale Avi Kochavi, capo dell’intelligence israeliana, che giovedì ha parlato a una conferenza sulla sicurezza a Herzliya, a pochi chilometri da Tel Aviv. Lo stesso giorno il vice premier Moshe Yaalon ha ricordato che il suo governo sta prendendo assai sul serio l’ipotesi di bombardare l’Iran: “E’ possibile colpire tutti gli impianti nucleari,” ha detto Yaalon.
Nelle ultime settimane, l’atomica iraniana è oggetto di molte dichiarazioni pubblici dai parti dei vertici di Gerusalemme, esponenti del governo, delle forze armate e dei servizi segreti, che stanno mandando tutti lo stesso messaggio: attenzione, la repubblica degli ayatollah sta costruendo un arsenale nucleare e noi siamo pronti a fermarla con la forza.
Il che spinge la comunità internazionale, e noi osservatori, a farci due domande: che cosa bisogna fare nel caso di un attacco israeliano contro Teheran, che rischia di innescare una nuova guerra in Medio Oriente? Ma anche: come mai il governo di Gerusalemme e il Mossad sono così “chiacchieroni” sulla questione? Infatti, il senso comune suggerirebbe che, se davvero Israele avesse intenzione di bombardare l’Iran, sarebbe suo interesse mantenere un profilo basso, per avere dalla sua l’effetto sorpresa.
Qualcuno cita come precedente il raid contro l’atomica irachena del nel 1981, quando i caccia di Israele bombardarono la centrale di Osiraq, in Iraq, dove Saddam aveva il suo programma nucleare. L’operazione fu un successo indiscusso per gli israeliani, che distrussero tutto in meno di due minuti, senza riportare perdite… E giocando, in una certa misura, sul fattore sorpresa.
Dunque perché i leader israeliani stanno parlando così tanto di bombardare l’Iran? Se l’è domandato, recentemente, Ronen Bergman, giornalista investigativo israeliano, analista militare per il quotidiano Yediot Ahronot. Bergman non esclude che Israele sia realmente intenzionata ad attaccare Teheran (anzi, forse potrebbe farlo entro il 2012). Però sostiene che le numerose dichiarazioni pubbliche da parte dei politici e dei vertici militari e dell’intelligence non sono dirette agli iraniani, e tanto meno agli israeliani… Bensì agli europei.
“La maggior parte delle dichiarazioni israeliane non sono pensate per le orecchie israeliane”, dichiara Bergman in un’intervista al sito di informazione americano Yahoo News. Per spiegare le intenzioni del governo di Gerusalemme, l’analista militare cita una frase fatta che si usa spesso in ebraico “tienimi, che sennò lo pesto”, che poi significa: quando qualcuno flette i muscoli, spesso non è tanto per spaventare un potenziale avversario quanto piuttosto mandare un messaggio a un alleato.
“E’ il ragionamento del ministro della Difesa Ehud Barak quando alza la voce sull’Iran”, spiega Bergman. “Sta cercando di dire all’Europa ‘trattienimi, o altrimenti Israele prenderà l’iniziativa, sai, noi israeliani siamo un po’ pazzerelli…’ Il problema con questo genere di dichiarazioni è che sono una specie di boomerang con l’opinione pubblica e sta fomentando la paura nella popolazione”.
Perché il day after di un attacco all’Iran non sarebbe affatto una situazione facile da gestire: nella migliore delle ipotesi, gli ayatollah scatenerebbero i loro alleati libanesi Hezbollah, che sono in grado di bombardare tutto il Nord di Israele. Ma c’è anche chi teme che la violenza potrebbe estendersi in una discreta fetta della regione mediorientale, già infuocata dalle rivoluzioni di questi mesi. Uno scenario che preoccupa la comunità internazionale, e anche gli israeliani: “Non sono sicuro che la popolazione sia pronta alla guerra“, conclude Bergman.
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Anna Momigliano è una caporedattrice di Studio, bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher, giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock ‘n roll Potete seguirla su Twitter: @annamomi
- Giovedì 2 Febbraio 2012


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Commenti
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Il 2 Febbraio 2012 alle 20:55 anna.one ha scritto:
Oppure le vere ragioni sono queste:
http://www.irantracker.org/sit.....meline.pdf
@ Perchè il day after [...]
Day after heh? :)
Il 2 Febbraio 2012 alle 20:58 anna.one ha scritto:
oh, dimenticavo, ma c’è qualcuno che si fida di questi loonies…pazzi fanatici?
http://www.mehrnews.com/fa/new.....ID=1523104
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