
Un cacciabombardiere F-35. Li compreremo anche se Obama cancella le commesse ialle aziende taliane? (Credits: Lockheed Martin)
Buy american, compra americano, è uno degli slogan più utilizzati dal presidente Barack Obama per fronteggiare la crisi incoraggiando a comprare prodotti statunitensi. Roba che dovrebbe far ridere nell’epoca dei “mercati globali” ma lo slogan è utilizzato anche in Francia da Nicolas Sarkozy mentre in Italia la sua piena applicazione venne attuata durante gli anni ‘30 dal Duce, che la chiamava Autarchia, ma si trattò di una scelta obbligata a causa delle sanzioni economiche internazionali per l’invasione dell’Abissinia. Il populismo oggi certo non difetta dall’altra parte dell’Atlantico dove però il “buy american” obamiano si è tradotto in una raffica di tagli a contratti militari con aziende europee e soprattutto italiane.
La scelta più clamorosa, in termini di valore del contratto, Obama l’ha fatta esattamente un anno fa ai franco-tedeschi di Eads che avevano vinto la competizione per il nuovo rifornitore dell’aeronautica con un velivolo Airbus. Gara annullata e poi rifatta su misura per Boeing che ha incassato un contratto da 35 miliardi di dollari destinato a crescere nei prossimi anni. I colpi più potenti e subdoli Obama li ha però tirati a noi italiani che invece con Bush eravamo stati ampiamente ripagati con prestigiosi e ricchi contratti per l’impegno militare in Iraq e Afghanistan.
Appena eletto, Obama cancellò il programma per i nuovi elicotteri presidenziali vinto dall’AW -101 di Agusta Westland (Finmeccanica). Si trattava di 23 velivoli con ilo top della tecnologia, un contratto da 6,5 miliardi di dollari destinati a raddoppiare stoppato quando sette elicotteri erano già stati costruiti. Siccome non c’erano concorrenti statunitensi competitivi con il velivolo italiano Obama disse che i vecchi elicotteri in servizio da 30 anni andavano ancora benissimo. Ma il “buy american” è tornato prepotentemente alla ribalta con l’esclusione dello stesso elicottero AW-101 dalla gara per i nuovi velivoli da soccorso ai piloti abbattuti, valore 15 miliardi di dollari mentre pochi giorni fa il Pentagono ha fatto sapere che rinuncerà ai 38 cargo tattici C-27J costruiti da Alenia Aermacchi per le forze aeree statunitensi che pare abbiano improvvisamente capito che il lavoro di questi aerei esportati in tutto il mondo può essere egregiamente svolto dai C-130J di Lockheed Martin.
Al danno si aggiunge poi la beffa dei 13 esemplari già in servizio che verranno svenduti sul mercato ostacolando così l’export dell’azienda italiana. L’aspetto più ridicolo è che a questa serie di iniziative l’Italia non ha mai risposto come invece potrebbe e, per decoro nazionale, dovrebbe. Perchè non usare lo stesso slogan di Obama dicendogli “buy italian” quando l’8 febbraio la commissione Difesa del Senato discuterà dell’acquisto dell’F-35, un programma da oltre 16 miliardi di euro più i 2 già spesi. C’è qualcuno al governo e alla Difesa che sia capace di dire a Washington che il loro aereo ce lo compriamo solo se loro si comprano i nostri?
In fondo i vecchi jet dell’Aeronautica, Tornado e AMX possono essere sostituiti anche con una versione da attacco del Typhoon già in servizio come caccia e prodotto da un consorzio europeo Eurofighter di cui facciamo parte. Più difficoltà avrebbe la Marina a rimpiazzare gli Harrier sulla portaerei Cavour perché l’F-35B sarà l’unico aereo a decollo corto e atterraggio verticale in produzione. Ma il problema potrebbe essere risolto acquistando solo una ventina di velivoli americani o prendendoli in leasing dai Marines come abbiamo fatto con Tornado Adv ed F-16 che l’Aeronautica si fece prestare da britannici e statunitensi.
Al di là delle scelte richieste dai militari, che vogliono l’F-35, in ballo ci sono gli interessi nazionali. Se Obama vuole che compriamo i costosissimi (in realtà non sappiamo ancora quanto!) cacciabombardieri di Lockheed Martin, le cui ricadute industriali dovrebbero essere molto ampie in teoria ma per ora riguardano poche centinaia di milioni di euro, gli Stati Uniti si impegnino ad acquistare il nostro addestratore avanzato M-346 Master, prodotto da Alenia Aermacchi in lizza in una gara ormai imminente. Tra l’altro farebbero un ottimo affare, è il migliore sul mercato.
Obama invece sembra puntare ad affamare l’industria europea, già colpita dai tagli ai budget dei Paesi della Nato, per costringerla a diventare sub-fornitrice di quella statunitense e togliere così di mezzo scomodi concorrenti. Eppure come Bush anche Obama avrebbe molti motivi per essere grato agli italiani. Basti pensare che l’anno scorso, obbedendo alle pressioni della Casa Bianca e contro i nostri interessi nazionali, abbiano fatto la guerra alla Libia, nostro primo fornitore di petrolio e gas e oggi, sempre contro i nostri interessi, aderiamo entusiastucamente all’embargo petrolifero all’Iran. In cambio l’ingrata Washington, dopo aver cancellato i contratti col made in Italy rifiuta ora anche di fornirci le tecnologie necessarie per armare i velivoli teleguidati Predator e Reaper che l’Italia ha acquistato negli States.
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Gianandrea Gaiani ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane.. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Lunedì 6 Febbraio 2012

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Commenti
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Il 6 Febbraio 2012 alle 12:16 sgarikka68 ha scritto:
OCCHIO PER OCCHIO DENTE PER DENTE? NO MI SA DI INFANTILE
BISOGNA STARE ATTENTI AI PROSSIMI CONTRATTI APPLICANDO PENALI SCORAGGIANTI IN CASO DI DISDETTE E D’ORA IN AVANTI SAPERE CHE ANCHE I PAESI CONSIDERATI AFFIDABILI IN CASO DI CRISI COME L’AMERICA CHE SI TROVA MANTENUTA DAI CINESE E DAGLI ARABI DIVENTANO NAZIONALISTI
Il 6 Febbraio 2012 alle 15:25 indigesto ha scritto:
“Perchè non usare lo stesso slogan di Obama dicendogli “buy italian..”. Per carità! Ci farebbero fallire in una settimana, nonostante il remunerato servilismo, soprattutto culturale, degli “americani” di casa nostra. Non li vede in Tv, egregio Direttore, quando si pavoneggiano biascicando miseramente qualche parola di “americanese”? E poi..ricordiamoci che hanno vinto la guerra; quella che noi nemmeno sappiamo ammettere di aver perso.
Il 6 Febbraio 2012 alle 17:15 cantastorione ha scritto:
..–chissà se i nostri amici “carissimi” sul tipo Veltroni, Rutelli, Franceschini, Fassino, Bersanov..saranno ancora “innamorati ” di Obama……
Il 6 Febbraio 2012 alle 19:49 anna.one ha scritto:
Il Dipartimento della Difesa ha assegnato un contratto di 1 miliardo di dollari ad un produttore di aeromobili , il brasiliano Embraer, che produce la A-29 Super Tucano.
Al concorrente americano, il Kansas-based Hawker Beechcraft, che protesto’, Obummer dice picche!
Il motivo per l’invio dei lavori aerospaziali in Brazil, molti dicono sia la storia d’amore incrollabile di Zero con il globalismo…davvero? Io preferisco la tesi di Gingrich: “Obama vive in una fantasyland kenyan-anti-colonial. Le sue percezioni sul mondo sono “factually insane” e fanno senso solo quando si capisce che ha un’attitudine kenyan-anti-colonial”.
Dopo quest’ultima notizia riguardo l’Italia chi gli puo’ dar torto!
Il 24 Febbraio 2012 alle 20:16 I primi cento giorni ha scritto:
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