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Protesta contro il regime siriano di fronte all'ambasciata di Damasco a Gerusalemme (Ansa/EPA/Abir Sultan)
“Una farsa”. Così il segretario di stato Usa Hillary Clinton ha bollato la votazione al Palazzo di Vetro sulla Siria, con il doppio veto russo e cinese che ha sancito l’incapacità del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di trovare un’intesa su un testo di condanna del regime siriano. Una licenza “di uccidere nella più totale impunità” secondo i principali gruppi d’opposizione raggruppati nel Consiglio nazionale siriano (Cns).
Ma la Cina non ci sta e “non accetta le accuse” degli Stati Uniti.
Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Liu Weimin, ha fatto sapere: “Noi non proteggiamo nessuno. La Cina non ha interessi personali riguardo alla situazione siriana” ma vuole solo “giustizia”.
La posizione cinese è stata espressa anche stamattina dalla stampa ufficiale di Pechino. Sia il China Daily ma soprattutto il Quotidiano del Popolo in editoriali ha difeso la scelta di Pechino sottolineando come le campagne occidentali in Libia, Afghanistan e Iraq abbiano mostrato gli errori dei cambiamenti forzati di regime.
Intanto, a pochi giorni dall’ultima strage, un nuovo bombardamento di Homs da parte delle forze lealiste ha causato almeno cinquanta morti, per lo più civili: lo ha denunciato Catherine al-Talli, una portavoce dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell’opposizione in esilio con sede in Gran Bretagna. “Il regime agisce come se fosse immune da un intervento internazionale“, ha osservato Talli, “e ha mano libera nel servirsi della violenza contro il popolo”.
Per Hillary Clinton “dovendo fare i conti con un Consiglio di Sicurezza ’senza attributi’ dobbiamo rafforzare i nostri sforzi all’esterno delle Nazioni Unite con quegli alleati e partner che sostengono il diritto del popolo siriano ad avere un futuro migliore. Dobbiamo aumentare la pressione diplomatica sul regime di Assad e convincere le persone che lo circondano che (il presidente) deve andarsene”.
Anche la Lega Araba, che ha appena sospeso una missione di osservatori in Siria, è indignata: pur se con toni meno perentori, assicura che l’organizzazione panaraba continuerà a lavorare con il regime e con l’opposizione siriane per trovare “una soluzione politica” alle sanguinose repressioni della rivolta in atto da undici mesi contro il regime di Bashar al-Assad.
Facendo eco agli States, che hanno annunciato la loro intenzione di rafforzare le sanzioni contro Damasco per bloccare finanziamenti e vendite d’armi al presidente Bashar al Assad, chiedendo ai partner occidentali di fare altrettanto, a nome dell’Unione Euopea ha parlato il ministro degli Esteri francese Alain Juppè: “L’Europa rafforzerà le sanzioni, aumenteremo la pressione internazionale in modo che il regime dovrà constatare che è isolato e non può più andare avanti”.
- Lunedì 6 Febbraio 2012

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