
Scritte sui muri in inglese ("Vai via ti prego") e in arabo ("Abbasso Bashar") a Douma, vicino Damasco (LaPresse)
Sono ripresi gli intensi bombardamenti su Homs, terza città siriana ed epicentro della rivolta contro il presidente Bashar al-Assad: lo riferiscono attivisti e residenti locali secondo i quali, nella sola giornata di ieri, l’offensiva è costata la vita ad almeno 95 civili.
Intanto oggi a Damasco arriva l’emissario di Mosca, il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, per cercare una mediazione che avvii il processo di riforme.
“Il bombardamento è ancora concentrato su Bab Amro; anche un medico ha tentato di arrivare in zona stamane, ma da quel che ho capito è rimasto ferito”, ha raccontato Mohammad al-Hassan, un attivista locale, contattato tramite telefono satellitare. “Non c’è elettricità e tutte le vie di comunicazione con le zone limitrofe sono state tagliate”.
È stato colpito anche un ospedale da campo (qui un video dai contenuti molto forti) allestito dagli abitanti di Bab Amro, martoriato quartiere sud-occidentale di Homs da mesi rifugio dei civili in rivolta e dei disertori dell’Esercito libero siriano (Els) e da giorni sotto il fuoco dell’artiglieria governativa.
Un inviato della Bbc e altri tra giornalisti e fotoreporter europei hanno confermato le testimonianze degli abitanti e le immagini trasmesse dai video amatoriali pubblicati su Internet, riferendo di un bombardamento indiscriminato da con mortai e proiettili di tank.
La pesante offensiva arriva mentre l’occidente aumenta il pressing diplomatico, dopo la sconfitta subita sabato scorso in Consiglio di Sicurezza per il doppio veto russo e cinese, con lo stop alla risoluzione sostenuta anche dagli arabi che invocava la transizione del potere a Damasco.
Un tradimento quello russo e cinese, secondo il premio Nobel per la Pace 2011, l’attivista yemenita Tawakkol Karman in visita a Roma: “Hanno tradito i valori della nostra rivoluzione, attuando una copertura politica ai massacri di Assad”.
Gli Usa hanno chiuso la loro ambasciata a Damasco, Belgio e Gran Bretagna hanno richiamato gli ambasciatori per consultazioni e Londra ha aggiunto che cercherà di far adottare nuove sanzioni dall’Unione Europea.
Il presidente Usa Barack Obama ieri ha però sostenuto che “è molto importante cercare di risolvere” la crisi in Siria “senza il ricorso a un intervento militare”. “Credo che questo sia possibile”, ha affermato nel corso di un’intervista all’emittente Nbc, vaticinando: “Mi sembra che il regime di Assad senta che la morsa si stringe. Il punto non è se ma quando il regime cadrà”.
Il titolare della Casa Bianca ha indicato come via maestra quella delle sanzioni contro il regime e della pressione sul presidente Bashar al-Assad per fargli compiere un passo indietro e favorire la creazione di un governo transitorio.
Intanto la Russia, che è tornata a difendere il suo veto e continua sulla sua strada, invia oggi a Damasco il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, perché Mosca - fa sapere il Cremlino - cerca “una stabilizzazione della situazione in Siria sulla base dell’applicazione, il più rapida possibile, delle riforme democratiche di cui è ormai arrivato il momento”.
- Martedì 7 Febbraio 2012

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