I piani sono pronti da tempo presso il Central Command, il quartier generale statunitense che ha competenza sui Asia centrale e Medio Oriente, e vengono continuamente aggiornati. Un lavoro normale per i militari che devono pianificare ogni possibile impiego delle forze statunitensi e tenersi pronti ad agire in tempi rapidissimi. Questa volta, però, l’ipotesi di un intervento militare internazionale in Siria assume maggiore concretezza dopo che la Cnn ha rivelato come il Pentagono stia mettendo a punto i dettagli per attaccare il regime di Bashar Al Assad. Per ora viene definita “una valutazione delle risorse militari disponibili“, una fase esplorativa avviata secondo due funzionari del Pentagono per valutare gli assetti militari, il tipo di missione da compiersi e i rischi a cui gli Stati Uniti andrebbero incontro.
Al centro di questo processo di pianificazione c’è il generale James Mattis, l’uomo di vertice del Central Command, che ha già competenze dirette sulla crisi iraniana e sul conflitto afghano. In linea teorica, il categorico no dell’Unione Europea (fonti di Bruxelles sottolineano che “la Siria non è la Libia“) potrebbe preludere a uno scontro tra Washington e gli alleati europei ma è più probabile che un’azione militare venga avvallata, senza coinvolgere Bruxelles, dalla Lega Araba e da Ankara e condotta da una coalition of the willing, almeno nella fase in iniziale. Dopo la quale il comando potrebbe passare alla Nato che dispone di comandi operativi in Turchia e secondo un copione già testato in Libia, condurrebbe non un’azione di guerra ma “operazioni a difesa dei civili”.
Si tratta solo di ipotesi ma Turchia e Qatar sono in prima linea nel chiedere un intervento militare contro il regime di Al Assad e le truppe turche hanno già da tempo fatto sapere di essere pronte a costituire “corridoi umanitari” per proteggere i civili siriani dalle repressioni del regime. Anche la rapidità con la quale si chiudono le ambasciate e si cerca di evacuare i cittadini stranieri da Damasco sembra indicare la possibilità di prossimi attacchi militari per i quali gli Stati Uniti potrebbero rapidamente mettere in campo una o due portaerei con le quali affiancare le basi nel Golfo, quelle turche e quelle delle forze aeree britanniche a Cipro. Washington inoltre schiera truppe anche in Giordania.
Un attacco al regime di Damasco verrebbe sostenuto in Europa anche da francesi e britannici (che secondo fonti israeliane già schierano consiglieri militari nei campi d’addestramento dell’esercito siriano ribelle in Turchia) ma anche l’Italia potrebbe aderire a un’eventuale coalizione. Di certo se ne parlerà domani alla Casa Bianca in occasione della visita del premier Mario Monti. Sul piano operativo verrebbe applicato il classico schema già visto in Iraq, Serbia e Libia. Un pesante attacco aereo e missilistico iniziale eso a scardinare il sistema di difesa aerea e di comando e controllo siriano al quale farebbe seguito l’infiltrazione in Siria di truppe e forze speciali destinati ad affiancare i ribelli con il sostegno aereo degli alleati.
Benché Washington schieri nel Mediterraneo una forza d’intervento rapido di circa 2 mila marines, un coinvolgimento in operazioni di terra di ingenti truppe statunitensi o europee dovrebbe essere da escludere. Come in Libia sul terreno potrebbero bastare piccoli gruppi di forze d’élite affiancati da soldati turchi e arabi in grado di aiutare sul campo di battaglia l’esercito ribelle. A differenza di Gheddafi, Bashar Al Assad dispone però di forze ben più potenti la cui tenuta in caso di conflitto aperto non è valutabile.
Il 5 febbraio il generale Mustafa al-Sheickh, l’ufficiale siriano più alto in grado a disertare, aveva rivelato che l’esercito di Al Assad non riuscirà a resistere “oltre la fine del mese” alle pressioni dell’opposizione. “Le forze armate collasseranno nel mese in corso perché i ranghi sono ridotti al 65 per cento così come le dotazioni per la mancanza di parti di ricambio”. In particolare “la capacità di combattimento” delle truppe di Assad è “al 40 per cento per quanto riguarda i mezzi e al 32 per cento per quanto riguarda il personale. In queste condizioni l’esercito non durerà più di un mese. Alcuni elementi hanno contattato il Libero Esercito Siriano chiedendo aiuto per disertare”.
Valutazioni da prendere con le molle, simili a quelle che vennero formulate sull’esercito di Gheddafi, dato più volte spacciato ma che resistette sette mesi ai raid della Nato. Non è facile neppure comprendere come si comporterà Mosca di fronte a un attacco internazionale alla Siria. Resterà militarmente al fianco di Bashar Al Assad portando alle stelle la tensione con l’Occidente e il mondo arabo o abbandonerà il suo migliore alleato e cliente al suo destino?
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Gianandrea Gaiani ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
- Mercoledì 8 Febbraio 2012


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Commenti
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Il 8 Febbraio 2012 alle 23:40 anna.one ha scritto:
http://www.navy.mil/search/dis.....y_id=65202
Prossima Syria o..Iran?
Ho sentito che partecipano anche gli italiani alle manovre. :)
Il 8 Febbraio 2012 alle 23:43 anna.one ha scritto:
http://www.marines.mil/unit/2n.....r2012.aspx
:)
Il 9 Febbraio 2012 alle 2:17 jimmie01 ha scritto:
Gaiani, sono sicuro che non sei stato tu, ma qualcuno che ha trascritto il tuo articolo al momento della pubblicazione. Ricorda al tuo collaboratore la differenza tra ” avvallare ” e ” avallare “. Saluti.
Il 14 Febbraio 2012 alle 13:42 Brigate islamiche e occidentali in Siria per combattere Assad - Esteri | Allnewz.it ha scritto:
[...] e le forze governative. Un eventuale attacco internazionale come quello che sta pianificando il Central Command statunitense amplierebbe solo le dimensioni del confronto bellico ma non ne muterebbe la natura già ora [...]
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